Simona Ventura: “Se la ruota gira, potrei anche fare un figlio con Gerò”

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Provate a dare della cinquantenne a un’amica che magari compie il mezzo secolo domani. Probabile che vi fulmini con lo sguardo e vi precisi che fino alle 16.45 del giorno dopo, lei di anni ne ha 49. Tutto il contrario di Simona Ventura, che invece chiacchierando di età se ne esce soave: «Mi sento soddisfatta di come sono a 50 anni», nonostante sia nata il primo aprile del 1965. «L’intelligenza non ha sesso»» A una donna così, La7 ha affidato il compito di levare la polvere a Miss Italia, e ci sta tutta, come direbbe la generazione 2.0 cui la kermesse vuole tornare a interessare. Perché Simona Ventura “aka” SuperSimo (da un noto spot pubblicitario) nel 1988 ha fatto le valige, ed è partita da Chivasso, provincia di Torino, per partecipare al concorso di Miss Universo a Taiwan. Sembra facile, ma la ragazza fino a quel momento era forte solo di qualche sfilata regionale, comparsate alle Tv locali, partecipazioni a quiz nelle vesti di concorrente, e della mi- topoiesi di mamma Anna, ex modella di taglie conformate («Tito era il dittatore della Jugoslavia, e la sua bellissima moglie, la mitica Jovanka, voleva che fosse mia madre a indossare gli abiti che le piacevano e che poi lei avrebbe scelto»).

Logico che adesso Simona ci dica decisa: «Non sono contraria al fatto che a Miss Italia ci siano ragazze che hanno già fatto qualco- sina in Tv, anzi, meglio così. Bisogna imparare a stare davanti alle telecamere, darsi da fare. Se una vuole lavorare in questo mondo mica può stare a casa a fare la maglia!». E se una non sta a casa a fare la maglia, ma è transgender? «Ah, la polemica di Vladimir Luxuria… Mi spiace tantissimo che non abbia accettato di far parte della giuria del concorso, perché credo che la sua presenza avrebbe offerto alle ragazze un’ottima occasione di confronto. L’intelligenza non ha sesso e io stimo Vladimir dai tempi de L’Isola dei famosi, dove ha vinto, fatto per niente scontato. Non dimentichiamoci che c’era Belen, e sappiamo tutti che carriera ha fatto dopo il reality. Vladimir, invece, era l’azzardo, soprattutto perché ITtalia non è fatta solo di realtà urbane, di mentalità aperta, ma soprattutto di una provincia più tradizionalista. Vladimir è stata capita, perché la gente ha saputo apprezzare la sua intelligenza, al di là di tutto. Per questo ora la sua polemica mi foto_simona_venturasembra lasci il tempo che trova». ((Oggi le ragazze sono più sicure»» Però è vero che il concorso vieta la partecipazione a chi ha cambiato sesso… «Se Vladimir fosse venuta, avremmo potuto parlarne e smuovere qualcosa, chissà… Poi, sapete, anche i canoni estetici noto che sono davvero molto cambiati.

Andiamo verso una vicinanza sempre più marcata tra i due sessi. Le ragazze sono più androgine, alte, con fianchi più stretti. È un fatto di alimentazione, di sport. Certo, ho visto anche donne cosiddette “curvy”, più formose, ma oggi sono una minoranza». Hai anche una figlia femmina, che si chiama Caterina. Immagino che ti augurerai abbia un buon rapporto con il suo corpo. Il tuo lo hai voluto cambiare, in parte, e hai ammesso di esserti pentita. «Sì, mi sono accorta che non me ne frega più niente di sembrare una trentenne! Mi sento soddisfatta di come sono a 50 anni». Veramente, non ne hai ancora 50! «E vero, ma intendevo dire che sto bene come sono, e sono felice di constatare che oggi per certi versi le ragazze sono più sicure che ai miei tempi. Quando ero giovane io, un naso aquilino si rifaceva, punto. Qui ho visto una ragazza che ne ha uno bello pronunciato, ma che su suo viso è una vera bomba, sta benissimo e lei non lo cambia. Non è vero che le nuove generazioni cerchino l’omologazione a tutti i costi. Differenziarsi è essenziale. Nel mio concorso voglio italiane in gamba, che sappiano le lingue, sveglie, e ce ne sono tante. Ci sono ancora quelle che arrivano dicendo: “Sono una ragazza semplice”, ma ora sono in minoranza».

