Simona Borioni: “Quando ero senza lavoro ho chiesto soldi a mio padre”

Per una volta almeno, che si incominci parlando del suo lavoro, inseguito anche a prezzo di duri sacrifici, e non dell’amicizia speciale che la lega a Rosalinda Celentano, secondogenita del Molleggiato. È la richiesta in punta di piedi di Simona Borioni, new entry della seconda stagione de Le tre rose dì Èva (in onda su Canale 5). La accontentiamo volentieri.

Che cosa puoi dirci sul tuo ruolo?

«Il mio personaggio è Sonia, un’ostetrica che cresce da sola i due figli e che, trovandosi in una condizione economica davvero disperata, arriverà a compiere un atto deplorevole e illegale, che avrà grosse ripercussioni sulla vita dei suoi figli».

Ancora una volta vesti i panni della cattiva.

«Mi assegnano sempre ruoli di questo tipo, che sono senza dubbio parecchio stimolanti. Nelle fattezze del mio volto molti vedono una sorta di Crudelia De Mon. In realtà, io per indole sono dolce, e magari in futuro toccherà anche a me, finalmente, interpretare un’eroina romantica! D’altra parte anche nella realtà vivo l’amore in modo totalizzante, e con una buona dose di follia».

Il tuo è un mestiere caratterizzato spesso da lunghe attese e poche certezze. Ti è mai capitato di vivere un momento professionale particolarmente difficile?

«Mi è successo poco tempo fa e ho vissuto due anni drammatici e complicati, come è capitato a molti, del resto. Il lavoro è tutto per una persona, riguarda la sua dignità, e trovarsi aH’improwiso senza non è piacevole. Poi, fortunatamente, sono arrivate parecchie proposte e mi sono risollevata».

Come hai affrontato quei momenti?

«Con la voglia di rimboccarmi le maniche, ma anche con l’umiltà di chiedere un aiuto economico a mio padre. Fino ad allora, me l’ero sempre saputa cavare da sola. So che è capitato a molti di chiedere un sostegno alla propria famiglia d’origine in un momento difficile come questo e forse l’unico aspetto positivo della crisi è stato proprio la riscoperta del valore della solidarietà. Certo, è stato singolare bussare alla porta dei genitori a quarant’anni, quando invece già dall’età di venti mi mantenevo da sola!».

I tuoi genitori, all’epoca, hanno incoraggiato le tue velleità artistiche?

«Mia madre sognava che sposassi uno ricco (ride, ndr). Papà è un gran lavoratore e avrebbe preferito per me un mestiere impiegatizio, il classico posto fisso e magari anche una laurea».

«Sono una mamma complice, ma…»

Tu che mamma sei?

«Ho cresciuto mio figlio Samuele (di 6 anni, ndr) da sola. L’ho sempre considerato la mia priorità e forse alcune esperienze professionali non proprio da Oscar le ho accettate sulla base di considerazioni di carattere squisitamente economico. Mi definisco complice, ma non amica di mio figlio».

Hai alle spalle già una bella carriera. Non ti disturba che negli ultimi tempi si parli di te quasi esclusivamente a proposito del tuo rapporto speciale con Rosalinda Celentano (nel novembre 2011 uscirono foto di un bacio, ndr)?

«Non m’infastidisce, ma certamente nemmeno mi fa felice. Dal momento che faccio questo mestiere, però, mi rendo conto che anche questo fa parte del gioco e cerco di viverlo nel modo più sereno possibile. Altrimenti sarei molto depressa. Mi spiace perché mi rendo conto di aver fatto sacrifici e di aver costruito molto a livello professionale e vorrei si parlasse di questo. Quello che scrivono i giornali può condizionare, spesso pesantemente, la vita di una persona. E io, per di più, ho un figlio».

Per fare chiarezza: come definiresti il tuo rapporto con la Celentano?

«Per natura non mi piacciono le definizioni. Mi sembra di aver già risposto. Non vi pare?».