Reneto Zero: Il celebre cantante non paga più l’affitto dove vivono le piccole Ada e Virginia

mon si placa la battaglia legale tra Emanuela Vernaglia e Roberto Anseimi Fiacchini, il figlio adottivo di Renato Zero. Nel gennaio e nell’aprile dello scorso anno Emanuela, madre di due bambine, Ada e Virginia, aveva denunciato il marito per “maltrattamenti in famiglia e lesioni personali” ottenendo un’ordinanza del giudice che imponeva all’uomo di allontanarsi dal domicilio coniugale, salvo il diritto di vedere le figlie, secondo le disposizioni del magistrato. Il 21 gennaio, dopo il periodo istruttorio, Roberto è stato rinviato a giudizio. Segno che il giudice dell’udienza preliminare, sulla base delle accuse di Emanuela, respinte dall’ex marito, ha rilevato gli elementi necessari per avviare un processo penale a suo carico. Quel contratto è stato annullato Intanto, mentre dinanzi al giudice civile si sta discutendo la causa di separazione, la delicata vicenda familiare si arricchisce di un nuovo, penoso capitolo: Emanuela e le figlie rischiano di ritrovarsi senza un tetto. Nel giugno del 2013, il contratto di affìtto della casa in cui abitano è stato disdetto da Renato Zero, che ne era intestatario. Come a dire che il nonno, pur senza avere un obbligo giuridico di pagare l’affitto, “sfratta” le nipotine. «In sede di udienza presidenziale per la separazione, il giudice ha stabilito che la signora Vernaglia avesse diritto a un assegno di mantenimento pari a 500 euro e di 1.600 euro per le bambine», spiega a Nuovo l’avvocato Ilenia Guerrieri che, insieme alla collega Marina Marino, assiste la nuora di Renato Zero. A provvedere doveva essere suo marito «Il giudice ha anche imposto a Roberto Fiacchini di provvedere al 100 per cento delle spese straordinarie delle figlie e di pagare l’affitto della casa in cui ha abitato nell’ultimo anno con la ex moglie e le bambine», prosegue il legale. «In precedenza la famiglia viveva in una villa, dono di nozze di Renato Zero, che Emanuela lasciò anni fa, a dimostrazione del suo disinteresse a ogni tipo di lusso. Si è sistemata, quindi, in una casa più piccola, presa in affitto, prima con Roberto e poi, dopo la separazione, da sola con le figlie ». La Guerrieri scende poi nel dettaglio: «La signora Vernaglia pensava che a pagare il canone d’affitto fosse l’ex marito e solo quando la società proprietaria dell’abitazione, attraverso il legale di fiducia, ha comunicato che il contratto era stato disdetto da Renato Fiacchini (questo il vero cognome di Zero, ndr) ha saputo che l’intestatario era suo suocero. Contemporaneamente è stata informata che l’affitto non viene pagato da più di nove mesi, con una morosità di oltre ventimila euro: ha ricevuto l’invito ad adempiere entro dieci giorni e la diffida che, in caso di mancato pagamento, saranno adite le competenti vie giudiziarie per ottenere lo sfratto». «Mi sento davvero angosciata» I legali di Emanuela Vernaglia aggiungono di aver inviato il 14 febbraio un telegramma a Roberto Fiacchini con l’invito a saldare il debito ma senza ricevere alcuna risposta. E sottolineano il lato umano di questa intricata vicenda, in cui una donna, moglie e madre, viene portata all’esasperazione da comportamenti posti in atto volontariamente dal marito e dal suocero. Le stesse persone che, fino a poco tempo fa, erano il suo nucleo familiare. Documenti alla mano, è questa la situazione della “guerra” dei coniugi Fiacchini. Particolarmente drammatica perché a farne le spese sono due bambine innocenti. «Il pensiero di trovarmi fuori casa, magari con l’intervento di un ufficiale giudiziario, mi angoscia. E temo anche la reazione psicologica di Ada e Virginia », dice Emanuela Vernaglia che, a tratti, non riesce a contenere l’emozione. E ci racconta la sua storia con dignità e grinta, soprattutto nel difendere i suoi diritti di madre. Emanuela, come siete arrivati a questo punto? «Non per colpa mia, perché ho fatto il possibile per salvare il matrimonio, accettando la riconciliazione dopo una prima separazione, cui è seguita quella definitiva. La convivenza era diventata un inferno, caratterizzata dalle continue offese di Roberto che mi mortificava come moglie e come madre e alla fine non ho potuto fare altro che segnalarlo. Nella denuncia ho affermato che i nostri rapporti si erano talmente inaspriti che, in alcuni momenti, ho avuto paura per la mia incolumità fisica e morale, in un clima di violenza psicologica che mi annientava. Ho iniziato quindi la mia vita di donna sola, fino a quando ho saputo che mio suocero, colui che avrebbe dovuto essere il nonno dolce e protettivo, in pratica stava consentendo che le nipotine fossero gettate fuori casa. Un gesto spietato che non mi sarei mai aspettata». «Non posso trovarmi un lavoro» Pensa che il problema possa essere risolto? «Spero che Roberto si metta una mano sulla coscienza e mi permetta di restare a casa con le nostre bambine. So che a decidere è Renato Zero e mi appello anche a lui, per il bene delle nipotine che dice di amare. Io non ho la possibilità per pagare un affitto e, quindi, finisco letteralmente in mezzo a una strada. In questo dramma ho comunque una grande certezza: nessuno mi separerà mai dalle mie due bambine che sono tutta la mia vita». Ha pensato di trovarsi un lavoro? «Ho lasciato il mio impiego di restauratrice per dedicarmi completamente alla famiglia e per accontentare Roberto, che ho sposato per amore. E senza lasciarmi condizionare dalla posizione di suo padre. Ora, in tempo di crisi, mi sembra diffìcile riprendere la mia attività. Inoltre, non potendo permettermi una baby sitter, non saprei a chi affidare le bambine. Sono figlia di genitori separati e mia madre non abita a Roma. Insomma, non posso contare sull’aiuto di nessuno». Il suo ex marito si occupa delle figlie? «Le vede una volta alla settimana e può tenerle con sé due weekend al mese. Quando ci incontriamo mi sento molto triste, ma cerco di mostrarmi serena per non turbare le bambine. Penso solo al loro bene e non so come prepararle al fatto che dovremo lasciare la casa. Vorrei che fosse il padre a informarle, ma se non lo farà nel modo giusto sarò io a dover dare loro la brutta notizia. Lo farò con la massima chiarezza, consapevole di deluderle sia per il comportamento del papà sia per quello del nonno. Mi dispiace, ma sono bambine mature e credo che la verità sia il minore dei mali. Però, prego Dio che questa prova ci sia risparmiata».

