Riccardo Fogli: “Dopo una vita d’amore e follie sono Papà felice a 65 anni”

RICCARDO-FOGLI

Riccardo Fogli ha almeno due buoni motivi per essere di ottimo umore. La sua ragazza, Karin, gli ha cucinato a pranzo un memorabile piatto di penne, pomodoro e basilico («e una spolveratina di tonno») e ora si sta infilando in un comodo taxi, direzione stabilimenti ex Dear Film a Roma, dove si travestirà da Ivano Fossati, s’inventerà una barba e una voce che non ha per cantare La mia banda suona il rock. I coach di Carlo Conti gli insegneranno tutto con infinita pazienza, registri e postura. Per cinque giorni a settimana l’eterno bel Fogli si è consegnato corpo e soprattutto anima allo staff di Tale e Quale Show, programma di Rai Uno, arrivato alla terza edizione e campione di ascolti. Sbaragliatala concorrenza.Partiamo dalle cose fondamentali. Dimmi delle penne di Karin.

«Cucina divinamente quando è ispirata. Lei si muove tra i fornelli, io le sto accanto, la voglio sempre vicino a me».

Fosse per te, parleremmo solo di Karin. Dimmi di Carlo Conti e del suo show. «Un anno fa circa, me ne stavo in Russia. Mi chiama il mio agente: “Guarda c’è Paolo Con-ticini a Tale e Quale che ti imita benissimo, perché non vai ospite una puntata?” Ho cominciato a rimuginare. Io da giovane facevo le cover dei Beatles, dei Bee Gees e dei Rol-ling, qualcosa anche di Gianni Morandi. Poi cominciai a biascicare Angelo Branduardi».

Fu un successone…

«Carlo Conti si gasa: “Chi altro potresti imitare?” Penso a Paul Mccartney. No, è un mito, non ce la faccio. Mi viene anche bene, ma se poi esce fuori il maremmano che è in me? Comincio a sondare in ordine alfabetico e arrivo a Ivano Fossati. Mi sembrava il più facile per me. Mi sbagliavo».

Ha un vocione Fossati, tu cantavi augio-lesco Piccola Katy.

«La mia banda suona il rock, Fossati la cantava 35 anni fa. È stata un’impresa riprodurre quella voce di allora».

Ci si aiuta con il trucco e con gli abiti. «La cura dei dettagli. Gli occhiali che porto sono uguali a quelli di Ivano. Il Pantalone a leggera zampa, la giacca di pelle».

Tale e Quale Show premia l’imitazione certosina più che l’interpetazione. «Stiamo attenti a non fere caricature, massimo rispetto per gli artisti che imitiamo».

Di palo in vanga. II si vede spesso zappare l’orto nella tua villa maremmana.

«Ma quale villa. È un ex convento di fronte all’isola d’Elba, vicino San Vincenzo, che iniziarono a costruire nel 1500, quando apparve la Madonna ai minatori e allora edificarono una cappella, poi il resto, incluso l’orto che io ho reinventato per amore di Karin». Cantante e contadino, come Al Bano. «Comincia così, scopri una motosega, la prendi in mano…».

E diventi un serial killer…

«Cominci a tagliare un ramo e ti appassioni. Se poi fai felice la tua donna…».

II piacere di fare Tale e Quale?

«Fare la hit di un collega, che magari ti sei canticchiato mille volte in privato, è un lavoro analitico bellissimo. L’avevo già fatto a Music Farm». Durante la prima puntata hai fatto Demis Roussos che non è proprio un allegrone.

«Ho sbagliato. Non lo rifarei più. Demis è una lagna, non ride mai». Dimmi di Carlo Conti. Chi ci lavora insieme ne è devoto.

«Carlo è un figlio, un padre e un fratello per tutti noi. Non se la tira per niente in un ambiente in cui trovi colleghi con la spocchia. Il successo lo deve alla totale lucidità».

Il resto della squadra?

«Siamo una banda di pazzi scatenati. La Salemi è una ragazzaccia, Fiordaliso la conosco da sempre. Raspar Capparoni non lo conoscevo, oggi sembriamo vecchi compagni di classe». Non si vende più la musica.

«I giovani di oggi fanno una fatica enorme. Sbagliano un disco e spariscono, vedi il caso di Marco Carta. La gente vuole ascoltare la musica dei migliori anni».

I tuoi record di vendita?

«Malinconia ha venduto un milione di copie, ma hanno venduto tantissimo anche Storie di tutti i giorni e Tanta voglia di lei. La gente vorrà sempre bene a quelli come me e Roby Facchinetti, siamo 40 anni di musica». Vuoi bene anche tu al Riccardo Fogli dei migliori anni?

«Non so se sono stati i migliori, certo i più spensierati della mia vita. Quando sono uscito dai Pooh, avevo un milione e 200mila lire in tasca, tutto quello che possedevo».

Povero ma felice?

«Povero e infelice. Sono scappato dai Pooh con grande dolore». Raccontami la vera storia della tua uscita dai Pooh.

«Mi ci vogliono almeno tre minuti se davvero hai voglia di sentirla».

Lo voglio.

«Eravamo ragazzi tra i 23 anni e i 26 anni gestiti da un produttore geniale, Giancarlo Lucariello, che era però un generale assolutista. Io vado in crisi con Viola Valentino, che avevo sposato a 20 anni».

