Roberto Farnesi: Tenebroso nella fiction, Roberto è in realtà un uomo solare, spiritoso e innamorato

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Si definisce romantico, ma non tormentato, a differenza dei personaggi che spesso interpreta sul piccolo schermo. E se il tenebroso Alessandro Monforte sarà il protagonista delle nuove, intricate vicende della seconda stagione de Le tre rose di Èva, Roberto Farnesi ci tiene invece a far conoscere il suo lato più divertente e goliardico. Non a caso, i bookmaker lo danno già confermato nel cast della prossima edizione di Ballando con le stelle, il talent show di Milly Cariucci. Ma lui non si sbottona: «Non posso ancora dire nulla, perché non ho ancora firmato il contratto », racconta a Nuovo Fattore toscano. Però ammette di avere in cantiere un progetto che non prevede il set. «Vi assicuro che finalmente conoscerete il vero Roberto Farnesi. Mi vedrete in altre vesti, fuori dagli schemi. Spero che possiate restarne piacevolmente sorpresi!», si augura. «Con lei c’è una bella intesa» E come sarebbe il vero Roberto Farnesi? «Romantico. Se vedo un bel tramonto, per esempio, mi fermo ancora a guardarlo e mi ci perdo. Ma sono anche un toscanaccio “tutto risate e scherzi”. Basta chiedere ad Anna Safroncik oppure a Euridice Axen chi è Farnesi!». A proposito, sul set de Le tre rose di Èva sei sempre circondato da belle donne. Che compagna d’avventura è stata Anna Safroncik? «Non voglio fare il “buonista”, ma con lei ci sono state subito una grande sintonia e una bella intesa. Mai una discussione o uno screzio. Io non credo nell’amicizia tra uomo e donna, ma credo nella stima reciproca. Con Anna è stato così da subito: è una persona davvero eccezionale, ridiamo e scherziamo anche fuori dal set. Peccato che io viva in Toscana e lei a Roma». Che cosa ci racconti delle altre attrici del cast? Ci sono mai stati conflitti degni della trama della fiction? «A essere sincero io sono trovato bene con tutte loro, anche se ho interagito meno con le altre. In questa seconda stagione ho avuto modo di lavorare con Euridice Axen, che conoscevo solo per la sua parte in R.I.S. E ho scoperto una persona bella, divertente e intelligente ». «La mia compagna? Può stare tranquilla» La tua fidanzata, con cui hai una storia da cinque mesi, è gelosa? «Be’, diciamo che non fa i salti di gioia e un pochino certe scene in Tv la infastidiscono. In ogni caso, può stare tranquilla perché la natura è stata molto generosa con lei: non ha nulla da invidiare alle mie colleghe!». A proposito, siete riusciti a fare quel viaggio in moto di cui avevi parlato a Nuovo qualche settimana fa? «Certo, siamo stati in Sicilia e lei si è dovuta sorbire me e la mia Harley-Davidson! Dovete sapere che questa moto è bellissima per chi la guida, ma è scomoda e rumorosa per chi viaggia seduto dietro…». Torniamo a Le tre rose di Èva. Tra pochi giorni riparte la seconda stagione: che cosa ci dobbiamo aspettare? «Intanto, con tutti i problemi che l’Italia si trova ad affrontare in questo momento e che pare non accennino a diminuire, direi che un’ora o poco più di svago ce la meritiamo tutti. Questa seconda stagione è confezionata alla perfezione ed è un mix perfetto di mèlo e vicende romantiche, ma anche di giallo, mistery e thriller. E poi c’è molta più leggerezza rispetto alla prima. Per di più arriva, come ho detto, in un periodo in cui c’è veramente bisogno di staccare la spina ogni tanto». Qual è il segreto del successo della fiction? «Forse i telespettatori hanno visto e capito che si tratta di un buon prodotto; ma soprattutto hanno constatato che siamo una bella squadra. Noi attori ci siamo appassionati tantissimo a questa saga: leggevamo il copione quasi fosse un vero e proprio romanzo, scorrendo veloci le pagine per scoprire che cosa sarebbe accaduto nella scena successiva. Tutti noi ci aspettavamo che alcune storie sarebbero finite in un determinato modo e invece… Be’, avrete modo di scoprirlo! Fidatevi di me, non perdetevi la prima delle 14 puntate perché vi assicuro che non avrete certo modo di annoiarvi!». Tre aggettivi per descrivere la prima stagione e tre per avere qualche anticipazione della seconda… «Non sono bravo in queste cose. Te ne dico uno solo che per me descrive benissimo tutte e due le stagioni, ma la seconda in modo particolare: divertente. Era questo l’intento e direi che lo scopo è stato raggiunto». Quali emozioni ti ha regalato Le tre rose di Èva? «Il personaggio lo avevo già conosciuto, affrontato e amato lo scorso anno, ma è stato comunque interessante scoprirne le evoluzioni e i tormenti. Ma l’emozione più forte me l’ha data la location: Villa Chigi era davvero da brivido. Ho scoperto che lì sono stati girati moltissimi film horror negli anni Settanta; per certi versi è stato inquietante perché io non riesco a essere molto razionale nelle situazioni e streme e ti assicuro che l’atmosfera era davvero carica di tensione». «La Tv mi ha dato grande popolarità» Ci puoi anticipare qualcosa sul tuo personaggio? «No, perché il mio Alessandro Monforte parte subito in quarta ed è coinvolto fin dai primi istanti nella storia principale. Dopo la puntata iniziale sarà tutto un susseguirsi di colpi di scena. Per esempio: molti si aspettano il ritorno di Viola, la mia ex moglie, e invece quell’episodio sarà solo marginale perché altri intrighi – e altri attori – arrivano a mescolare le carte in tavola». Qual è stato il ruolo che ti ha dato più soddisfazione? «Con la stessa produzione, Mediavivere, e con lo stesso regista, Raffaele Mertes, i momenti più belli e intensi li ho vissuti girando Questa è la mia terra con Kasia Smutniak, Remo Girone e Massimo Poggio. L’intero cast era meraviglioso e il mio personaggio mi ha regalato davvero tanto. Un altro ruolo che ricordo con piacere è quello del mio primo film, Femmina, con Monica Guerritore». Il fatto di essere uno dei principali volti della fiction italiana ti esclude un po’ dal grande schermo? «Ho iniziato con il cinema, ma oggi si fanno pochi film. Al contrario, quella delle fiction è una grandissima industria che permette di lavorare in modo continuativo. E regala moltissima popolarità. Io non vedo questa contrapposizione tra piccolo e grande schermo, ma ammetto che in Italia un po’ di snobismo esiste: la serie ER – Medici in prima linea non ha mica ostacolato la carriera di George Clooney!».