Rocco Papaleo: “Io, Prete che ha lasciato la Tonaca, ora mi confesso…”

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Nel secondo film da lui diretto e interpretato, Una piccola impresa meridionale, già nelle sale, veste i panni di un ex prete, Don Costantino. Un progetto cinematografico che inorgoglisce molto Rocco Papaleo che, in occasione della presentazione della pellicola, racconta a Top la sua singolare ricetta per ritrasformare l’Italia in un bel… Paese. Cosa rappresenta per te questa seconda pellicola di cui sei regista? «Amo molto questo film, reso possibile dall’incoscienza dei miei produttori, che mi hanno lasciato lavorare in piena libertà». Il film è tratto dalla tua omonima fatica letteraria, uscita contemporaneamente alla pellicola… «Spero tanto che chi vedrà il film possa poi andare a leggere anche il libro, dove troverà approfonditi alcuni passaggi emotivi e le storie dei vari personaggi, a partire da quello principale, un prete che si “spreta” per una ragione molto singolare». »Sono il fratello di Scamarcio» Quale? «Si innamora di una donna e si spoglia del suo abito talare pur di non tenere un piede in due scarpe. Solo che poi lei, che subiva esclusivamente il “fascino della divisa” nel momento in cui lui si toglie la tonaca, non lo ama più. Nonostante tutto, però, quest’uomo non perde la sua spiritualità, la sua fede, anzi, vi rimane aggrappato. E proprio grazie a questo contatto, non filtrato da alcun -schematismo religioso, elabora meglio il suo percorso e la sua rinascita». Cast di prim’ordine… «Sono molto soddisfatto dei professionisti con cui ho avuto modo di collaborare. Dall’incantevole Sarah Felberbaum a Claudia Potenza. C’è poi Barbora Bobulova e c’è anche “mio fratello minore” Riccardo Scamarcio: la dimostrazione che la genetica è proprio una cavoiata (ride, ndr). Ad impreziosire il cast c’è pure la grandissima e immensa Giuliana Lojodice, la piccola Mela Esposito oltre a tanti altri. Infine devo dire che anche la colonna sonora ha un ruolo molto importante. Al termine della lavorazione del film, mi hanno fatto ascoltare la canzone Dove cadono i fulmini di Erica Mou, che sembrava essere stata scritta proprio per questa pellicola. Non ho potuto fare a meno di inserirla, anche se, per questo, ho dovuto ideare appositamente una nuova sequenza. È stato un gran bel valoi’e aggiunto». «Rinascere è sempre possibile» Il film affronta diverse problematiche legate al nostro Paese… «Problematiche come quella della questione meridionale, incagliata in alcuni luoghi comuni e in alcuni tabù, che mi stanno particolarmente a cuore. E il mio tentativo, di uomo e di artista, è proprio quello di sviscerarli». In che modo? «Affrontandoli e cercando in qualche maniera di dare un piccolo input per tentare di superarli. Detto questo, la cosa che mi preme di più, oggi come oggi, è dare una carezza agli spettatori, un sollievo. Vorrei poter essere gradevole, senza per questo essere superficiale». Qual è il messaggio che vuole lanciare questa pellicola? «Il film vuole raccontare la possibilità di rinascere, agendo, però, nel proprio “metro quadrato”». Il film è stato prima presentato a Roma, poi a Brescia… «Que sto fa parte di un mio tentativo di contatto con il Nord, un posto che mi sta molto a cuore e nei confronti del quale sento una gran voglia di comunicare. Anche se io sono meridionale, e insisto sulla mia provenienza, è come se sentissi la necessità di creare una osmosi tra tutte le zone geografiche del nostro Paese. Il Nord si è impreziosito grazie ai nostri migliori talenti che si sono trasferiti lì per cercare di “sfangare” la propria vita, portando allo stesso tempo le proprie competenze e anche il proprio calore. Ora vorrei che il settentrione scendesse verso Sud, portando a noi le loro competenze e il loro talento. Sono convinto che, se ci mischiassimo tutti come in uno shaker, trasformeremmo l’Italia in un grande Paese». «Gli sono stato legato per anni» Questo tuo secondo film è dedicato a Francesco Nardi… «Era il capo-truccatore, una persona a cui sono stato legato per anni. Ho fatto tanti film con lui. Un uomo meraviglioso che se n’è andato un anno fa, con cui ho condiviso tante belle cose e che mi piace ricordare in un momento così felice».