Scalata di Unipol alla Bnl Assolti Fazio e Consorte

In Tribunale condanna a 3 anni e mezzo e 900.000 euro di pena pecuniaria con 15 milioni di euro di risarcimenti, tutto poi ribaltato dall’assoluzione in Appello, quindi annullamento in Cassazione dell’assoluzione, e ieri nuova assoluzione in Appello, tra l’altro nel merito «perché il fatto non sussiste», e non solo per prescrizione dell’aggiotaggio maturata nel frattempo a distanza di più di 8 anni dai fatti: diversamente dalla coeva e riuscita scalata della Banca Popolare di Lodi di Giampiero Fiorani alla Banca Antonveneta (consegnata agli archivi giudiziari con condanne definitive tra le quali anche quella dell’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio a 2 anni e mezzo per aggiotaggio) esce giudiziariamente intonsa la tentata scalata alla BancaNazionale del Lavoro sempre nell’estate 2005 da parte dell’Unipol amministrata all’epoca da Giovanni Consorte, Ivano Sacchetti e Carlo Cimbri. La terza Corte d’Appello di Milano, presieduta da Arturo Soprano, ha infatti assolto il terzetto di manager Unipol (dove nel frattempo Cimbri è diventato il numero 1); l’allora governatore di Bankitalia; il costruttore ed editore del Messaggero- Mattino-Gazzettino Francesco Gaetano Caltagirone, vicepresidente di Generali e azionista di Unicredit; gli immobiliaristi Vito Bonsignore (eurodeputato pdl), Danilo Coppola, Stefano Ricucci e Giuseppe Statuto; i fratelli Ettore e Tiberio Lonati; il finanziere di Hopa, Emilio Gnutti, e il banchiere Bruno Leoni di Banca Popolare Emilia-Romagna. In primo grado nel 2011 i giudici avevano ritenuto che nel maggio 2005 i tre dirigenti di Unipol avessero raggiunto, d’intesa con Fazio in Bankitalia, un accordo segreto con un gruppo di azionisti di minoranza di Bnl (il cosiddetto «contropatto » forte di un 24-25%), i quali da un lato si sarebbero impegnati a non aderire all’offerta pubblica di scambio (Ops) di azioni Bnl lanciata in marzo dagli spagnoli del Banco di Bilbao, e dall’altro avrebbero acquistato congiuntamente a Unipol un’influenza dominante su Bnl aggirando l’obbligo (una volta superato il 30%) di lanciare un’offerta pubblica di acquisto (Opa) contrapposta a quella del Banco di Bilbao. Il 30 maggio 2012 il primo processo d’Appello (presidente Flavio Lapertosa) aveva ribaltato le condanne e assolto gli imputati, ritenendo non raggiunta la prova della manipolazione dei titoli. Ma il 7 dicembre 2012 la Cassazione aveva annullato l’assoluzione, ordinando a un nuovo Appello di verificare se l’aggiotaggio non potesse essere integrato anche dalla falsità dei comunicati ufficiali, dagli acquisti indiretti di azioni per interposta persona da parte delle banche alleate di Unipol, e dalle artificiose modalità di acquisto di azioni nel contestuale esercizio di opzioni put e call. In ballo nell’Appello- bis ieri non c’era più la fedina penale (perché già il 19 dicembre 2012 sui reati era calata la prescrizione), ma piuttosto l’onore e il portafoglio degli imputati e delle tre persone giuridiche (Unipol , Hopa e Bper) che restavano in teoria esposti ai risarcimenti al Banco di Bilbao in caso sia di affermazione di responsabilità sia anche solo di prescrizione. Invece i giudici hanno deciso un’assoluzione piena, nel merito, «perché il fatto non sussiste», revocando sia le sanzioni pecuniarie a Unipol, Banca Popolare dell’Emilia Romagna e Hopa (il pg Felice Isnardi proponeva 720.000 euro), sia l’acconto di 15 milioni di euro alla parte civile Banco di Bilbao, ora condannata a pagare le spese processuali. Legittima, in un processo tecnico come questo, la soddisfazione di difensori che, come Elisa Scaroina, Giovanni Maria Dedola, Ermenegildo Costabile o Giampiero Biancolella avevano battagliato per anni attorno a queste imputazioni: «È stata una battaglia processuale coronata dal successo», commenta Roberto Borgogno che ha difeso Fazio insieme al professor Franco Coppi. E a una tv che gli domanda se dopo questa assoluzione dell’ex governatore di Banca d’Italia (condannato però per la scalata Antonveneta) si possa dire che Fazio fu «costretto a dare le dimissioni per niente», il difensore risponde «che il governatore si è dimesso anche in forza del suo senso delle istituzioni». In attesa dell’ultima Cassazione, dunque, per la scalata di Unipol a Bnl le uniche condanne definitive restano nel dicembre scorso quelle di Consorte e Sacchetti a 19 mesi e 18 mesi per ostacolo alla vigilanza di Consob in una lettera di Unipol il 23 maggio 2005; e quella di Consorte per insider trading, consistente non nell’aver lucrato in Borsa profitti su notizie sensibili, ma nell’aver comunicato al telefono riservate notizie sulla scalata (partecipanti, schemi, supporti finanziari) a due persone (i politici ds Fassino e Latorre) diverse da quelle legittimate dalla legge a riceverle per il loro ruolo. Per la scalata Antonveneta, invece, Consorte aveva già avuto 20 mesi per aggiotaggio e 10 mesi per appropriazione indebita e truffa.