Ruby bis, la motivazione dei giudici su Fede,Mora,Minetti: le carte ai pm

—Quello che i pm Boccassini-Forno-Sangermano avevano constatato a margine dell’inchiesta su Berlusconi nel 2010-2011, ma avevano voluto limitarsi a considerare «un’anomalia », viene invece ora qualificato come «molto più che un dato anomalo» dalle tre giudici dell’altro processo a Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti: la presidente Annamaria Gatto e le giudici a latere Manuela Cannavale e Paola Pendino in 385 pagine non fanno giri di parole nel rilevare come «la dazione di 2.500 euro al mese da parte di Berlusconi, a tutti i soggetti che dovranno essere sentiti come testimoni in un processo penale nel quale Berlusconi stesso è interessato », sia «grave elemento indicativo di una corruzione in atti giudiziari» finalizzata a «una serie di false testimonianze concordate, quantomeno nella loro ossatura fondamentale». Una lettura che invece i legali di Berlusconi giudicano «totalmente sconnessa dalla realtà e dai riscontri fattuali». Alle future valutazioni dei pm il Tribunale addita la misteriosa riunione del 6 ottobre 2010 nello studio dell’avvocato Luca Giuliante (in vari momenti patrocinatore in sede minorile di Karima «Ruby» El Mahroug, difensore di Mora in una bancarotta, esponente del Pdl milanese). Solo afferrata da alcune intercettazioni, in questa riunione dalle 22.30 alle 6 la minorenne fu interrogata da un «emissario di lui» (espressione intercettata del pure presente fidanzato Luca Risso) su quanto aveva svelato in luglio e agosto aipmin verbali segretati. Per il Tribunale l’avvocato Giuliante «dopo l’”interrogatorio”, ne rivelava il contenuto a Berlusconi, che a sua volta rendeva pa r te c ipi va r i personaggi del suo entourage, tra cui Nicole Minetti». L’altro nervo scoperto resta la convocazione a catena ad Arcore il 15 gennaio 2011, a partire da una telefonata dello stesso Berlusconi a Barbara Faggioli, di una urgente riunione serale (alla presenza dei due avvocati-parlamentari dell’allora presidente del Consiglio, Ghedini e Longo) di tutte le ragazze perquisite il giorno prima dai pm. «In seguito a questa riunione — nota il Tribunale—tutte le ragazze, testimoni del nostro processo, iniziavano a percepire a tempo indeterminato almeno 2.500 euro al mese». E «tutte rendevano al processo dichiarazioni perfettamente sovrapponibi l i , per f ino con «terminologi e e f r a s eggi identici tra loro» ma a volte «senza sapere riferire il significato della parola o della frase utilizzata». Proprio come Karima quando, sulla scalinata del tribunale, legge una protesta dal «linguaggio particolarmente tecnico», per sua stessa ammissione «preparato da altri». Berlusconi ha sempre replicato di voler solo risarcire ragazze che avrebbero perso chance di lavoro a causa del clamore dell’indagine. Ma alle tre giudici la tesi pare smentita dal caso di Silvia Trevaini, giornalista Mediaset da 2.500/3.000 euro al mese, che non ha perso il lavoro ma riceve anche i 2.500 euro al mese dati alle testi da Berlusconi, il quale «nel corso degli anni risulta averle elargito intorno agli 800.000 euro, pagandole integralmente prima un appartamento a Milano 2 e poi uno nel pieno centro di Milano, oltre ad averle regalato varie autovetture, da ultimo una Audi TT». A parere del Tribunale, nemmeno può essere fatto rientrare dalla difesa nella «lecità investigativa regolata dal codice» il «rinvenimento del verbale di indagini difensive a casa di un soggetto (Marystelle Garcia Polanco, ndr) diverso da colei (Barbara Guerra, ndr) che le aveva rese»; o il ritrovamento a casa di Eleonora De Vivo di un verbale siglato da lei e «sostanzialmente identico» a quello «reso da Guerra ma non firmato». In Fede e Mora (7 anni per favoreggiamento della prostituzione sia delle maggiorenni sia della minorenne Karima) il Tribunale vede «due compari» che «in totale sinergia procurano a Berlusconi i “programmi” che gli piacevano», cioè «individuano e selezionano giovani donne da condurre al suo cospetto e le inducono al compimento di atti sessuali retribuiti». L’ex direttore del Tg4 è «necessario e unico mediatore nelle trattative tra Mora» (a un passo dal fallimento) «e Berlusconi, tese all’ottenimento dei prestiti poi erogati». E «il presupposto della soddisfazione di queste rispettive e convergenti aspettative» era «la intraneità al “sistema prostitutivo”, l’accesso ai suoi segreti, la potenzialità implicitamente ricattatoria che ne derivava». Minetti, «disponibile per Berlusconi in virtù del rapporto di fiducia- amicizia-interesse-amore (?) che la univa a lui», incassa 5 anni per favoreggiamento della prostituzione delle maggiorenni (non di Ruby) per il «fondamentale e continuativo ruolo di intermediazione » nel corrispondere «alle ragazze che abitavano in via Olgettina i canoni di locazione e le bollette pagati da Berlusconi utilizzatore finale delle prostitute».