Renzi dà la linea agli eletti pd E stoppa D’Alema alle Europee

Matteo Renzi ha fretta. La sua elezione a segretario ha acceso molte speranze e il sindaco di Firenze sa che ha poco tempo per non deluderle: «Tocca mantenere gli impegni, sennò siamo quaquaraquà », dice a Ballarò. E così convoca la prima riunione della neonata segreteria quasi all’alba (alle 7.30 di questa mattina), lancia segnali rassicuranti al governo: «Non possiamo continuare con il balletto sulla durata della legislatura: formalmente e sostanzialmente, se si fanno le cose, la legislatura può arrivare anche al 2018». E manda altri messaggi vagamente minacciosi al partito («non mi farò mettere in una gabbia») e ultimativi ai «suoi» parlamentari: «Siamo maggioranza, la palla l’abbiamo noi. Se falliamo siamo degli irresponsabili. E lo saranno i parlamentari che non riusciranno a cambiare le cose. La partita la giocate voi». Ma Renzi guarda anche fuori. E così, tra le prime mosse, c’è l’attacco a Beppe Grillo, «demagogico e strumentale», ma anche l’invito-sfida al Movimento 5 Stelle: «Voti la proposta del Pd sui costi della politica e sull’abolizione del Senato. Avete i voti, i post non bastano». Il partito, intanto, prova a riprendersi dalla botta delle elezioni. Lo sconfitto Gianni Cuperlo riunisce i suoi e viene contestato dai Giovani Turchi, per la decisione di restare fuori dalla segreteria e di non accettare la presidenza dell’Assemblea. «Non vogliamo l’Aventino», dice Andrea Orlando. E Matteo Orfini è d’accordo: «Non ha senso un correntone d’opposizione, gli abbiamo chiesto di riconsiderare le sue decisioni e di non avere un atteggiamento pregiudiziale». Cuperlo ci penserà (in alternativa alla presidenza dell’assemblea si parla di Nicola Zingaretti) e deciderà se fare l’«anziano» dei Giovani Turchi o il «giovane» della vecchia guardia. Massimo D’Alema, il grande nemico di Renzi, nel frattempo si tira fuori: «La battaglia politica si fa quando c’è il congresso, io prendo atto del risultato ma farò altro, non ho intenzione di animare correnti, tocca ai protagonisti di un’altra generazione ». Nel dubbio, Renzi l’aveva già rottamato anche in Europa. Alla domanda di Giovanni Floris se D’Alema e gli altri vecchi big verranno candidati alle Europee la risposta è netta: «Non credo proprio, non abbiamo bisogno di trainatori di liste e di chi fa i giochini italiani, ci serve gente che poi resta lì». Renzi a Ballarò racconta tre telefonate. Quella di Silvio Berlusconi: «Mi ha chiamato all’una di notte, non so cosa stesse facendo. Gli ho detto di fare le primarie». Quella di Pier Luigi Bersani: «Mi ha mandato un sms carino. Gli chiedevo di incontrarlo e lui: prima riposati, so che significa». E quella di Rosy Bindi: «Le ho dato solidarietà per avere me segretario e Letta premier e lei: tanto non durate nessuno dei due». Ma è ai gruppi parlamentari, in serata, che Renzi detta la linea. Qui è ancora in minoranza (la maggioranza, invece, l’avrà nella nuova assemblea del Pd con 510 renziani doc su 1.000, oltre a 75 franceschiniani e 15 lettiani). Comincia Epifani, poi è la volta di Renzi. Che ringrazia e attacca: «Io vivo con il culto delle istituzioni, qua dentro ci sono le 400 persone che possono o risolvere la crisi o affossarla». Un accenno a Grillo, «due anni fa derideva i poliziotti ora li blandisce» e poi il governo: «Ora possiamo imporre noi gli argomenti. Ne ho proposti tre: legge elettorale, tagli alla politica, riforme istituzionali». Parla di legge elettorale, di titolo V, di disoccupazione «indegna da Paese civile», di Pse («non c’è alternativa»). Dice: «Non sarò un segretario di passaggio, vorrei solo rifare il sindaco». Poi sul governo: «Saccomanni brinda perché da meno 0,1 siamo a crescita zero. Non voglio fare battute ma è singolare ». Sul premier: «Il dialogo con Letta è molto positivo. Avrà la nostra fiducia». E il finale: «Abbiamo una straordinaria, drammatica responsabilità. Non vi chiedo né luna di miele né aperture di credito. Sappiate solo che scrivete un pezzo del futuro del Paese e del Pd». In serata il nuovo segretario democratico incassa anche le congratulazioni di Tony Blair: «Renzi è un vero politico progressista. Rappresenta uno spirito di ottimismo e speranza per l’Italia e per l’Europa», dice l’ex premier britannico, a cui Renzi è stato più volte paragonato.