Robert Redford: “Quando tutto era perduto non ho smesso di lottare”

ROBERT-REDFORD

L’attore in “All ls Lost – Tutto è perduto” è solo, in mezzo alPOceano, per 106 minuti. L’ennesima sfida, sul set come fuori: «Mi è capitato di rischiare la vita, in montagna, in un incidente aereo. Ma si ha sempre una scelta: ci si può arrendere o andare avanti». « L a felicità? Va e viene: è parte della vita, come la tristezza e la morte» Robert Redford è sempre stato affascinato da quelli che nella vita ci provano comunque, che anche di fronte agli ostacoli e alle difficoltà più grandi non si arrendono. E questo ha influito anche sulla scelta di molti suoi film. Si è battuto contro indiani e orsi in Corvo rosso non avrai il mio scalpo, con Barbra Streisand in Come eravamo, al fianco di Paul Newman prima contro le banche in Butch Cassidy e poi contro la mafia irlandese in La stangata, contro la corruzione politica in R candidato, contro la Cia in I tre giorni del Condor e di nuovo in Spy Game. Gli piacciono quelli che magari non vincono e a volte finiscono male, ma che non si arrendono. Come il protagonista del suo ultimo film, AU Is Lost – Tutto è perduto, che non ha un nome ma è semplicemente “Il nostro uomo”, anche nei titoli di coda Sappiamo poco di lui: porta una fede al dito ma preferisce viaggiare da solo e la sua barca, uno yacht a vela di una dozzina di metri, è stata colpita da un container in mezzo al Pacifico e sta andando a fondo. E, nonostante tutto congiuri contro di lui, è determinato a lottare per la sopravvivenza. Dalla prima all’ultima inquadratura Redford è da solo, sotto un cielo infinito e in balia del mare, a volte calmo, altre infuriato. A parte quando parla a una radio che non risponde o si lascia scappare qualche bestemmia, esprime i suoi sentimenti e le sue paure con le mani, le azioni e lo sguardo. Con quei suoi occhi azzurri che, assieme ai suoi famosi capelli biondi e a quel suo sorriso disarmante, ci hanno sedotto per quasi 50 anni, fin dai tempi di A piedi nudi nel parco. Ora di anni Redford ne ha 77, leggibili nelle rughe che segnano il suo volto di un uomo che a Hollywood non si è mai davvero sentito a casa e che ha passato gran parte della sua vita da adulto tra le montagne dello Utah. Mr. Redford, se dovesse battersi per la sopravvivenza, tra la vita e la morte, come reagirebbe? «Nel corso della mia vita mi è capitato di trovarmi in situazioni del genere. Sono stato in tempeste in alta montagna. Una volta ero a bordo di un aereo che, rimasto senza i due motori per nove minuti, ha perso oltre 7mila metri di quota. Ho pensato che ci sarei restato, ma in quei momenti, quando le cose si mettono davvero male, hai una scelta Puoi entrare nel panico, metterti a urlare o svenire. O puoi entrare in uno stato un po’ zen in cui ti dici che è il momento di mantenere la calma Hai una scelta». E poi, come nel film, c’è la scelta di battersi per la propria sopravvivenza o di rinunciare. «Che si sia sulla terraferma o per mare, arriva per tutti un momento in cui pensiamo che tutto è perduto e che non c’è modo di sopravvivere. Ci sembra impossibile, pensiamo che non ce la faremo e rinunciamo. Altri invece vanno avanti, non sanno perché lo fanno, ma lo fanno perché è tutto ciò che sanno fare». È questo che l’ha attratta del suo personaggio? «Mi ha affascinato il fatto che non è un supereroe ma un uomo normale. Molti dei film che si fanno al giorno d’oggi hanno a che fare con supereroi e va bene così. Va bene per il business del cinema. Ma a me interessano i personaggi più realistici, con i quali la gente possa relazionarsi». Mr. Redford, ha 77 anni. Che cosa fa per mantenersi in forma? «Mi piace sciare, che è anche un modo per stare in famiglia. I miei figli sono dei grandi sciatori, i miei nipoti sono ancora più bravi, mia moglie è una buona sciatrice. Mi piace anche andare a cavallo, perché ti connette alla natura e a un animale. Mi piace nuotare e andare in barca e surfare. Gioco molto anche a tennis, e tutti questi sono sport che piacciono al resto della mia famiglia, quindi sono anche occasioni per stare insieme». Alla sua età sono una minoranza quelli che a Hollywood non si sono affidati al chirurgo plastico. «C’è questa ossessione per l’età che trovo molto triste. Ci sono persone che hanno fatto così tanti lifting che adesso sembrano dei robot, degli androidi: è come se perdessero ima parte di se stessi. Lo trovo deprimente». Si sente un uomo felice? E saggio? «Saggio non lo so, più saggio di quando avevo 20 anni sicuramente. Con l’età impari a trovare la giusta prospettiva Quanto alla felicità, impari presto che è una cosa che va e viene. E che è parte della vita come la tristezza». Quando si guarda indietro? «Può sembrare strano, ma non passo molto tempo con lo specchietto retrovisore a riflettere sul passato o sulla mia camera. Anche perché se passi la vita a pensare al passato non vai avanti. E anche rispetto alla morte hai una scelta Puoi passare la vita nella paura e nella cautela O puoi pensare che tanto verrà comunque, goderti ogni giorno e giocarci sopra».

1 Comment

  1. ornella giordano

    1 maggio 2014 at 14:55

    Ho visto ieri sera 30-04-2014 il suo film All is Lost-al cinema a Cuneo- Italia,davvero avvincente!Sono stata con il fiato sospeso dall’inizio fino alla fine.Complimenti!Come d’altronde tutti i suoi film.Molto belli La mia Africa e L’uomo che sussurrava ai cavalli.Bravo!