Scontro nel Pd sui poteri a Cantone «Ho ancora un posto in Cassazione»

«Evidentemente c’è stato un fraintendimento tra Cantone e il governo: il magistrato e i suoi interlocutori, che ne avranno certamente parlato in via riservata, lo dicano anche in pubblico quali devono essere questi poteri speciali per l’Expo…». Così il senatore ed ex pm di Venezia Felice Casson (Pd) sintetizza la partita in corso tra il premier Matteo Renzi e il magistrato napoletano Raffaele Cantone, che ormai è commissario anticorruzione anche per l’Expo da circa un mese, ma senza poteri: la «cassetta degli attrezzi», assicurano i ministri Maria Elena Boschi e Andrea Orlando, gli verrà fornita per decreto probabilmente venerdì 13 giugno. Ma Cantone non ha ancora una squadra: e dunque attende di conoscere i nomi dei 4 componenti dell’Autorità anticorruzione, di cui è presidente, che sono contenuti in una «short list» tratta dai 230 curricula inviati al ministro Marianna Madia in forza della legge Severino. I nomi per riempire le caselle (2 uomini e 2 donne), sono al vaglio del presidente del Consiglio che non trascura l’impatto di volti e profili professionali sull’opinione pubblica. A Palazzo Chigi non è passata inosservata l’esposizione mediatica alla quale si è sottoposto il magistrato Cantone. Il quale è tornato precisare il suo pensiero anche a Radio 24 e lo ha fatto con una cifra che non dà per scontato il lieto fine della vicenda: «Non sono deluso. Sono entusiasta delle cose che voglio fare però voglio poterle fare. Non mi sono dimesso dalla magistratura, il mio posto in Cassazione è sempre disponibile… Le nomine che mancano obiettivamente un po’ rallentano la nostra attività: su tante cose sto lavorando da solo… Però aggiungo che fin qui le nomine sono state di tipo politico, fatte dal presidente del Consiglio su richiesta del ministro». Conclude Cantone: «Sono arrivate 230 domande e vanno valutati i titoli. Meglio se aspettiamo una settimana e facciamo le nomine migliori». Nel merito dei poteri temporanei sull’Expo da dare a Cantone, la Confindustria boccia però una delle proposte dello stesso magistrato, cioè il commissariamento (con provvedimento del giudice penale) delle imprese in odore di mazzette. «Assolutamente no», ha risposto il direttore generale della Confindustria Marcella Panucci che, con il governo Monti, era capo della segreteria del Guardasigilli Paola Severino: «Io sono contraria al commissariamento che in passato ha aggravato la situazione economica delle stesse imprese». E qui, il direttore Panucci evidenzia un profilo di garanzia che sorgerà anche per il Daspo che Renzi, sulla falsariga degli ultrà del calcio, intenderebbe applicare anche ai politici finiti sotto inchiesta per corruzione: «Nella gran parte dei casi il commissariamento è avvenuto senza sentenza della magistratura. Se c’è un problema di management nell’impresa, si lascia ai soci la possibilità di cambiare i manager. In passato i grandi asset sono stati gestiti da commissari e magistratura con effetti devastanti». Ma per evitare equivoci è utile ascoltare anche le parole, nette, del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi: «Sul tema della corruzione io sono un talebano. Chi sbaglia va espulso». Con tutta evidenza, il margine che viene posto al commissario Expo è quello che coincide con l’area della prevenzione e non invade il campo della repressione spettante alla magistratura. Spiega il ministro Boschi: «Immagino che già la prossima settimana possano essere conferiti i poteri al commissario Cantone, e saranno poteri nella fase preventiva, nelle procedure che riguardano appalti, controlli, verifiche sui lavori ». Ma la politica, davanti al ritardo, è in fermento. Il governatore della Lombardia Roberto Maroni (Lega) non si fida: «La nomina di Cantone è persa nelle nebbie romane. Renzi si è addormentato». Preoccupato il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia: «Ogni giorno perso è un giorno in più di preoccupazione ». Il dibattito è acceso nel Pd, che a Venezia non esce indenne dall’inchiesta Mose. Rosy Bindi punzecchia il segretario: «Ha ragione Renzi quando dice che il problema sono i ladri ma è altrettanto evidente che l’apparato normativo non è stato in grado di prevenire i comportamenti illeciti ». Di parere opposto Forza Italia che nell’inchiesta Mose è stata coinvolta ad alti livelli: «Altri commissari, nuove norme, aumenti delle pene e grida manzoniane varie servono a poco». I grillini, infine, mettono il dito nella piaga: «Dare il Daspo ai politici? Bel proclama mentre il ddl anticorruzione che era stato calendarizzato in aula per martedì è stato differito». In realtà già venerdì 13 il ministro Orlando potrebbe fare la sua proposta sul nuovo reato di falso in bilancio che si aggiunge a quello sull’autoriciclaggio. Mentre per la prescrizione più lunga, la prima raccomandazione che ci fa la Ue, bisognerà aspettare i tempi inevitabilmente lunghi della legge delega.