Siria: Pronto l’attacco-lampo «Tre giorni di raid»

President Obama

Tutto è pronto per un attacco americano in Siria con il supporto della comunità internazionale. Basta un cenno da parte di Barack Obama e scatta un’operazione militare per punire il regime di Assad per avere usato armi chimiche contro la popolazione civile. Lo ha detto il capo del Pentagono, Chuck Hagel, lasciando intendere che gli Stati Uniti hanno oramai poco margine di manovra. Da più fonti sono emerse prove inconfutabili che la strage di una settimana fa nei sobborghi di Damasco sia stata provocata da agenti chimici. Obama aveva dichiarato che ricorrendo alle armi di distruzione di massa la Siria avrebbe superato un’intollerabile linea rossa di demarcazione e ora non può più tirarsi indietro. Ora Obama è in attesa di ulteriori conferme da parte degli ispettori dell’Onu in Siria. Questi ultimi a seguito dell’attacco subito lunedì ieri non hanno portato avanti ulteriori ispezioni riservandosi di continuare le verifiche mercoledì. Da fonti vicine al Pentagono si apprende che nel mirino di missili Tomahawk americani non ci sono i luoghi in Siria dove il governo di Washington ritieneche possano trovarsi gli arsenali chimici del governo siriano. Bersaglio di attacchi Usa saranno le forze militari del presidente Assad. L’America preferirebbe non lasciarsi coinvolgere in un altro disastroso intervento in Medio Oriente ma non può neppure rimanere a guardare senza reagire. E’ per questo che da Washington vengono indicazioni di un possibile attacco che si limiti a interventi missilistici con precisi bersagli, utilizzando unità navali che sono già pronte nel Mediterraneo. «Abbiamo messo in posizione le nostre forze per essere in grado di esercitare tutte le opzioni che il presidente desidera usare», ha detto il segretario alla Difesa poche ore dopo che il segretario di Stato John Kerry aveva informato Obama che ci sono prove inconfutabili che il presidente Assad ha ordinato l’uso di armi chimiche.L’America si prepara per un attacco dopo avere valutato la situazione in concertocon il primo ministro britannico David Cameron. Ieri a Londra i membri del Parlamento sono stati convocati d’urgenza interrompendo la pausa estiva per discutere i vari modi in cui l’Occidente può rispondere alla provocazione del regime di Assad. Cameron ha già dato disposizione affinchè caccia britannici rimangano pronti a intervenire partendo la Cipro dove la Gran Bretagnamantieneuna base aerea. Nel frattempo la Lega Araba dopo una riunione d’emergenza al Cairo ha preso posizione dichiarando Assad responsabile per l’attacco con agenti chimici. Fra i paesi che si sono schierati con più decisione contro il regime di Damasco ci sono l’Arabia Saudita e il Qatar. «Un detestabile crimine», si legge in un comunicato della Lega nel quale si chiede anche che intervengano le Nazioni Unite. Anche la Francia è in linea con Stati Uniti e Gran Bretagna con l’idea di punire Assad sostenendo che sono mesi che il suo regime fa ricorso a armi chimiche ma solamente negli ultimi giorni gli attacchi hanno assunto spaventose proporzioni di massa. Il presidente Francois Hollande dunque ha deciso di aumentare gli aiuti francesi alla resistenza siriana. Quest’ultima sarebbe già stata informata che un attacco di una coalizioneoccidentale è imminente. La Nbc ieri riportava addirittura che secondo fonti della Casa Bianca un attacco avrebbe potuto scattare giovedì e andare avanti per tre giorni con attacchi missilistici contro l’apparato militare di Assad. Dopo tre giorni di attacchi gli Stati Uniti avrebbero fatto una pausa per valutare l’impatto avuto per procedere poi con una seconda ondata di attacchi contro bersagli da stabilire solamente in una secondomomento. «Non c’è una tabella di marcia precisa ma ci hanno detto che è una questione di giorni, non di settimane», ha affermato Ahmed Ramadan, un esponente della Coalizione Nazionale Siriana. «Ci sono stati incontri fra la nostra Coalizione, i ribelli del Libero Esercito Siriano e paesi alleati durante i quali sono stati discussi possibili bersagli». Prevedibile la reazione di Mosca e Pechino che, in qualità di alleati della Siria, hanno lanciato avvertimenti a Washington e Londra di non lanciarsi in un intervento militare, sottolineando che si tratterebbe di una grave violazione del diritto internazionale. Pechino in particolare ha lanciato un messaggio agli Stati Uniti di non lanciarsi in un intervento armato affrettato”. «Tentativi di scavalcare il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, creando ancora una volta una scusa artificiale infondata per un intervento militare nella regione, «sono destinati a provocare ulteriore sofferenze per la Siria», si legge in un comunicato del ministero degli Esteri russo, «e conseguenze catastrofiche per altri paesi in Medio Oriente e in Africa settentrionale ».