Renzi: le regole del voto le decide il Parlamento Che c’entra il governo?

http://www.hdwallpap.com/ritemypaper/ Ritemypaper By on 7 dicembre 2013

source Renzi, la riforma elettorale la deve fare il governo o il Parlamento? «Il Parlamento. Che c’entra il governo? La fa il Parlamento partendo da una proposta che farà il Pd. Quello che si è capito è che le commissioni dei saggi servono solo a perdere tempo. Sono un modo per dilazionare le scelte. Domenica c’è la commissione di saggi più credibile di questo mondo: il milione e mezzo, due milioni di italiani che domani andranno a votare alle primarie. La legge elettorale la faranno loro scegliendo il candidato. Il governo pensi a semplificare le regole sul lavoro e contro la burocrazia». Bisogna partire dall’accordo nella maggioranza e solo dopo trattare con grillini e Forza Italia? «La stragrande maggioranza della maggioranza è il Pd, quindi si parte dal Partito democratico. Che può ottenere la maggioranza in Parlamento sia con le forze che sostengono il governo Letta ma anche con altre soluzioni. Alla Camera si può partire da Sel, confrontarsi con i 5 Stelle e con FI. La legge elettorale si fa con tutti quelli che ci stanno. È auspicabile che le forze che sostengono Letta abbiano la stessa posizione ma certo non consentiremo un potere di veto e di ricatto a piccoli partiti. Altrimenti più che ragionare del diritto di voto finiremmo per ragionare del diritto di veto». Quindi se Alfano dice di no voi non vi fermerete? «Alfano ha trenta deputati che sono importanti per la tenuta del governo ma la riforma elettorale si fa con chiunque sia interessato a farla». Non teme che i gruppi parlamentari insediati da Bersani non seguano la sua linea? «Capisco che nei gruppi parlamentari ci sia chi non vuole rispondere alla mia linea, quello che non è possibile per nessuno di loro è non rispondere alla linea decisa dagli elettori del Pd. Le primarie sono elemento costitutivo di una maggioranza interna, che impegna sui punti fondamentali anche i parlamentari. Se alle primarie decidiamo l’abolizione del Senato, il bipolarismo e il maggioritario perché vince il candidato che propone queste cose i gruppi non possono mettersi di traverso. Sarebbe come fomentare una divisione interna che sarebbe un clamoroso autogol, perché spaccare i gruppi equivarrebbe a far cadere il governo. E questo non lo vuole nessuno. Quindi le primarie sono fondamentali per il futuro del Pd ma anche per il futuro istituzionale di questo Paese». D’Alema dice che la sua concezione della leadership di tipo berlusconiano nel Pd non funzionerà. «Mi sembra l’ennesimo accostamento superficiale privo di profondità politica, ma al di là di questo, io non esercito una leadership autoritaria basata sul possesso, io mi candido contro dei mostri sacri del partito, a cominciare da D’Alema, per far cambiare passo al Pd. Berlusconi è il proprietario del suo partito, io sono un amministratore della periferia dell’impero che lancia l’assalto contro il gruppo dirigente. Dal punto di vista della sociologia politica non ci potrebbero essere due esempi più diversi. Dopodiché mi stupisce questa sudditanza culturale: siamo ancora al tema berlusconismo-antiberlusconismo». Napolitano ha avuto un ruolo di sup- plenza della politica. Sarà ancora così? «La politica non tocca palla: è un fatto indubbio. Basta vedere che è il Tar del Lazio a decidere su Stamina, la Corte costituzionale a decidere sulla legge elettorale, quella di Cassazione decide della sorte di Berlusconi e i commissari europei di quella dell’Italia. Ciò detto, non vedo potenziali problemi tra il Pd futuro e il presidente. Io ho rispetto e stima per Napolitano, per la sua storia politica. Sono certo che lui, nella sua funzione istituzionale, avrà altrettanto rispetto per il Pd». Crede di poter fare il segretario e il sin- daco? «Io sono convinto che non si possa fare politica chiusi nei palazzi della Capitale, che il Pd debba stare negli asili nido, nei centri anziani, nelle piccole aziende che soffrono le strette del credito. Insomma, in mezzo alla gente. Chi mi accusa di volere il doppio incarico è come se ammettesse che invece si può fare il segretario e il parlamentare perché quest’ultimo non fa niente ». Non è un segreto che vogliono portarla al ballottaggio nell’Assemblea naziona- le. «Questo è il loro disegno, per carità, legittimo: non avere un segretario eletto dalle primarie. È chiaro che per me costituirebbe una mezza sconfitta. Hanno mobilitato anche i pensionati della Cgil: stanno facendo di tutto per evitare che il Pd cambi verso. E se arrivo io, si cambia davvero». Prodi vota alle primarie. «Sono felice. Penso voterà per me o Civati. Io la penso come lui: il bipolarismo va preservato. Spero che tanta gente vada a votare perché questa volta le primarie sono aperte e libere, non sono solo per addetti ai lavori o iscritti. Mi piace pensare che in una fase in cui tutti pensano di non contare più niente vi sia un sussulto dignità politica: domani il Pd può scrivere una storia nuova, può fare una grande rivoluzione e, di conseguenza, rivoluzionare l’Italia. Se invece la gente è contenta dei tentennamenti del governo (ma se il governo continua a vivacchiare il Pd scompare), di un partito che non vince, di un’Italia che non funziona non vada alle primarie. O non mi voti».

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