Roberta Ragusa: Adesso spunta un uovo testimone chiave

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Ce un nuovo testimone nel caso di Roberta Ragusa? Esiste davvero una persona che poco dopo la scomparsa della donna sentì per caso parlare il marito, Antonio Logli, e il suocero Valdemaro, in un momento in cui i due pensavano di non essere ascoltati da nessuno? Possiamo dire, insomma, che ce ancora qualcuno in grado di aiutare gli inquirenti a scoprire finalmente la verità, ma che non ha ancora avuto il coraggio di farsi vivo? Ad avanzare questa sconvolgente ipotesi è un uomo che ha già parlato a Giallo alcune settimane fa. Un uomo che anche in questo caso, per tutelarsi, si è detto disposto a incontrarci ancora in una località vicino a Pisa, a patto di non rivelare la sua reale identità. Noi, come sempre, rispetteremo la sua scelta. E soltanto per comodità lo chiameremo Mario, usando un nome di fantasia. «TUTTO RUOTA INTORNO A QUEL CIMITERO» Mario (lo vedete fotografato di spalle nella prossima pagina) è un uomo che si occupa del caso Ragusa da tanto tempo. Quando ci ha contattato la prima volta, come forse ricorderete, lo ha fatto per illustrarci con dovizia di particolari la sua teoria sulla tragica fine di questa giovane mamma scomparsa ormai due anni e mezzo fa, tra il 13 e il 14 gennaio 2012, dalla sua abitazione di Gello di San Giuliano Terme, in provincia di Pisa. Secondo gli investigatori, Roberta Ragusa, 45 anni, è stata uccisa dal marito Antonio Logli, 50 anni, che presto potrebbe essere processato per omicidio e distruzione di cadavere. Il corpo senza vita della donna, infatti, non è mai stato trovato. E proprio su questo punto, ovvero sul luogo in cui sarebbero stati nascosti i suoi poveri resti, Mario continua a ribadire la sua versione dei fatti: «Lo dico e lo ripeto: il cadavere di Roberta Ragusa è stato nascosto in una botola dell’ossario comune del cimitero di Orzi-gnano, a poco più di tre I chilometri dalla casa in cui la donna abitava con il marito e i suoi due bambini». Al cimitero di Orzigna-no, è bene ricordarlo, è sepolta Elsa Alpini, la mamma di Roberta, morta esattamente dieci anni fa. E proprio in quel cimitero Antonio Logli si era recato il giorno dopo la scomparsa, sostenendo di essere andato a cercare la moglie. Di fronte ai carabinieri Logli aveva provato a giustificarsi in questo modo: «Ci sono andato perché pensavo che mia moglie Roberta si fosse allontanata per andare a pregare sulla tomba di sua madre». Nessuno, però, ha mai creduto a queste sue parole. «QUALCUNO FORSE LI HA SENTITI PARLARE» È vero. Lo strano atteggiamento di Antonio Logli e la sua prolungata presenza a Orzignano il giorno dopo la scomparsa, fanno di quel piccolo cimitero di paese un luogo molto misterioso nel quale non sareb be stato poi cosi complicato occultare un cadavere, magari anche solo come nascondiglio provvisorio. Ma è altrettanto vero che non basta il comportamento sospetto del marito per spiegare la teoria secondo cui il cadavere di Roberta sarebbe stato nascosto in una botola dell’ossario. Per questo abbiamo chiesto di nuovo a Mario se esistono altri motivi che lo hanno spinto a concentrare la sua attenzione su quel cimitero. E solo dopo qualche minuto, mentre Mario ci parlava, abbiamo scoperto che sì, la sua ricostruzione si basa anche su un’altra impressionante ipotesi. Oppure, come preferisce definirlo lui stesso, su un inquietante interrogativo che da tanto tempo lo tormenta. Ecco, per la prima volta Mario ha voluto indicarci una nuova suggestiva pista da seguire. Ascoltate quello che ci ha detto: «Dunque, è noto a tutti che una settimana dopo la scomparsa di Roberta, suo marito Antonio e il suocero Valdemaro Logli, anche lui indagato per concorso in occultamento di cadavere, si imbarcarono su un traghetto per l’Isola d’Elba. Niente di strano, almeno in apparenza, perché proprio all’Isola d’Elba la famiglia Logli possiede un terreno e due case, in cui è solita trascorrere buona parte dell’estate. Logli disse di essere andato a cercare la moglie pensando che potesse essere fuggita proprio nella casa al mare. Nessuno, però, ha mai ipotizzato che durante quel viaggio in traghetto Antonio e suo padre Valdemaro possano aver colto l’occasione per confrontarsi tra loro lontano da occhi indiscreti. Quello che voglio dire, quindi, è questo: e se un altro viaggiatore che si trovava per caso sullo stesso traghetto li avesse sentiti parlare tra loro in gran segreto di quello che potrebbe essere successo a Roberta Ragusa? E se quel viaggiatore, ancora guarda caso, li avesse sentiti parlare proprio del cimitero di Orzi- gnano? Allora io mi chiedo: gli inquirenti hanno rintracciato i nomi di tutte le persone che quel giorno erano sul traghetto per l’Isola