Servizi chiusi e città in tilt I dipendenti comunali sfidano il sindaco di Roma

«Libertà è partecipazione ». Ricorrono a Giorgio Gaber i dipendenti del Comune prima di mettersi in marcia contro il Campidoglio. Un corteo breve, un chilometro appena dalla Bocca della Verità, che ieri mattina è tuttavia bastato per paralizzare il centro, bloccare migliaia di romani nelle auto incolonnate sul lungotevere, impedire in molti casi la normale attività negli uffici municipali, negli asili nido, nei gruppi dei vigili urbani. Una protesta senza precedenti, con 10 mila dei 24 mila impiegati in servizio al Campidoglio scesi in strada per difendere il salario accessorio, quei 200-250 euro ormai da anni parte integrante delle loro buste paga che il sindaco Ignazio Marino vuole invece «riportare nella legge», come ha sottolineato anche ieri, entro il prossimo 31 luglio, dopo che il ministero dell’Economia li ha ritenuti illegittimi. Sul tavolo della trattativa — che con l’iniziativa di ieri potrebbe aver subìto uno stop non si sa ancora quanto lungo — l’intendimento del Comune di non toccare quei soldi in cambio di un aumento delle ore di apertura al pubblico degli uffici comunali. Per ora la risposta è no. Uno scontro che nelle ultime settimane ha fatto salire il livello della tensione fra primo cittadino e dipendenti che — con Cgil, Cisl, Uil e altre sigle sindacali — hanno organizzato l’imponente manifestazione, con assedio finale al palazzo Senatorio, striscioni, fischietti, bandiere e insulti al sindaco: Marino è stato fischiato al suo arrivo in bicicletta, mentre alcuni manifestanti gli gridavano contro slogan da stadio. Una mattinata di protesta e caos, un venerdì nero per i romani: paralizzate le vie d’accesso al centro, chiusi o a regime ridotto gli sportelli comunali, a mezzo servizio gli asili, con quasi tutte le maestre a manifestare, in prima fila. «Un successo — spiegano i sindacati — la protesta ha avuto un’adesione del 70- 80 per cento». Striscioni satirici («Game over, insert coin to continue… »), drammatici («1.300 al mese – 250: fame »), imperativi («Dignità per i lavoratori »). E ancora cori, sempre contro il sindaco, al quale è stato scritto: «Marino, sei sicuro di essere sicuro?». Quasi totale l’astensione dal lavoro dei vigili urbani. Secondo i sindacati soltanto al I Gruppo centro storico, quello più importante della Capitale, su quasi 600 agenti al lavoro ce n’erano appena sette. Al loro posto, nel quasi impossibile compito di rendere scorrevole il traffico, sbrogliare gli ingorghi e proteggere il percorso della manifestazione, le volanti della polizia. In altre zone della città assicurati i servizi di vigilanza e pronto intervento obbligatori per legge. Gli attivisti del movimento di destra Contropotere si sono arrampicati sulla terrazza del Campidoglio dove hanno esposto striscioni e acceso fumogeni. Sotto di loro la Banda della polizia municipale suonava dietro un altro striscione simbolo della manifestazione — «Dolenti note, il salario non si tocca» — con il poster di Alberto Sordi in divisa da pizzardone che prendeva in prestito una battuta di un famoso film di Verdone: «Sta mano po esse piuma o po esse fero». Una mano che si potrebbe abbattere ancora una volta sui servizi per i romani che presto, il 28 giugno prossimo, dovranno fare i conti con un’altra manifestazione in centro. Quella dei movimenti di lotta per la casa e degli antagonisti — altre spine nel fianco dell’amministrazione Marino e dell’ordine pubblico — contro le politiche economiche europee. La prova generale dei cortei che saranno organizzati a Torino l’11 luglio per la Giornata europea contro la disoccupazione giovanile.