Social: In rete non c’è posto per tutti

click here By on 23 dicembre 2013
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dissertation writing assistance where to start GRETA SCLAUNICH Crescono (quasi) tutti. E, tranne poche eccezioni, a doppia cifra. Il 2013, stando alla lista stilata da Morgan Stanley con i dati delle aziende integrati da rilevazioni comScore relative ad ottobre, ha regalato percentuali di aumento interessanti a molti dei social leader a livello mondiale. Ma ancora più interessanti sono le percentuali di chi, invece, scende: vere e proprie emorragie di utenti che arrivano fino al -100%. Per i social, insomma, quella sul web è una guerra da combattere senza dare nessun numero per scontato. Conta gli utenti Facebook, con 1,16 miliardi di utenti attivi mensili (+33 per cento in un anno), sembra inarrivabile. Pure il cinese Tencent QQ (623 milioni di utenti) si avvicina alla vetta. Eppure la vera rivelazione dell’anno è Twitter: non solo è entrato in Borsa, ma ha anche visto gli iscritti aumentare del 45% portando il totale a 232 milioni di utenti unici mensili. Le sfide, per loro, sono molto diverse. Facebook, che ormai sui numeri può stare tranquillo (e pure sulle trimestrali, finora sempre buone), non si è lasciato cogliere impreparato nemmeno sul tema del mobile. Ora deve sviluppare meglio gli strumenti a disposizione, dal servizio di messaggistica istantanea al restyling dell’algoritmo che regola il newsfeed, e magari provare a riconquistare i giovani (che iniziano a snobbarlo). Tencent QQ, invece, dovrebbe riuscire ad incrementare la crescita, che quest’anno è stata solo del 5%: potrebbe riuscirci uscendo dai confini dell’Asia, dove ora è leader, per conquistare altre fette di mercato. Per Twitter, invece, il nodo cruciale saranno i profitti e, di riflesso, l’andamento del titolo aWall Street. E Google+? Incrementare (ancora) gli utenti attivi mensili: ora sono circa 300 milioni. Le sfide Mobile, numeri da incrementare e servizi da migliorare (o inaugurare) sono anche le grandi sfide che devono affrontare gli altri social impostisi sul panorama globale. Instagram, il social fotografico, è nato su mobile ed ha già raggiunto i 150 milioni di utenti: con il suo nuovo servizio di messaggistica privata è pronto a dar battaglia ai big del settore come WhatsApp e WeChat (punta di diamante della corazzata TenCent). LinkedIn, invece (198 milioni di utenti attivi mensili), quest’anno ha festeggiato i suoi primi dieci anni: la svolta è già in atto e il social dedicato al lavoro vuole creare un intero «ecosistema» che lo trasformi da piattaforma per la ricerca di un impiego a insieme di servizi dedicati al business. Poi c’è la schiera dei social che sono sì leader, ma solo in determinate aree geografiche. VKontakte è stato spesso definito il «Facebook russo», ma nei paesi dell’ex Urss c’è pure Odnoklassniki, piattaforma per la ricerca di ex compagni di scuola. In Asia ci sono Renren, il «Facebook cinese» e Sina Weibo, il «Twitter cinese». Sarà davvero possibile, per piattaforme considerate «cloni » locali dei social di successo, uscire dai confini geografici delle aree dove sono nate? Probabilmente no, ma viste le percentuali di crescita, per il momento alte (con l’eccezione di Renren, che invece segna -20%), il loro segreto è proprio puntare sul locale e migliorarsi per offrire sempre più strumenti (anche basati sul mobile) agli iscritti. Passaggi decisivi Diverse, invece, le sfide che attendono social come Badoo e Pinterest. Il primo è un social sul modello Facebook nato in Gran Bretagna: niente barriera linguistica (come nel caso dei precedenti), ma ambizioni limitate all’Europa. Peccato che, nel Vecchio continente, il leader sia il social di Zuckerberg – e infatti, in un anno, Badoo ha visto gli utenti attivi mensili crescere solo dell’1% (25 milioni in tutto). Pinterest, social basato invece sulle immagini «ritagliate» dal web, avrebbe potenzialità globali ma ancora non riesce a sfondare e nel 2013 ha totalizzato solo 49 milioni di utenti (+14%). Il suo obiettivo per il prossimo anno? Trovare la formula giusta per conquistare internauti di tutto il mondo. I mini, invece, sembrano condannati a diventare sempre più piccoli. Solo due non riescono a raggiungere i 10 milioni di utenti attivi mensili: il giapponese Mixi ha visto un calo del 42% che lo ha portato a concludere il 2013 con 7 milioni di utenti. Mentre il brasiliano Orkut, di proprietà di Google, conta sì 9 milioni di utenti attivi mensili ma in 12 mesi sono più che dimezzati.

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