Roberta Ragusa: La sua migliore amica commenta gli sviluppi del caso

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«Questi nuovi testimoni spuntati dal nulla mi lasciano piuttosto perplessa: non dubito della buona fede di nessuno, ma in diverse dichiarazioni ci sono molte cose che lasciano interdetti. Credo che la scomparsa di Roberta abbia scosso anche chi non la conosceva personalmente, ma bisogna distinguere quelle che sono le ricostruzioni oggettive dalle suggestioni: non si possono confondere impressioni personali con dati di fatto». Letizia Badalassi, 46 anni, è una tra le più care amiche di Roberta Ragusa, la donna scomparsa a 44 anni, la notte tra il 13 c il 14 gennaio 2012, dalla sua abitazione di Gel lo, frazione di San Giuliano Tenue. Dopo quasi due anni di ricerche, il giallo di Roberta rimane avvolto dal mistero sebbene non passi mese che non emergano inattese dichiarazioni che riaccendono i riflettori sulla vicenda. «Io e Roberta ci conoscia la nostra amicizia , è in ziata alle scuole medie», racconta Letizia. Stesso banco di scuola condiviso per tre anni fino a ritrovarsi, dieci anni fa, nella stessa palestra e riallacciare quel legame così forte che fin da ragazzine le aveva unite. «Non mi rassegno alla sua scomparsa», spiega Letizia, «e mi batterò aHìnché il caso non venga archiviato», dichiara. E il rischio di archiviazione è concreto: dopo quasi due anni, unico indagato per omicidio e occultamente di cadavere rimane il marito della Ragusa, Antonio Logli, 49 anni, con cui Roberta è contitolare di un’autoscuola, e con il quale ha avuto i figli Daniele, 17 anni, e Alessia, 13. Una famiglia in apparenza felice se non fosse che, dalle ricostruzioni, Roberta potrebbe aver scoperto proprio quella notte che il marito intratteneva da anni una relazione con Sara Calzolaio, 29 anni, ex babysitter dei loro figli e impiegata nell’autoscuola di famiglia. «Conosco molto bene la famiglia Logli: Roberta non la troverete mai. E il caso si chiuderà, non la troverete mai. Perché dico questo? Lo sanno i carabinieri, basta», ha dichiarato recentemente la colf della famiglia Logli a Linea Gialla, suscitando clamore per frasi apparentemente sibilline. «Anche se non posso parlare al posto di altri, credo di poter dire che le parole della signora Margherita significhino in sostanza che se Roberta non è stata trovata finora, sarà sempre più difficile con il passare del tempo», spiega la Badalassi. Le nuove dichiarazioni della colf però, vanno a integrarsi con la ricostruzione che la donna aveva già fatto a suo tempo: agli inquirenti disse che verso mezzanotte di quella notte aveva visto l’auto di Antonio Logli fuori dal cancello e non, come di solito, airintemo, e di aver notato, il giorno successivo alla scomparsa di Roberta, il carrello dei detersivi spostato con i guanti appesi in una posizione diversa. «Roberta è una donna estremamente ordinata, quasi manicale», spiega Letizia, «per cui quello riportato potrebbe essere un particolare non irrilevante. Penso però che se certe dichiarazioni della signora Margherita sono state rese pubbliche solo ora, sia soltanto per la sua reticenza a esporsi dal punto di vista mediático». E proprio il timore di suscitare clamore mediático pare sia alla base della testimonianza tardiva di un altro teste di quella notte, il vigile del fuoco Filippo Campisi che, a distanza di venti mesi dalla sparizione di Roberta, ha raccontato che nel gennaio del 2012 vide una donna in vestaglia nella strada adiacente alla palazzina dove viveva rimprenditrice salire su un Suv, e poi udì un urlo nella vicina Via Gigli. «Dalle ricostruzioni è sempre emerso che Roberta indossava un pigiama e non una vestaglia», sottolinea la Badalassi.

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