Renzi si gioca tutto alla Camera

È lui il primo a saperlo: quella sulla legge elettorale è una corsa contro il tempo. «E io — confida Matteo Renzi ai suoi—adesso che sono segretario non posso permettermi di sbagliare una mossa». Il leader del Partito democratico è convinto che siano in molti a fare resistenza passiva per bloccare le riforme nella speranza di rinviare il termine della legislatura: «Alfano vuole mandare le cose per le lunghe, ma io non mi faccio rallentare da lui. Per questa ragione dobbiamo far approvare velocemente la legge elettorale alla Camera, dove abbiamo la maggioranza, perché poi metteremo tutti con le spalle al muro. Che faranno in Senato? Si assumeranno la responsabilità davanti all’opinione pubblica di affossare le riforme?». E, a dire il vero, Renzi non sembra troppo ottimista, quando si lascia andare con i suoi, nemmeno sulle reali intenzioni di Beppe Grillo: «A quello non interessa fare la riforma elettorale né con noi né con gli altri: gli interessa solo dimostrare che la politica fa schifo e che i partiti non sono in grado di fare niente ». Certo, anche Giorgio Napolitano insiste e, come lui, ritiene che occorra coinvolgere pure le minoranze su una questione delicata come questa. Cosa che il segretario del Pd vorrebbe spiegare ad Alfano, che vede molto «impaurito»: «Io non voglio costruire nuove coalizioni sulla legge elettorale però quella materia non è un’esclusiva della maggioranza, sennò vengono fuori solo forzature e cattive leggi come il Porcellum». Gielo dirà, quando si vedranno, al di là dell’incontro ufficiale, che avverrà alla presentazione del libro di Bruno Vespa domani. Il Nuovo centrodestra lo ha chiesto già da qualche giorno. Ieri, Renzi, incontrando Alfano al ricevimento del capo dello Stato si é limitato a salutarlo, sorridergli e a prenderlo garbatamente in giro prima di involarsi senza attendere il buffet presidenziale (conNapolitano si saluteranno poi al telefono): «Lei é quello che parla solo con Letta? Auguri!». Comunque, al di là delle battute di cui il segretario del Partito democratico non sa fare a meno, Renzi ha intenzioni serie e vuole accelerare. Tant’è vero che è disposto anche a rinunciare ai sistemi elettorali a lui più congeniali per puntare su una proposta di riforma elettorale che ha già riscosso il sì delle diverse correnti del Pd e di Sel, visto che è sottoscritta da esponenti delle varie anime del partito, inclusi i lettiani, e pure da un deputato del movimento di Vendola: Florian Kronbichler. Del resto non è proprio il leader del Pd ad aver sempre sostenuto che le «tecnicalità non sono importanti»? Si tratta di una proposta di legge il cui primo firmatario è il pd Michele Nicoletti e che prevede un doppio turno di coalizione con il superamento della soglia del 40 per cento e l’omogeneità dei sistemi della Camera e del Senato per evitare maggioranze difformi nei due rami del Parlamento, non si sa mai il monocameralismo non vada in porto. Non solo, nella normativa sono contemplate la doppia preferenza di genere e il ridisegno delle circoscrizioni elettorali su base provinciale per evitare la moltiplicazione delle spese elettorali. Ma, soprattutto, questa proposta di legge ha dalla sua un vantaggio di non poco conto per un segretario impegnato in una corsa contro il tempo: il 10 dicembre scorso, insieme ad altri progetti sull’argomento, é arrivata all’esame della Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati. Ossia due giorni prima che la materia venisse spostata da Palazzo Madama a Montecitorio. Allora la discussione si interruppe per questo motivo. Ma ora che la legge elettorale è affare della Camera, il cammino potrebbe riprendere più celermente. E questo per un leader che ritiene che il Pd debba «lasciare il segno già in due mesi» potrebbe non essere male, anche se le incognite e le trappole lungo la strada sono ancora tante.