d’Elba? Hanno verificato quello che sto dicendo? Perché non ascoltano quei passeggeri?». NESSUNA IPOTESI DEVE ESSERE TRASCURATA Ma attenzione: il fatto che qualcuno possa aver sentito Antonio Logli e suo padre parlare del cimitero di Orzignano, non significa per forza che gli stessi due stessero discutendo del luogo in cui sarebbe stato nascosto il corpo senza vita di Roberta. Il particolare, comunque, è molto curioso e a questo punto, quindi, ci siamo sentiti costretti a interrompere Mario per chiedergli se sia già andato dagli inquirenti per illustrare anche a loro questa ipotesi. Risponde l’uomo: «No, non l’ho mai fatto. Ma a suo tempo dissi loro di andare a controllare in quel cimitero. Chissà se mi ascoltarono veramente?». Le parole di quest’uomo, forse, non sono soltanto una provocazione. Dopo tutto, perché avrebbe voluto avanzare questa ipotesi? Tanto varrebbe accertarla, perché se quello che dice fosse vero, le sue affermazioni avrebbero un’importanza cruciale. Significherebbe, cioè, come abbiamo ipotizzato all’inizio di questo articolo, che 34 esiste una persona che ha assistito di nascosto al dialogo tra Antonio Logli e il padre, in cui i due parlavano del cimitero di Orzignano, cioè del luogo in cui secondo le ricerche di Mario si troverebbero i resti di Roberta. In poche parole, saremmo di fronte a un nuovo testimone. Un testimone chiave, che si aggiungerebbe ai quattro testimoni già sentiti dagli inquirenti: Loris Gozi, il giostraio, Silvana Piampiani, la vicina di casa, Margherita Latona, l’ex domestica, e Filippo Campisi, il vigile del fuoco. In base ad alcune indiscrezioni, del possibile nuovo testimone si conoscerebbe soltanto la professione, ma non la sua vera identità. Questo però è soltanto quello che noi abbiamo provato a leggere dietro alle parole di Mario. D’altra parte, lui non vuole spingersi oltre. Avanza un sospetto, lascia che siano gli altri ad accertare. Ma lancia un appello: «In questa vicenda sono stati tralasciati molti dettagli. Parlo di ipotesi giudicate talmente improbabili che non sono state nemmeno valutate. Gli inquirenti non devono lasciare niente al caso». Perché fa questo appello? Mario a questa domanda non vuole rispondere. Sa qualcosa di più, ma ha paura di dirlo? Difficile dare una risposta chiara, perché quello che interessa a Mario non è certo farsi pubblicità, ma convincere gli inquirenti ad andare a cercare in quella botola. «LA BOTOLA NON È MAI STATA ANALIZZATA» Ci dice ancora: «Nell’ossario di Orzignano ci sono in tutto sei botole. Io sono pronto a indicare agli inquirenti quella giusta». E quando gli ricordiamo che già un anno esatto fa i carabinieri erano stati in quel cimitero per fare dei controlli, senza tuttavia ottenere alcun riscontro, Mario risponde così: «Non hanno controllato bene, hanno guardato soltanto le lapidi e non l’ossario. Devono aprire la botola giusta, svuotarla e analizzarne il contenuto. I controlli di cui parlano, in ogni caso, sarebbero stati fatti la scorsa estate, ma io ho una fotografia scattata alla fine di agosto in cui appare chiaro che la botola non è stata nemmeno toccata. Tutto sembra come otto mesi prima. Prova ne sia il fatto che quell’area non è stata neanche messa in sicurezza. E strano, no? Allora lo ripeto per l’ennesima volta: quel che resta della povera Roberta potrebbe essere ancora lì e bisogna intervenire prima che sia troppo tardi per trovarci ancora qualcosa». E sottolinea: «Questo però non è compito mio. Io sono un normale cittadino e non posso in alcun modo andare a sollevare la botola, sarebbe un reato e non oserei mai farlo. Ma agli inquirenti, con le dovute autorizzazioni, basterebbe poco per verificare. Perché non lo fanno? Perché sono andati a fare i primi controlli soltanto la scorsa estate, a più di un anno di distanza dalla scomparsa di Roberta? Qualcuno può rispondermi?». «HANNO CERCATO OVUNQUE, MA NON LÌ» Mario si recò per la prima volta al cimitero di Orzignano nell’inverno del 2013, concentrandosi proprio sulla zona dell’ossario comune, che all’epoca era in fase di ristrutturazione. Visto il cantiere aperto, chiunque in quel periodo avrebbe potuto accedervi e sollevare senza grossi problemi le sei vecchie botole dell’ossario. Dice ancora Mario: «La botola a cui mi riferisco, che allora era piena d’acqua sporca e fangosa, forse a causa di un’infiltrazione, era stata mostrata anche in televisione durante un servizio della trasmissione Chi l’ha visto?. Ecco, se qualcuno fosse ancora in possesso di quel video, riguardandolo potrei sicuramente indicarvela con precisione e dimostrarvi che ho ragione io. Le botole, comunque, sono talmente poche che anche a volerle controllare tutte ci vorrebbe davvero poco tempo. Perché hanno cercato ovunque e non lì?». ■ di Paolo Ferari