Renzi vince nei circoli: 8 punti su Cuperlo

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La guerra di cifre dà ragione al comitato di Matteo Renzi, che aveva fornito dati coerenti con i risultati ufficiali (non ancora definitivi), resi noti ieri da Davide Zoggia: il sindaco di Firenze arriva primo nella sfida tra gli iscritti, con il 46,7 per cento, davanti a Gianni Cuperlo con il 38,4 e a Pippo Civati, con il 9,19. Resta fuori dalle primarie dell’8 dicembre Gianni Pittella, che si è fermato al 6 per cento. Verdetto accolto con un rimpallo di dichiarazioni sui vincitori reali, politici e morali. Con una figura ingombrante sullo sfondo (ma non troppo): Massimo D’Alema. Di prima mattina, ad Agorà, attacca a testa bassa Renzi, «un Gianburrasca che ignora molto ». Poi viene apparentemente scaricato da Cuperlo, che però corregge su Twitter e nega di essersi smarcato. Nei 7 mila circoli del Pd hanno votato «poco meno di 300 mila» iscritti al partito: numero decisamente inferiore ai 460mila che fecero vincere Bersani nel 2009. Segnale preoccupante per l’8 dicembre, quando voteranno non solo gli iscritti ma gli elettori, che saranno molto probabilmente meno dei circa 3 milioni che incoronarono Bersani. Come accade puntualmente a ogni elezione, il risultato vede interpretazioni diverse. Renzi, naturalmente, esulta: «Grazie! Essere nettamente in testa anche tra gli iscritti è un risultato che in molti non si aspettavano: bene così, avanti tutta fino alle primarie aperte e libere dell’8 dicembre». E ancora: «Ora si vota per cambiare l’Italia e nulla sarà più come prima». Cuperlo non si sente affatto sconfitto: «A settembre i sondaggi mi davano al 5: ho preso il 40. Per mesi questo congresso è stato raccontato come un plebiscito, non è stato così. La mia è una mezza vittoria. Forse anche più che mezza». Patrizio Mecacci, braccio destro di Cuperlo, sottolinea le vittorie nelle grandi città (Milano, Genova, Bologna, Roma, Napoli, Bari): «Quello di Cuperlo è un risultato clamoroso raffrontato all’ossessivo tam tam che dava la vittoria schiacciante di Renzi. La differenza è solo di 11 mila voti ». Ma Mecacci polemizza anche sulle irregolarità e sui dati sospetti, a cominciare da Salerno, dove «gli scandalosi verbali parlano di 12.959 votanti e di 9.225 voti a Renzi». Anche per questo, non sono pochi i malumori contro Zoggia, accusato di avere fornito dati incompleti e comprensivi di Salerno (i cuperliani hanno chiesto l’annullamento), che sposterebbero di un punto percentuale il risultato. Anche per questo Mecacci parla di «voto opaco» per Renzi. Parole respinte al mittente dal renziano David Ermini: «Di opaco c’è solo la lucidità di Mecacci. Ma lo capiamo: deve aver dormito poco». Ma è su D’Alema che si accende la polemica. L’ex premier, sostenitore di Cuperlo, sfodera ad «Agorà» tutto il suo repertorio sarcastico e polemico contro Renzi. Riascolta le parole del sindaco da Fabio Fazio: «D’Alema e i suoi hanno distrutto loro la sinistra, a noi toccherà ricostruirla. È la prima volta in vent’anni che perde un congresso». L’ex ministro degli Esteri si irrita: «Noi abbiamo portato la sinistra al governo. Da questo punto di vista Renzi è ignorante, è spiritoso ma mente». E ancora: «Da Briatore a De Benedetti, è sostenuto da un parterre de roi, con qualche palafreniere». Assicura che lo combatterà «sul territorio, palmo a palmo» e poi adatta all’avversario una frase di Papa Francesco: «Diffidare dei falsi messia e falsi santoni». D’Alema, nel pomeriggio, spiega di sentirsi «aggredito» e che «non serve Renzi per resuscitare la sinistra, che non abbiamo distrutto ». Molti consigliano Cuperlo di liberarsi dall’ombra del suo padre politico. Come Stefano Menichini, direttore di «Europa», che contesta le parole di D’Alema e twitta: «Cuperlo non merita tutto ciò, lui non c’entra con questa ossessione crepuscolare ». Cuperlo ritwitta Menichini e sembra smarcarsi. Ma qualche ora dopo precisa: «Io sono contro le ossessioni crepuscolari, non contro chi mi sostiene». La tensione nel partito resta comunque alta, così come i timori per una possibile vittoria di Renzi e per le conseguenze sul governo. Cuperlo spiega che il sindaco «riproduce il ventennio che vorremmo lasciarci alle spalle». Stefano Fassina sostiene che «il segretario non sarà il padrone del partito e non indebolirà il governo». Civati, che ha preso un risultato inferiore alle sue aspettative, non crede allo scontro tra Renzi e l’ex premier: «È tutta una manfrina, D’Alema non vede l’ora di fare un accordo». Pittella, eliminato, esulta: «Al Sud siamo al 12 per cento». Il 29 novembre, negli studi di X Factor di Milano, il confronto tv tra i candidati, in vista del voto aperto dell’8 dicembre.