Sebastiano Somma: “L’etichetta di belloccio, da giovane mi ha aiutato, poi mi ha emarginato”

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Da anni uno dei volti più amati della fiction italiana, Sebastiano Somma ritorna in Tv, in prima serata su Raiuno, nei panni dell’awocato Rocco Tasca nella quinta stagione della fiction Un caso di coscienza. L’attore campano si racconta in quest’intervista fra passioni e timori, ma anche tanta speranza, per la problematica situazione che molti italiani stanno affrontando in questo periodo. Sebastiano, cos’è che ti affascina di più dell’avvocato Rocco Tasca? «La sua forza, la determinazione e la sua umanità, considerando che ha fatto un bel percorso di cambiamento interiore in quanto^ mentre all’inizio lavorava per clienti molto facoltosi ed era una persona piuttosto cinica, adesso fa il suo mestiere con molta più coscienza aiutando, se può, chi ha davvero bisogno». Lo fai anche tu nel tuo piccolo? «Penso che ognuno di noi possa fare molto. E non solo attraverso i soldi, ma anche ascoltando e dialogando con gli altri. Io non faccio cose straordinarie, ma nel mio piccolo cerco di dare sempre il massimo. Sono contento quando posso mettere a disposizione la mia immagine, come nel caso della squadra di calcio degli attori, per fare qualcosa per il prossimo, soprattutto se sono bambini, anziani o disabili. La generosità arricchisce molto ed è un atto dovuto nei confronti della società ». «Sono sempre pronto al peggio» Le nuove puntate della serie Tv toccano temi molto attuali, fra cui la povertà che coinvolge sempre più italiani. Che cosa pensi di questa crisi che stiamo vivendo? «Ho la sensazione che la situazione sia peggiore di quella che si vede. La povertà di cui tutti parliamo viene da lontano, non è una cosa di oggi. Nel nostro Paese ci sono sempre state enormi disparità tra chi subisce il sistema e chi gestisce il potere. Vedo molta disperazione in giro, soprattutto fra gli anziani, e questo è triste, perché invece dovrebbero essere sereni, dopo tutti i sacrifici e quello che hanno dato alla società durante la loro vita. Per non parlare poi della situazione che riguarda i giovani e i cinquantenni che, se perdono il lavoro, non riescono più a ricollocarsi». Sei preoccupato per il futuro di tua figlia Cartisia? «Mi preoccupa relativamente, perché sono una persona che durante la propria vita ha cercato sempre di fortificarsi, tenendosi sempre pronto al peggio. Ognuno di noi deve fare il proprio percorso, crescere, viaggiare e sbattere talvolta anche la testa contro il muro, ma senza mai smettere di combattere ed essere fiducioso in un futuro migliore. Con mia moglie (l’attrice Morgana Forcella, ndr) cerchiamo di trasmettere a nostra figlia dei valori sani, facendole capire che ogni cosa bisogna sempre conquistarsela. Facciamo del nostro meglio per aiutarla nel costruirsi un carattere solido e combattivo, perché non bisogna avere paura delle difficoltà, ma essere sempre capaci di superarle. Tornando allTtalia, sono consapevole della situazione difficile che stiamo attraversando, ma non sono neppure così pessimista. In fondo, ci sono anche tante cose buone. L’importante è dare spazio ai giovani e al cambiamento e sradicare questo pensiero corrotto, che fa parte un po’ del nostro Dna e che ci porta a cercare sempre la strada più breve per arrivare alle cose». Quanto ha contato la bellezza all’interno del tuo percorso artistico? «All’inizio, quando ero un ragazzino, mi ha dato molto. Poi, a un certo punto, è stato come un boomerang in quanto l’etichetta del belloccio mi ha emarginato, rendendomi piuttosto difficile lavorare. Infine, per fortuna, nella terza fase della mia vita, cioè questa, l’essere anche piacente mi ha giovato attraverso bei progetti in cui ho potuto dimostrare anche il mio valore artistico, oltre che estetico. Nel periodo delle porte sbattute in faccia ho dovuto fronteggiare momenti di grandi crisi, ma per fortuna sono uno che non demorde, determinato alla maniera di Rocco Tasca, e questo mi ha consentito di rinascere». «Vi consiglio Castellammare»» Oltre al tuo lavoro, che cosa ti piace fare? «Amo praticare sport all’aria aperta, che sia il calcio o la bicicletta. Poi, mi piace leggere, andare a teatro e viaggiare. Non per forza viaggi esotici, ma anche a portata di mano. Per esempio, ho appena scoperto un angolo d’Italia bellissimo: le piccole Dolomiti lucane, in Basilicata. Uno scenario naturalistico stupendo dove, fra Pietrapertosa e Castelmezzano, due borghi incastonati fra le rocce, si può fare il cosiddetto volo dell’Angelo, un’esperienza adrenalinica fra guglie d’arenaria e profondi strapiombi». Tu sei campano. Consigliaci un luogo da visitare nella tua terra, magari prima che arrivi il freddo. «Vi consiglio di andare nella mia Castellammare di Stabia, una città che offre storia, mare e monti. E se, poi, si ha la fortuna di assaggiare anche la parmigiana di mia madre, che ha la bellezza di 87 anni, si rischia di fare davvero l’en plein»