Sardegna: Lo strazio davanti alle piccole bare «Non estranea la mano dell’uomo»

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view Nei feretri portati a spalla dagli amici ci sono una madre e la sua figlioletta e poi un padre e il suo figlioletto. Quattro vittime dell’onda di piena passata lunedì scorso per le strade di Olbia con la forza di un ciclone. Segue le bare una giovane donna: è Camilla, moglie di Francesco Mazzoccu e mamma del piccolo Enrico, tre anni, morti entrambi. E solo è rimasto anche Innocenzo, compagno di Patrizia Corona e papà di Morgana, due anni, annegate nell’auto che lui stava guidando. Due famiglie unite dal tragico destino che le ha cancellate. Due coniugi che non si danno pace. «Pover’uomo, voleva farla finita per non essere riuscito a salvarle, hanno dovuto sedarlo», sussurra un testimone oculare di quella sera, presente ieri ai funerali celebrati nel palazzetto dello sport di Olbia. Circa tremila persone, accorse per l’ultimo saluto ai «caduti » del capoluogo sardo (in tutto sei, con Anna Ragnedda e Maria Massa), alle quali papa Francesco ha voluto far arrivare unmessaggio consolatorio e un monito per bocca di monsignor Angelo Becciu, sardo, sostituto della Segreteria di Stato vaticana e inviato ad Olbia da Jorge Mario Bergoglio: «Il Papa invita tutti a sperare senza cedere allo sconforto… Vuole esprimere l’accorata partecipazione a questa sciagura che ha colpito la nostra cara terra di Sardegna… Auspica vivamente che il rispetto della natura e la necessaria cura del territorio possano evitare in futuro simili devastanti tragedie… ». Puntualizzazione, quest’ultima, raccolta e rilanciata dal vescovo di Tempio-Ampurias, monsignor Sebastiano Sanguinetti: «Non è estranea la mano dell’uomo. Ci sarebbero stati esiti meno devastanti se avessimo imparato a rispettare i ritmi del Creato». Il vescovo ha parlato di anomale montagne d’acqua, di misconosciuto ciclone, di una natura, insomma, che non ci sta. Davanti a lui c’era anche il volto attento del ministro per l’Integrazione, Cécile Kyenge. «La politica di prevenzione del territorio dovrà fare la sua parte—ha detto il ministro — ma oggi è il momento della solidarietà alle famiglie». Nel silenzio del Palasport si è a lungo levato lo straziante lamento di Camilla: «Perché?». Non sarà facile lenire il suo dolore e neppure quello del nonno di Enrico, Paolo, che oltre al nipote ha perso il figlio e deve fare i conti con il senso di colpa per non essere riuscito a salvarli. Quella sera era lì, a qualche passo da loro e ha lanciato invano una fune, prima che l’onda li travolgesse. «Se ne sono andati così, senza aver fatto nulla di male a questo mondo…». Dietro di lui si commuovono gli amici della squadra di kickboxing, lo sport amato da Francesco: «L’unico suo svago». E senso di colpa è anche quello di Innocenzo che ha visto morire Patrizia e Morgana. «Quella sera—prosegue il testimone—mi è passata davanti agli occhi la sua Citroën, mi son detto: ma dove vanno che la strada è un fiume… Quando la macchina è andata verso il canale gli ho urlato buttati. L’ho visto uscire dalla portiera e vedevo che cercava di tirar fuori anche loro due ma non ce la faceva». Innocenzo le vedeva, le sentiva. Fino a che sono state inghiottite dai flutti. «E lui è rimasto nell’acqua per ore, rischiando tantissimo. Voleva morire, lo diceva in continuazione, fino a che l’hanno portato via con la forza». Oggi è ricoverato e i colleghi poliziotti raccontano di una mente sconvolta. Drammi ad Olbia e drammi a Tempio Pausania, dove ieri si sono celebrati i funerali di altre tre vittime della sciagura: i coniugi Fiore e la loro consuocera Maria Loriga, finiti con un fuoristrada nel burrone che si è improvvisamente aperto sulla statale per Olbia. Bruno Fiore era un imprenditore della cave, fratello di Sebastiano, fra i più grandi produttori italiani di granito. «Non lavorava più da tempo perché aveva problemi di salute. Questa morte è terribile », sospira la moglie di Sebastiano con un senso di vuoto. Quel grande, terribile vuoto che stanno vivendo soprattutto Camilla e Innocenzo, vittime anche loro del devastante ciclone.

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