“Se Letta sarà arrogante addio al governo”

di Sara Nicoli Venderemo cara la pelle di Nunzia. Angiolino Alfano e con lui l’intera compagine governativa del Nuovo Centrodestra sono pronti alle barricate pur di difendere l’operato politico “ma soprattutto personale”, sostiene Gaetano Quagliariello, della ministra De Girolamo: “Siamo davanti a una persona non indagata, intercettata illegalmente, che non ha commesso alcun reato e contro la quale si è scatenato un linciaggio – prosegue il ministro delle Riforme – Speriamo che il premier Letta non dia ascolto all’arroganza dei diktat di Renzi, altrimenti qui siamo pronti a togliere la fiducia al governo”. Parole che fanno eco a quelle pronunciate solo poche ore prima addirittura dal vicepremier Alfano: “Nunzia De Girolamo non è in fuga – ha sostenuto Alfano – è pronta a riferire in Parlamento, lo farà con grande forza e sono convinto che dimostrerà che nei suoi comportamenti non c’è niente di censurabile. Senza di noi questo governo non va avanti, speriamo non vinca l’arroganza di chi vuole fare solo le cose care al Pd”. Ma fino a che punto gli alfaniani sono pronti a difendere Nunzia? Davvero fino al punto di lasciare il governo se la ministra dovesse essere sfiduciata o – come sembra più probabile – essere costretta alle dimissioni su espressa richiesta di Letta. ALFANO è coscio del fatto che il rimpasto “che tutti vogliono anche se nessuno lo chiede apertamente” è ormai inevitabile. E se la compagine di Ncd dovrà farne le spese, più di altri, di un riequilibrio interno al’esecutivo, chiesto anche dai renziani, seppur non apertamente, ebbene a quel punto la testa di Nunzia potrebbe anche rotolare. A patto che non se ne tocchino altre, quella dello stesso Alfano, per esempio. Il leader del Ncd, nonostante le difese a spada tratta di facciata, ha di fatto lasciato a Letta “l’onere e l’onore” di decidere sul rimpasto. E par di capire, quindi, ascoltando anche le parole di altri uomini di Alfano, che “solo nel caso in cui il Pd dovesse fare la voce troppo grossa, chiedendo non un riequilibrio, ma il vero azzeramento del Ncd al governo, ebbene a quel punto non potremo che lasciare il governo”. Nunzia o non Nunzia. Ma, intanto, la De Girolamo sarà difesa senza se e senza ma, nel tentativo di blindare la sua posizione anche davanti all’indifendibile. Ieri sera, per dirne una, il Tg5 ha perfino trasmesso un frammento di intercettazioni dell’inchiesta che, guarda un po’ il caso, difendono la sua posizione: “Questi stronzi puntano a me, ma che vogliono? Non ho preso soldi, non ho chiesto favori”, diceva Nunzia, registrata dal solito Pisapia, facendo riferimento a presunti tentativi di “inguaiarla, arrestarla” da parte di avversari politici del Pd beneventano (il riferimento è al deputato Umberto Del Basso de Caro). Altri amici in soccorso arrivano da via Arenula, Anna Maria Cancellieri, il ministro della Giustizia già nell’occhio del ciclone per il caso Ligresti, ieri, annusata aria di rimpasto soprattutto dopo l’incontro tra Letta e Napolitano, ha sentito la necessità di portare un assist alla collega di governo De Girolamo parlando della necessità di “riaprire il capitolo delle intercettazioni”. Tema sul quale tutte le forze politiche sono d’accordo. E, infatti, ecco la guardasigilli che cerca sponde di salvezza “È un tema all’attenzione del governo, ci stiamo lavorando”. E rincarando la dose, ha aggiunto che il bavaglio “fa parte di tutto un pacchetto di questioni che verranno affrontate prossimamente, un pacchetto penale” che sarà varato dal governo in un prossimo Consiglio dei ministri. E domani la De Girolamo sarà in aula per rispondere alle interrogazioni parlamentari sul suo caso e in attesa che la Camera si pronunci, probabilmente la prossima settimana, sulla mozione di sfiducia presentata ieri dai 5 stelle. Chissà se quel giorno, sibilavano alcuni renziani ieri alla Camera, Nunzia sarà ancora ministro. DI SICURO, però, venerdì farà sentire alta la voce della sua difesa. Chi le sta accanto racconta che sta scrivendo un discorso in cui confuterà punto su punto tutto quello che le è stato “erroneamente” attribuito. Ma, soprattutto, svelerà quel “com – plotto politico, ordito da persone che con il suo arrivo sul territorio si sono viste sottrarre consenso e potere” che le hanno scatenato contro “il tritacarne mediatico in cui è caduta”. Nomi, a quanto sembra, la De Girolamo non ne farà, ma le responsabilità dei suoi “nemi – ci politici” emerge – ranno – dicono ancora – con grande chiarezza dal suo discorso; non “accuse”, ma “fatti” che chiameranno a responsabilità “po – litiche, ma anche umane” che dovrebbero rendere chiaro a tutti di chi “si sta parlando”, i colpevoli del “complotto”. Una difesa, dunque, appassionata e forte. Che potrebbe non bastare.