Renzi-Alfano, la maggioranza trema Lite sul governo e sulle «poltrone»

Da una parte Matteo Renzi, dall’altra Angelino Alfano. Un botta e risposta a distanza, che mette in fibrillazione il governo Letta. È anche un segnale, sia in vista delle primarie Pd dell’Immacolata, sia di quello che accadrà se il sindaco di Firenze diventerà leader dei Democratici. Il messaggio è chiaro: «L’agenda politica la detta il Pd, non i nostri alleati alfaniani: noi siamo trecento, loro trenta… Non va bene? Allora si voti», ragionano ormai il sindaco fiorentino e gli uomini intorno a lui. Se non è un ultimatum, poco ci manca. Tanto che proprio Alfano reagisce: «Se vuole la poltrona di Letta, lo dica chiaramente», dice il vicepremier. Renzi gli risponde: «Penso al bene dell’Italia, non alle poltrone». Prove di dialettica (difficile) futura. Il sindaco prima spinge sull’acceleratore, poi sembra frenare: «Non stiamo dicendo al governo “tutti a casa”. Ma il Pd deve fare il Pd: basta ascoltare quello che dice Berlusconi, dobbiamo dire noi quello che c’è da fare». E, parlando da Pesaro, aggiunge: «Il Pd deve tirare fuori il coraggio, l’orgoglio, la responsabilità. Non può soltanto inseguire ciò che fa il governo o il resto della maggioranza, deve iniziare a dire le cose che secondo noi servono e su questo essere molto duro». Il senso di ciò che dice è più che evidente: venuto meno l’appoggio di Forza Italia all’esecutivo, il Pd «renziano» (se vincerà lui la sfida con Cuperlo e Civati) si comporterà da vero e proprio «azionista di maggioranza» del governo. Le parole di Renzi, rilanciate anche in un’intervista a Repubblica, scatenano soprattutto la reazione del Nuovo centrodestra. A partire, appunto, da Alfano che non usa mezzi termini: «Se, dopo essere seduto sulla poltrona di segretario del Pd, vuole anche il posto di Enrico Letta lo dica con chiarezza senza girarci intorno come faceva la vecchia politica». E, sulla stessa posizione, si schierano tutti i ministri e gli esponenti «alfaniani »: da Gaetano Quagliariello a Beatrice Lorenzin, da Fabrizio Cicchitto («Renzi si assuma la responsabilità della crisi») a Renato Schifani («Renzi non ci spaventa»), da Carlo Giovanardi («siamo contro gli sfasciacarrozze») a Maurizio Lupi («non abbiamo paura delle elezioni», dice il responsabile dei Trasporti da Maria Latella, a SkyTg24). Ma nel Pd c’è chi fa quadrato. Come Dario Franceschini, leader di Area dem, ministro dei Rapporti con il Parlamento, «grande elettore» di Renzi alle primarie: «Tra Letta e Matteo—dice—c’è un’intesa, sono amici da tanti anni. So che Renzi non farà cadere il governo, lo pungolerà dall’esterno ». Contro il sindaco di Firenze si schiera il suo principale competitor alle primarie del Pd, Gianni Cuperlo. Che va all’attacco: «Quando Renzi dice che Berlusconi asfalterà Alfano fa da sponda al Cavaliere. E mette a rischio l’unità del partito. Le sua piattaforma economica non serve all’Italia». Nell’entourage del deputato triestino parlano di «molta disinvoltura da parte di Renzi: se la prende col governo, ma sulla pelle delle primarie. Noi andiamo avanti su temi nostri ». Critico anche Pippo Civati: «Matteo cambia verso (è lo slogan della sua campagna, ndr) di nuovo. Venerdì, nel confronto tivù, aveva garantito il suo sostegno al governo. Ora annuncia l’ultimatum». Le parole di Renzi producono un effetto anche tra i berlusconiani che, passati all’opposizione, premono per il ritorno alle urne. Secondo Raffaele Fitto «Renzi scarica il duo Alfano-Lupi: gli esprimo la mia solidarietà». Anna Maria Bernini è ancora più dura: «Letta, ormai, si può solo dimettere ». Mentre Gianpiero D’Alia (Udc), ministro per la Pubblica amministrazione, sottolinea: «Il Pd non ha vinto le elezioni. Gli ultimatum non servono»