Roberta Ragusa: Anche i carabinieri vogliono che Antonio Logli venga procesato

watch By on 2 maggio 2014
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enter site Giuliano Terme (Pisa) . accusa nei confronti di Antonio Logli si fonda es- R fi senzialmente su tre nuove testimonianze emerse negli ultimi mesi e che confermano quanto già dichiarato dal primo testimone, Loris Gozi. Quest’ultimo ha riferito di avere visto il marito di Roberta Ragusa in strada quella notte, smentendo quanto da lui stesso raccontato agli inquirenti: ovvero che non si era mai mosso da casa e che si era accorto dell’assenza della moglie solo il mattino seguente”. Questa è la conclusione alla quale sono giunti gli investigatori che, nel corso di questi due anni di indagini, ritengono di aver raccolto tutti gli indizi sufficienti a chiedere che Antonio Logli, 50 anni, venga processato per l’omicidio della moglie, Roberta Ragusa. «LOGLI ERA FERMO SULLA SUA AUTO» Come tutti ricorderete, Roberta Ragusa, 45 anni, è scomparsa nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 dalla sua abitazione di Gello di San Giuliano Terme, in provincia di Pisa. Da allora i suoi resti non sono mai stati ritrovati. Nonostante l’assenza del corpo, che costituirebbe la prova decisiva dell’omicidio, gli inquirenti vogliono portare al più presto Antonio Logli di fronte a un giudice. A convincerli è stata la relazione presentata proprio in questi giorni dai carabinieri, che hanno ricostruito quanto potrebbe essere accaduto quella maledetta notte attraverso le dichiarazioni di quattro testimoni chiave. Si tratta del giostraio Loris Gozi, la vicina di casa Silvana Piampiani, il vigile del fuoco Filippo Campisi e Margherita Latona, lex colf di Roberta. Giallo, negli ultimi mesi, ha parlato più volte con tutti e quattro per raccogliere la loro versione. Provando a mettere insieme i loro racconti, infatti, tutto sembrerebbe seguire un filo logico ben preciso. Partiamo dalle dichiarazioni di Loris Gozi, 36 anni. Il testimone sostiene di aver incrociato il marito di Roberta Ragusa in macchina, intorno a mezzanotte e mezzo in via Gigli, a poche centinaia di metri da casa Logli. L’uomo, dice Gozi, era solo a bordo della sua auto par- I cheggiata sul ciglio della strada. Dopo una ventina di minuti, lo stesso Gozi ha visto un uomo litigare con una donna vicino al luogo del primo avvistamento, per poi caricarla in macchina e fuggire a grande velocità. Erano Antonio e Roberta? «HO VISTO UNA COPPIA LITIGARE IN STRADA» Gozi non ne è sicuro, ma le sue dichiarazioni sono state confermate da quelle della seconda testimone, Silvana Piampiani, 58 anni. Ecco quello che la donna ha detto proprio a Giallo qualche tempo fa: «Quella sera sono uscita di casa in motorino intorno a mezzanotte e un quarto per andare in farmacia. Ho percorso la stessa strada per quattro volte, perché quando sono arrivata in farmacia la prima volta mi sono accorta di non avere i soldi e sono dovuta tornare indietro. Prima ho visto una donna con una tuta rosa camminare in strada e poi, la seconda volta, ho notato una coppia litigare vicino a una macchina. Al terzo passaggio non c era più nessuno, ma l’ultima volta che ho percorso quella via ho visto Antonio Logli intento ad armeggiare proprio nel punto in cui avevo visto la coppia discutere». L’ipotesi della lite in strada è avvalorata anche dal terzo testimone, il vigile del fuoco Filippo Campisi, 49 anni. Ecco la sua versione: «Una notte del gennaio 2012, rientrando a casa mia in macchina, ho sentito una donna urlare all’altezza di via Gigli». L’uomo, però, ha aggiunto un particolare ancora tutto da chiarire: «Poi, passando di fronte alla casa di Roberta, ho visto una donna uscire dal cancello in pigiama e salire su un fuoristrada». Che quella notte ci siano stati diversi movimenti dentro e fuori casa Logli sembra essere confermato, infine, dalla quarta testimonianza, quella della colf Margherita Latona. Questa donna è sicuramente la testimone più vicina a Roberta, l’unica che la conosceva molto bene anche di persona avendo lavorato per anni in quella casa. Margherita, quella notte, sostiene di essere passata in macchina davanti alla villa della famiglia Logli e di aver visto l’auto di Antonio parcheggiata fuori. Un particolare che l’ha incuriosita, perché Logli, tutte le sere prima di andare a letto, rimette sempre l’auto all’interno del cortile. Ma c’è di più. La colf, quando il mattino successivo alla scomparsa si presentò a casa Logli, notò anche che Antonio aveva una vistosa ferita sulla fronte. Quel graffio non sfuggì nemmeno ai carabinieri quando Antonio Logli si presentò in caserma per fare denuncia. Lui rispose di essersi tagliato mentre lavorava sotto un albero di ulivo. Non è ancora chiaro, però, dove e in che modo sia stata uccisa la donna. Non si sa nemmeno quale sia stata, se c’è, l’arma usata dall’assassino. E soprattutto non si conosce in quale luogo sia stato nascosto il suo cadavere. Un nuovo testimone che preferisce restare anonimo, come vi abbiamo raccontato la scorsa settimana, si dice convinto che il corpo di Roberta sia stato gettato in una botola dell’ossario al cimitero di Orzignano, una frazione di San Giuliano Terme. Sono stati fatti tutti gli accertamenti del caso? Non ci risulta. ■ di Paolo Ferrari

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