Rubato un milione di elemosine nel paese di Papa Giovanni

Il viso pacioso di Papa Giovanni occhieggia dalla vetrine dei negozi, è sui souvenir destinati ai pellegrini e sulle sculture, sempre con un mano alzata in un gesto benedicente che protegge gli abitanti di Sotto il Monte, suo paese natale. Ma è proprio sotto quel suo sguardo onnipresente che un suo concittadino, ex seminarista e stretto collaboratore della parrocchia, sarebbe riuscito in dieci anni a trasformare le casse parrocchiali, le cassette delle e l emo s ine e perfino le vendite delle candele nel proprio bancomat personale, intascando fino a un milione di euro. In paese non si parla d’altro, ma non da oggi: il parroco don Claudio Dolcini ha colto in flagrante il suo collaboratore il 24 febbraio, e da allora la voce — accompagnata dal nome del presunto responsabile — si era sparsa tra la casa natale di Angelo Roncalli e i vigneti che salgono sulle colline. Ma la vicenda sta per approdare in Procura soltanto adesso. «Finora ho cercato di ragionare da parroco, di recuperare il denaro impedendo uno scandalo che avrebbe diviso la comunità », spiega il sacerdote. Che, arrivato in paese due anni fa, si era trovato nei libri contabili una voragine di mezzo milione di euro. Incomprensibile, se si considera che tra aprile e ottobre a Sotto il Monte arriva una media di 50.000 pellegrini al mese, molti dei quali lasciano nelle chiese cittadine offerte grandi e piccole. Sospettando falle nella gestione economica, il parroco ha requisito le chiavi di tutti i collaboratori, ha deciso che ogni somma raccolta venisse subito consegnata a lui e poi chiusa in cassaforte, e ha perfino istituito un sistema di buste chiuse con relative ricevute per ogni offerta. Da un momento all’altro le entrate sono triplicate. Tranne quelle della vendita delle candele, che continuavano a languire a dispetto della miriade di lucine che punteggiano le navate. Questo perché un collaboratore della parrocchia, che gestiva anche i rapporti con i fornitori e all’epoca era amministratore comunale e a capo di un’associazione benefica, si era tenuto un mazzo di chiavi. E in mancanza d’altro, continuava a prelevare dalle cassette delle candele. Per arrivare a lui il parroco ha fatto installare una telecamera di sorveglianza nei pressi delle cassette delle candele e poi si è piazzato in paziente attesa davanti al monitor in sacrestia. Fino a quando ha visto il fidato collaboratore spuntare dalla penombra, aprire lo sportellino e riempirsi le tasche. «Quando l’ho scoperto non ha saputo darmi una spiegazione ma era tutto chiaro — racconta il sacerdote —. Nei mesi successivi gli ho suggerito di trovare un modo per restituire il denaro senza arrivare per forza in tribunale. Lui ha proposto la cessione alla parrocchia di una palazzina di sua proprietà, ma utilizzando una formula talmente fumosa e irregolare che avrebbe solo peggiorato le cose. Alla fine ho deciso di rivolgermi all’avvocato: abbiamo le testimonianze e il filmato». Un perito sta effettuando una valutazione contabile per quantificare con precisione il danno subito dalla parrocchia, e nei prossimi giorni sarà presentata in Procura una denuncia per appropriazione indebita e furto. Nel frattempo il diretto interessato continua a fare lo gnorri: «Sento anche io queste voci sugli ammanchi in parrocchia, ma in mancanza di una denuncia non posso dire se sono io la persona sotto accusa»