Oppure “solare”… «Sì, infatti, semplice e solare. Basta! Mi piace l’idea di una che possa andare all’estero a rappresentare il meglio del nostro Paese, la parte che spesso è bloccata dalla nostra mentalità più pigra». Hai detto che Miss Italia ideale sarebbe Maria Ele- na Boschi, e in questo periodo, tutti a discutere se il ministro abbia o meno la cellulite… «Maschilismo e mentalità gretta. Un modo per svalutarla politicamente e respingere il nuovo. Guarda caso, nessuno ha mai fotografato il sedere di una donna che non sia affascinante». La stima che una donna ha di sé, sul piano estetico, dipende ancora da uno specchio maschile? Tu sei stata sposata con Stefano Bettarini, un uomo giudicato bellissimo. «Se avessi sposato un uomo perché bellissimo sarei stata superficiale e io non lo sono, piuttosto mi riconosco altri difetti. Oggi ho la fortuna di dividere le mie giornate con Gerò, che è l’amore della mia vita. Se non lo avessi incontrato a 45 anni, probabilmente non avrei fatto certe scelte lavorative: lui mi dato il giusto stimolo per osare e rischiare strade professionalmente più difficili». Hai raccontato che Gian Gerolamo Carraro ha un rapporto molto stretto con i tuoi tre figli. Lui non ne ha, vero? «No, lui non ha figli biologici».

Non vi tenta l’idea di averne uno insieme? «Beh, direi che stiamo bene così, e poi a 50 anni fare un bambino non è facile come a 30! E anche crescerlo è faticoso, credo che alla mia età si abbiano meno forze. Intanto abbiamo i nostri ragazzi da accompagnare nella crescita e poi vedremo come gira la ruota…». «MI è servito tutto. Sul serio» Insomma, non c’è una chiusura totale verso questa idea… «No, non c’è una chiusura totale…». Caterina, la bimba che avevi in affido, ora è tua figlia a tutti gli effetti, visto che l’affido si è trasformato in adozione. Non sarà stato tutto rose e fiori. Magari i tuoi primi due figli avranno avuto momenti di gelosia, in principio. «Certo, è normale! Ma io ho sempre voluto mandare un messaggio molto forte, perché le donne potessero avvicinarsi con fiducia a questa idea. L’affido non deve fare paura, è un’esperienza intensa, non sempre facile, ma che regala una grande ricchezza. A volte poi, come nel mio caso, si trasforma in adozione. Ho creato la Fondazione Simona Ventura anche per questo e con noi collabora un’ex presidente del Tribunale dei Minori con il compito di aiutare ad affrontare questo percorso». Sei la più contemporanea tra le conduttrici, visto che hai vissuto molte delle esperienze comuni alle donne di oggi.

Hai avuto i figli solo dopo aver fatto carriera, hai vissuto il dolore della separazione, storie che non hanno funzionato e, poi, la rinascita. «E mi è servito tutto, lo dico sul serio». Anche le trasmissioni non riuscite? «Soprattutto quelle». Che cosa pensi della polemica sorta dopo che Paola Ferrari è stata sostituita da Sabrina Gandolfì a La Domenica Sportiva? «Mi stupisce il fatto che a volte gli ascolti non siano fondamentali. D’altro canto un direttore ha il sacrosanto diritto di cambiare squadra ci mancherebbe, ma io sono del parere che squadra che vince non si cambia. Stimo Sabrina Gandolfì, tanto che l’avrei voluta come inviata ai tempi di Quelli che il calcio, ma Rai Sport non me la diede… Resta il fatto che per me il motivo per cui guardare La Domenica Sportiva erano la presenza di Gene Gnocchi e Paola Ferrari. Sapete bene che a me piace trattare il calcio affiancandolo a una buona dose di ironia. La Rai fa comunque bene a valorizzare le forze interne laddove ci sono ottime professionalità. Per esempio, faccio i complimenti a Eleonora Daniele, Federico Quaranta e a tutta la squadra di Estate in Diretta: trasmissione godibile, ottimo lavoro».