Schumacher, l’ipotesi del fuori pista per soccorrere una bambina

Difficile immaginare che Michael Schumacher sia in pericolo di vita per un incidente sciistico banale. Difficile accettare che, dopo aver beffato per decenni la morte in auto da 300 chilometri all’ora e in moto, il leggendario campione possa essere fatalmente inciampato in un sasso. Occorre dare un senso a un destino tanto assurdo e, da ieri, nella hall dell’ospedale Nord di Grenoble, è il mistero della bambina, che «Schumi» sarebbe corso a salvare in mezzo alla neve alta, a tenere banco, in mancanza di novità sulla salute del pilota tedesco, tuttora mantenuto in coma artificiale. La Bild, il quotidiano tedesco, assicura nella sua ricostruzione dell’incidente che Michael ha lasciato l’affidabile pista battuta di Méribel, la stazione invernale in Savoia dove trascorreva le vacanze di Natale con la famiglia, per soccorrere la figlioletta di un amico in difficoltà. L’avrebbe aiutata a rialzarsi, dopo un capitombolo, e avrebbe poi proseguito in quell’insidioso tratto di neve fresca che mascherava, senza coprire a sufficienza, la pietraia sottostante. In curva, uno dei suoi sci avrebbe urtato una roccia, catapultando Schumacher in avanti. Fino alla rovinosa caduta a peso morto, sul lato destro della testa, che ha sbattuto proprio contro un altro masso. Per l’urto il casco si è spaccato in due, attutendo ma non impedendo il trauma cranico che sta dando così tanto filo da torcere ai neurochirurghi. Patrick Quincy, il procuratore capo di Albertville, il distretto giudiziario competente per l’inchiesta aperta un paio di giorni fa, ha incaricato la gendarmeria di condurre sul campo tutti i rilievi necessari per accertare la dinamica della disgrazia ed eventuali negligenze o responsabilità. Per esempio della società che gestisce gli impianti o del direttore del comprensorio, per non aver segnalato i pericoli di quella discesa sassosa fra due piste, «La Biche» e la «Georges-Mauduit». Ma è in questione anche la velocità a cui stava procedendo Schumacher: Sabine Kehm, portavoce e amica da quasi tre lustri, ha osservato che se si era appena fermato a dare una mano a chi era caduto, Michael non poteva essere lanciato a 60 o addirittura cento chilometri all’ora. «Alcune rocce erano visibili, altre meno—si è limitato a dichiarare il magistrato —. Tutto ciò che possiamo dire in questo momento è che Michael Schumacher è stato sbilanciato da una di queste, subito prima di cadere». Non molto, ma inconfutabile. Il procuratore capo di Albertville ha anche una lista di testimoni da sentire: a cominciare dalla stessa Sabine che, pur non essendo con Michael domenica scorsa, ha sentito il racconto di amici e famigliari. Quanto alle condizioni cliniche, se nessuna notizia è una buona notizia, il campione migliora con il passare delle ore e dei giorni, nel black-out informativo. Oggi il pilota compie 45 anni, adagiato in un letto al quinto piano del reparto rianimazione dell’Ospedale Nord, alla periferia di Grenoble, ai piedi delle Alpi francesi. Dove oggi arriverà una carovana di tifosi ferraristi che, con il patrocinio della scuderia, parte questa mattina da varie città del Nord Italia. Sarà una parata silenziosa, davanti all’ospedale, per tributare affetto e auguri all’indimenticata star di Maranello. La stessa Ferrari ha allestito una gallery di immagini con le vittorie del campione per festeggiare il suo compleanno. Gli ultimi accertamenti allo scanner, di cui hanno dato conto i medici del reparto, erano abbastanza confortanti. E ancor più lo erano, ieri, i volti del fratello Ralf, della moglie Corinna, e del padre Rolf, incrociati in corridoio dai famigliari di altri pazienti ricoverati nelle stanza vicine. «Sembrano più distesi, rispetto all’inizio» testimoniano i coinquilini del quinto piano. Al punto da rendere attendibile un’informazione filtrata in ospedale secondo cui la famiglia caldeggia il trasferimento di Schumacher in una clinica svizzera di fiducia appena possibile: «Sappiamo che è un combattente — Corinna ha voluto fosse scritto nel sito ufficiale di Michael— e che non si arrenderà ».