Scontri con iNo Tav al vertice Italia-Francia

Volevano visibilità e l’hanno ottenuta. Pretendevano di muoversi in corteo e, in parte, sono stati accontentati. Almeno per raggiungere la metropolitana al Circo Massimo. Quattro pullman di No Tav e circa 3 mila attivisti dei centri sociali e dei movimenti di lotta per la casa hanno paralizzato il centro ieri pomeriggio, scontrandosi con la polizia in via dei Giubbonari per rompere l’accerchiamento delle forze dell’ordine a Campo de’ Fiori. Lo scenario dell’ennesima giornata di passione per la Capitale: traffico impazzito, serrata di negozi, un intero quartiere blindato per l’incontro fra il premier Enrico Letta e il presidente francese François Hollande a Villa Madama, resa inviolabile da circa 1.500 uomini delle forze dell’ordine. Un imponente servizio di sicurezza utilizzato anche per contenere la protesta No Tav e antagonista che avrebbe dovuto puntare all’ambasciata francese di piazza Farnese e che, alla fine, oltre che sui celerini, si è invece sfogata sulle sedi del Pd: tentato assalto con bombe carta di un’ottantina di incappucciati all’ufficio centrale in via Sant’Andrea delle Fratte, respinto con le cariche, così come il blitz al Cipe (il Comitato interministeriale per la programmazione economica) in via della Mercede. Il primo atto di quattro ore ad alta tensione culminate nel duro confronto fra polizia e antagonisti in via dei Giubbonari dove alcuni giovani — «Avevano i fazzoletti No Tav», raccontano i testimoni — hanno provato a sfondare il portone della storica sezione Pci «Regola Campitelli», ora Pd Centro storico. «Erano bestie mosse da un odio bestiale—racconta la presidente Giulia Urso—ho tentato di parlare con quei ragazzi, capire le loro motivazioni, ma non mi stavano a sentire: per loro ero il Pd e mi odiavano per questo. Ci urlavano fascisti, pezzi di m…. — aggiunge —, hanno preso a pugni un militante. Volevano spaccare le finestre ma c’erano le grate e non ci sono riusciti. Mai successa una cosa del genere». Le targhe all’ingresso — come il portone—sono state imbrattate con scritte «No Tav» e «Pci bastardi». Insulti simili a quelli lanciati, con i petardi, alla sede centrale. «Tutti possono criticare il Pd, ma quello che è successo non è tollerabile, un comportamento fascista», accusa Gianni Cuperlo, uno degli sfidanti alle primarie. E anche il segretario Guglielmo Epifani manifesta «riprovazione per azioni di estremisti che non ci intimidiscono». Immediata la replica di Paolo Di Vetta, uno dei leader romani della protesta: «Cuperlo pensi a Renzi: può giocare come vuole sul termine fascista, sta al governo e si deve prendere le responsabilità». Nei tafferugli sei poliziotti sono rimasti feriti — fra i più gravi uno è stato colpito da un sampietrino, un altro da una fioriera —, contuso anche un cameraman. «Gravissimo che in prima fila i manifestanti abbiano messo persone disabili e donne incinta», accusano dalla questura dove la Digos esamina i video degli scontri per identificare i responsabili delle violenze. Dopo un’ora di trattativa il sit-in si è trasformato in un corteo scortato fino alla metropolitana. Al passaggio davanti al Campidoglio nuovi insulti— al sindaco Ignazio Marino —, poi cori e scritte sui muri. Infine il silenzio e la rabbia dei romani ancora incolonnati nel traffico. Con un elicottero a ronzare sulle loro teste