Roberta Ragusa: Il suo inferno era in famiglia

L’ ultima volta che l’ho vista è stata al supermercato. Era con Daniele, il figlio maggiore. L’ho solo incrociata, l’ho salutata appena. Era tesissima. Capii da quel suo sguardo, che ben conoscevo, che non era il momento di parlare». Il momento buono non è mai arrivato. Perché Roberta Ragusa è scomparsa pochi giorni dopo, era il 14 gennaio 2012, come volatilizzata da quella casa a San Giuliano Terme, provincia di Pisa, «che per lei era tutto». Ora è Letizia Badalassi, una delle sue più care amiche, a ricordarla provando a fare il punto su un’indagine che sembra girare a vuoto. «Lo faccio a fatica, perché con Roberta condividevo una riservatezza che rompo solo perché spero che serva a ritrovarla». La memoria corre a queiramica che conosceva dai tempi delle medie. «Ci eravamo frequentate molto da ragazzine, poi la vita ci aveva allontanate. Finché da adulte, con figli più o meno della stessa età, ci siamo ritrovate in palestra ». Quelle ore, racconta Letizia, per Roberta erano preziose. «Seguiva i corsi la mattina e ci vedevamo poi per un caffè da sole. Ma quei momenti per sé li ritagliava senza togliere tempo agli impegni di Daniele e Alessia o al lavoro nell’autoscuola che gestiva con il marito Antonio». Già, Logli. Quel compagno di vita che adesso è al centro dei sospetti, unico indagato per lomicidio di Roberta. L’avrebbe uccisa, secondo gli inquirenti, e poi avrebbe fatto sparire il corpo con l’aiuto del padre Valdemaro e di Sara Calzolaio, sua amante da sette anni. Secondo fonti vicine alla procura, questo sarebbe l’ultimo Natale di Antonio a casa prima di una stretta investigativa decisiva. Su questo Letizia non si esprime. «Ho grande fiducia nella procura di Pisa. So che lavora in silenzio, spero si arriverà a una verità provata su quel che è successo a Roberta. Ma so anche che in assenza di elementi concreti l’inchiesta potrebbe essere archiviata». Intanto nelle ultime settimane si sono rincorsi diversi testimoni che avrebbero visto strani movimenti quella notte davanti alla casa di Roberta. Una di loro, in particolare, è protetta in modo speciale dagli investigatori, nel timore, si dice, che la sua deposizione, considerata fondamentale, venga screditata. «Si tratta di una persona che si trova in una situazione delicata», concorda Letizia. Che con la memoria torna al giorno in cui scoprì che l’amica non cera più. «Mi avvisò mia figlia, che aveva letto l’appello del figlio di Roberta su Facebook. Rimasi subito sconcertata dalla foto che avevano usato per la segnalazione». In che senso? «È una foto di molti anni fa. Ora tutti se la immaginano magrolina, un tipino che veste in modo sexy. Ma in realtà è una donna alta, che negli anni si era arrotondata, bella ma per nulla appariscente ». Un altra persona. Com era davvero Roberta? «Innanzitutto una donna seria, con principi morali rigorosi, persino all antica. Tutto per lei ruotava attorno ai figli e alla casa». Era impegnata, Roberta. «Lavorava in autoscuola al pomeriggio, delle attività dei figli si occupava lei. Ed era sia rappresentante di classe sia nel direttivo che controllava la mensa scolastica. Le sembra una pronta a fuggire da un momento all’altro?». Eppure, dalle ultime ricerche effettuate su Internet sul suo computer si scopre che cercava informazioni sulle procedure di separazione. «Con Antonio ci aveva provato fino alla fine, aveva tentato di tutto per salvare quel matrimonio. Ma era profondamente insoddisfatta, negli ultimi mesi spesso nervosa e pronta alla polemica». Ma non si era confidata con lei? «È sempre stata riservatissima. Lanciava la battuta, tipo: “Se tu sapessi../’, ma non andava oltre». I problemi erano tutti a casa. «Si lamentava dei suoceri, la convivenza nella stessa villetta era complicata. Le ripetevo: “Non potete andarvene?” Lei rispondeva solo: “Magari fosse così facile’». Il suo fulcro rimaneva dunque casa Logli, soprattutto per il bene dei ragazzi. «Roberta, che era figlia unica, aveva assistito i genitori fino all’ultimo. Quando era morta la madre, per lei era stato un dolore immenso, spesso andava a piangere sulla sua tomba. Mi aveva confidato: “Non vorrei mai che i miei figli soffrissero così quando morirò”. Come potrebbe andarsene, abbandondando i suoi ragazzi, una che ragiona a quel modo? ». Una donna che peraltro «era delicata di salute, aveva sofferto per una vita di sinusite. D’inverno metteva sempre sciarpa e cappello. Pensare che sia uscita quella notte in pigiama è pura follia». Eppure, questo sembra sostenere Antonio. Quel marito che la tradiva da anni con la segretaria della loro autoscuola, baby sitter dei ragazzi. «Sara per Roberta era una sorella minore, a lei affidava il bene più prezioso. Scoprire che era l’amante di Antonio sarebbe stato come morire»