Eri un latin lover.

«Rimorchiavamo tutti, mica solo io, eravamo delle prede per le ragazze di allora. Succede che conosco Nicoletta, alias Patty Pravo».

Che ti consiglia di mollare i Pooh. «Aspetta, ti sto raccontando la storia vera, non possiamo tornare ai luoghi comuni… Io e Nicoletta ci garbiamo, ci vediamo una notte, poi due, tre, altre notti. Vengo molto preso da questa cosa. Loro, i Pooh, sapevano tutto. Lei era una sgangherata simpatica come noi, stavamo insieme a cena. Loro sembravano più felici che dispiaciuti». Perché mai avrebbero dovuto essere dispiaciuti?

«Quattro mesi dopo, escono le foto di Patty e dei Pooh, con la storia tra lei e Riccardo Fogli. Tieni conto che allora i cantanti non ispiravano il gossip».

E ai Pooh la cosa non garba?

«Io mi ero appena separato da Viola, c’era dolore e confusione in me. Ho letto nel libro da poco uscito di Stefano D’Orazio (ndr: batterista e voce dei Pooh) che Fogli all’epoca si atteggiava da divo, voleva un camerino tutto per sé. Mi ci vedi a me fare il divo? Io, figlio di un metalmeccanico, ex metalmeccanico e gommista io stesso».

E dunque?

«Ho telefonato a Stefano. “Non continuare a dire bugie”, gli ho detto. “Dovevate far credere che io avevo fatto lo stronzetto per giustificare la mia uscita dai Pooh, ma non è vero”».

Cos’era vero?

«Non sopportavano di vedermi su tutti i giornali. Che potessi diventare più importante di loro. Ma io lo ero, non lo volevo, ma lo ero di fatto. Non mi sentivo il più bravo, il più bravo di noi era Facchinetti, ma la gente mi percepiva così. E stato un dolore per me, li consideravo i miei migliori amici, ma non si sono rivelati tali».

Hai fatto il solista.

«Gli dissi: “Resto finché non trovate il mio sostituto”. E così feci. Trovarono Red Canzian».

Patty c’entra o no?

«Io e Patty, come Yoko Ono e John Lennon, un vecchio cliché. Anche Yoko fu massacrata. Lennon ne era innamorato».

Tu eri innamorato di Nicoletta?

«Eravamo molto presi. Due ragazzi giovani, belli, amanti delle risate. Io le insegnai a cucinare meravigliose fettine all’olio, a distinguere tra gli amici veri e quelli che si approfittavano di lei». Perché finì?

«Eravamo due animaletti. Forse l’amore era diventato una gabbia troppo stretta per due spiriti liberi come noi. Io tendevo alla libertà. Oggi, con Karin, è diverso, mi sono fermato, ho imparato a riconoscere i sapori del vento». Riccardo e Karin, 32 anni di differenza. Una storia spericolata.

«Un rapporto che si fonda sulla stima e la fiducia reciproca. E il dialogo. Un esempio? Se un giorno mia moglie dice: “Cucino io”, poi sbaglia il sale, io non le dico: “Che hai fatto?!”. Ci parlo, magari le do ragione e mangio salato». Un uomo di 65 anni non può che essere geloso di una ragazza di 33. «Lo sono. Non contengo la mia gelosia. Soffro della magnificenza di mia moglie. Glielo dico apertamente: “Oddio, Karin, quanto sono geloso”. Lei, che deve essere cieca, mi risponde: “Ma va, dovrei essere io gelosa di te che sei l’uomo più bello del mondo”». Episodi di furore otelliano? «Mano, cerco di esorcizzare. Devi decidere cosa vuoi fare da grande. Se ti metti insieme con una ragazza giovane e bella, non puoi toglierle il respiro». Mai dubbi sul suo amore?

«E come potrei averne? Non sono ricco. Karin mi ama per la persona che sono. La verità è che sono oggi più giovane di quando ero giovane. Se fossi un vecchio, panzone e ubriaco, non penso che mi amerebbe».

Parlami di “Fagiolina”. Papà per la seconda volta a 65 anni.

«Mia figlia Michelle Marie. Ha 14 mesi, cresce a vista d’occhio. Vado pazzo di lei, quando sta seduta sulla mia gamba e vuole mangiare le stesse cose mie. Dopo la sua pappa, vuole la pasta con le lenticchie, la prugna che le sbuccio con le mie mani».

Che donnina si annuncia?

«Molto affettuosa e molto “papona”». Accolta come dal figlio più grande? «Benissimo. Alessandro è un ragazzo d’oro. Una luce per tutti noi».

Sei diplomato ragioniere a 60 anni. «Non voglio farti piangere, ma vengo da una famiglia molto povera, mio papà era manovale alla Piaggio, vivevamo nell’ex locale di un barbiere, una stanza unica divisa da una tenda. Finita la terza avviamento industriale, ero destinato a lavorare in fabbrica». Come si arriva al diploma tardivo? «Io ero già famoso e mia mamma si ammalò di Alzheimer. Mi diceva: “Nini, sai, mi spiace non averti fatto studiare da ragioniere, parli così bene in tv”. E io: “Mamma, contaci, te lo fo vedere il diploma”»