Scamarcio: “Roba da matti ho baciato Sharon Stone”

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Lui arriva e si siede sulla panchina. Lei gli parla un po’, poi lo bacia a fior di labbra. Lui non si fa scappare l’occasione e si lancia in un bacio appassionato. I protagonisti di questa scena sono Riccardo Scamarcio e Sharon Stone sul set al Pincio del nuovo film di Pupi Avati, Un ragazzo d’oro (al cinema nel 2014). Nonostante il caldo, molte persone e tanti turisti, increduli di trovare la diva americana proprio qui, si fermano per osservare e quando parte il bacio esplodono in un applauso. La storia è quella di Davide (Scamarcio), figlio di uno scrittore fallito che gli ha rovinato la vita. Per salvarsi Davide si è traferito da Roma a Milano, ma deve tornare a casa quando il papà muore. Lentamente scoprirà molte cose che non conosceva sul passato del padre, tra le quali l’amore di questi per la sua editrice Ludovica (la Stone). La donna, che non ricambiava l’amore del padre, si lascia invece sedurre dalla tenerezza e dalla vulnerabilità del figlio. La diva ha solo parole d’elogio per il nostro rubacuori: •Come dice il titolo del film, Riccardo è un ragazzo d’oro: belio, spiritoso, bravo». Lui ribatte: «Sharon è meravigliosa. Peccato che tra noi sia durata solo i cinque giorni delle riprese». E poi: «11 film che preferisco della Stone? Basic Instinct e vi lascio immaginare a quale scena penso…», alludendo al famoso accavallamento di gambe. «Ora devo guardarmi le spalle, immagino che molti uomini italiani mi odino. In passato ho già baciato Monica Bellucci», sorride soddisfatto. Quando gli facciamo notare che sul set di Un ragazzo d’oro il suo look (abbigliamento e pettinatura) non è proprio da sex symbol, l’attore rimane sconcertato: forse non è abituato alle critiche al suo fascino. Poi sbotta: «Certo, perché interpreto un matto!». Il regista Pupi Avati poi preciserà che non è affatto un matto, ma un depresso. Ad Avati piace mischiare le carte e anche questa volta sembra esserci riuscito. Così, dopo un carteggio estenuante di otto mesi, è riuscito a ingaggiare la diva delle dive riportando a Roma un clima da Dolce Vita. «Mai visti tanti fotografi e ammiratori attorno al set», commenta. «In compenso ho preso una superstar, ma le ho fatto interpretare un ruolo per lei inedito: tenero e materno». E com’è riuscito a domare la mangiatrice di uomini? «Con delicatezza e determinazione. Lei all’inizio non capiva: abi tuata alla vita di Los Angeles dove tutto è competizione, voleva interpretare il ruolo un po’ stereotipato della donna in carriera. Invece io sono di estrazione contadina, per me le donne sono le mamme, le nonne, le zie… Sono riuscito a rendere Sharon Stone dolce e non è stato facile. La sua personalità è molto complicata e poi è un’icona, ma è limitativo pensare solo alle sue gambe». E se non avesse accettato? «Non avrei fatto il film perché l’ho scritto pensando a lei». E Riccardo? «Saputo che c’era lei, non ha esitato un attimo. Anche per lui ho scelto un ruolo diverso: non il solito seduttore ma un uomo insicuro. Così potrà dimostrare che non è solo bello, ma anche bravo». «Pupi è una leggenda e il fatto che lavori con i figli Tommaso, sceneggiatore, e Mariantonia, regista, e il fratello Antonio, produttore, è incantevole», dice Sharon, non abituata alla dimensione familiare delle imprese, tipicamente italiana. La diva, che qualche anno fa è diventata buddista, ha poi spiegato: «Alla mia età le priorità cambiano. Oggi sono una grande ammiratrice di Papa Francesco e credo molto nella compassione. La cosa più importante è essere di buon esempio per i ragazzi, che sono il futuro». Sharon Stone ha tre figli adottivi: il primo, Roan, 13 anni, con l’ex marito Phil Bronstein e gli altri due, Laird, 8, e Quinn, 7, adottati da single. «Oggi il mio ruolo più bello è quello di madre. Mi rendo sempre più conto dì quanto sia centrale la figura materna nella vita. Per questo continuo a difendere le donne e i loro diritti». Per ora la Stone si gode l’Italia, dov’è stata accolta come una regina: «Ringrazio Fendi, che ha sponsorizzato il film e ha realizzato i miei abiti. Tutti gli attori della mia generazione vorrebbero lavorare con un regista italiano. Essere qui è un sogno diventato realtà».