Sergio Assisi: “Cerco un amora che mi faccia felice”

Da sex Symbol della tv a scrittore. L’attore – che ha pubblicato il romanzo “Quando l’amore non basta” si confessa dopo la fíne della sua storia con Gabriella Pession: «Sono single da più di due anni. Ma adesso, per la prima volta, sono innamorato di me». «Desidero una donna con cui star bene. Quando sarà il momento giusto capirò chi è» Tendente alla fuga per sua stessa ammissione, fatalista, felicemente single e più consapevo le perché «ho imparato a volermi bene». Il Ser gio Assisi che non ti aspetteresti non è l’atto re di successo – da Capri a II commissario Nardone su Rai Uno  ma lo scrittore che ha appena dato alle stampe il suo primo roman zo Quando l’amore non basta (Cairo, € 14): la storia di Aldo Russo, ex calciatore professionista, in fuga e ferito nel corpo e nell’anima. Ci sono una donna fedifraga, un possibile nuovo amore, tanta azione, un pizzico di vita vissuta. Dalla tv al romanzo. Come le è venuta l’idea di questo libro? «Scrivo da sempre. Quando avevo 11-12 anni affrontavo argomenti pesantissimi: la vita, l’esistenza, la morte. Mia mamma era preoccupata, tanto che mi portò dallo psicologo. Non servì a molto, ho continuato a scrivere. E ora, a 40 anni, ho sentito che era arrivato il momento di mettere qualcosa su carta per comunicarlo agli altri. Ed ecco il mio primo romanzo accanto alle sceneggiature che ho già scritto». Essere sceneggiatore le ha facilitato il compito? «Sì, io scrivo per immagini: metto su carta la scena che ho in testa. E infatti questo libro è impostato quasi come un Sergi film: la fuga in treno di Aldo, le nozze che Giorgia, la sua promessa sposa, diserterà ». Quanto c’è di autobiografico in quest’uomo abbandonato sull’altare? «Nel romanzo ci sono frammenti della mia vita reale, romanzati per costruire una storia. Però mi piace pensare di aver scritto il mio secondo libro». Perché il secondo? «Perché in genere si dice che il primo libro di ogni scrittore sia autobiografico e questo non lo è». Mi ha divertito e messo in ansia la scena in cui Aldo è nascosto in un armadio in casa della sua vicina di casa, Gloria. Uno spunto reale? «Non lo dico… Tante cose reali sono state camuffate e cambiate. Ma il bagaglio di esperienze personali è lo scheletro di ogni scrittura». Insomma, si identifica con Aldo? «In parte sì. Nella fuga e nella ricerca di qualcosa». E lei da cosa fogge e cosa cerca? «Se lo sapessi non scapperei. E se sapessi cosa cercare lo avrei trovato. Ma la verità è che mi piace essere sempre in movimento». Nella copertina del libro c’è un cartellone pubblicitario con questa frase: “Don’t ignore thè sign” che significa “non ignora segni”. Perché questa scelta? «Tre anni fa passeggiavo per New York, dovevo decidere se mettermi in affari con un socio. Pendevo per il no, ma non mi decidevo. Finché per terra non ho visto questo foglio di giornale con ritratto l’attore Jeff Bridges e questa frase vicino. Mi è sembrato un segno. Io sono molto fatalista, di un fatalismo che spazza via la razionalità. Del resto la mia vita vita è costellata di fogli di giornaie… ». Ci spiega meglio? «È successo quando ero più giovane e incerto se fare l’attore o meno: ero in strada, ho abbassato gli occhi e ho visto un foglio di giornale su un’Accademia di teatro che organizzava provini. Non ci volevo credere: è come se una sorta di volontà universale ti seminasse indizi davanti agli occhi per farteli notare. Ed è per questo che quando mi chiedono perché ho fatto l’attore, rispondo: “Perché la mia strada mi è venuta incontro”». Certo che scrivere di morte e vita a 11 anni è abbastanza insolito… «Finisce che uno pensa di essere diverso. I miei amici giocavano a pallone e io pensavo a queste cose». Finisce che ti senti un outsider, uno che è fuori rispetto al gruppo… «Lo sono sempre stato. La mia infanzia è stata così. Io ero diverso, ma non perché mi sentissi chissà chi, ci soffrivo. Pensavo di essere stupido». Quando ha cambiato idea? «Molto dopo, quando Lina Wertmuller mi ha scelto per Ferdinando e Carolina, nel 1998. Ho iniziato a capire che il favoloso mondo di Sergio non era quella terra strana che gli altri pensavano che fosse». Torniamo al suo romanzo. Il panorama delle donne è abbastanza sconfortante… «Mi piacciono le donne. Ho un lato femminile molto forte, ed è quello che mi dà la possibilità di essere più sensibile rispetto agli altri maschietti. E, data la mia sensibilità femminile ho capito… che non capisco le donne! Ma non è vero che nel libro le tratto male». Le donne del romanzo sembrano molto calcolatrici. «Ma la donna in natura lo è, e non parlo solo di genere umano: è lo stesso anche tra gli animali e gli insetti. La donna calcola perché ha il compito di conservare la specie. Come si fa a dire che non è calcolatrice?». Faccia un esempio. «Io dimentico tutto. Ma le donne della miavita si ricordavano il giorno, l’ora, quello che avevo addosso, dove ero andato: sono dei computer. Io non ricordo cosa ho fatto tre minuti fa». Le donne ringraziano. «Le reputo esseri superiori, geneticamente parlando. Basta guardare la struttura del cervello: usano tutti e due gli emisferi. Gli uomini, poi, riescono a fare solo una cosa alla volta». Il suo lato sensibile e femminile può costituire anche una debolezza. È stato ferito tante volte? «Come tutti. Chi è che non ha mai sofferto in amore alzi la mano. Però sono arrivato a 40 anni e sono diventato un po’ più indulgente. Vent’anni fa sarei stato lì a recriminare». Come è la sua donna ideale? «Non lo so. Mi piace la sorpresa, l’idea di incontrarla nel posto e nella situazione più impensata. Cerco di non immaginarla. Anche perché poi finisce che incontri quella che è diversa dal tuo ideale ma che ti fa salire il sangue al cervello». È innamorato ora? «Sono innamorato di me stesso per la prima volta. È un buon inizio. Mi voglio bene, nel senso che cerco ciò che mi dà serenità. Se tu con me, dopo poco che ci conosciamo, hai dinamiche nevrotiche o di gelosia che ho già vissuto, me ne vado». Parla della sua ex fidanzata Gabriella Pession? «Parlo in generale. Se insisti con una persona che ti fa star male, di chi è la colpa? Volersi bene è non ripetere gli stessi errori. E la vita ti mette davanti alle stesse situazioni affinché tu possa affrontarle ed evolverti». Quindi è single adesso. «Lo sono da più di due anni e sono alla ricerca di una persona con cui star bene. Quando sarà il momento giusto capirò chi è».