«Roberto non è in pace con se stesso» C’è speranza che lei trovi un accordo con Roberto? «Io sono disponibile ma, purtroppo, è difficile ragionare con lui. È rimasto profondamente segnato dalla sua infanzia trascorsa in collegio, senza genitori. E il fatto di essere stato adottato da un grande artista è stato per lui una fortuna, ma anche un handicap. Il confronto quotidiano con il padre adottivo, infatti, alimenta nel mio ex marito una competitività, più o meno inconscia, con la quale non è facile convivere. Non è un uomo in pace con se stesso, insomma, e riversa su di me il suo malessere interiore. Peccato, perché l’ho amato tanto». Dell’amore perduto conserva qualche bel ricordo? «Uno è impresso nella mia mente e mi fa ancora piangere di nostalgia. Penso alla nascita della nostra prima figlia, quando mi alzavo di notte per allattarla e Roberto si svegliava per starci vicino con tenerezza. Erano momenti dolcissimi, in cui eravamo davvero una famiglia». Emanuela, che cosa si augura per il futuro? «Vorrei che Roberto mi tendesse una mano per risolvere la situazione. Se non ho più il suo amore, vorrei almeno il rispetto per me e per le nostre figlie, che non meritano di essere private anche della loro casa. Non voglio che Ada e Virginia si sentano umiliate, rifiutate e ferite dalle persone che amano come è successo alla loro mamma».

2 Comments

  1. Andrea

    13 marzo 2014 at 16:56

    Sarebbe interessante sapere come innanzitutto fa a potersi permettere ben due avvocati (donne, naturalmente…)dal momento che piange miseria.
    Poi, leggendo le sue dichiarazioni, si evince che la signora sia una nullafacente, nonostante tutte le sue buone intenzioni, che però rimangono tali…
    E per ultimo, perché questa necessità di rendere pubbliche tutte queste miserie?
    Ovvio, vendetta e voglia di guadagnare una vita mantenuta dal nonno …. Che però è tutt’altro che scemo.
    Auguri,a tutta la famiglia….

    • F

      23 marzo 2014 at 19:07

      Direi ad Andrea di ragionare bene prima di scrivere delle cose che possono ferire delle persone. Grazie a dio molto probabilmente nè la signora nè le bambine le leggeranno I suoi commenti. Punto 1 Andrea da omo e non da padre come la gran parte delle persone fanno. Di cosa vogliamo incolparer questa signora? di avere rinunciato ad una carriera per crescere du bambine? Possiamo dire che è stato poco furba ma non di certo una che non ha volontà. Se la signora era furba avrebbe sfruttato le conoscenze di entrambi per farsi conoscere ed avere più lavoro non per chiudersi in casa e fare la madre che ora permette a questi de esempi di signori di portarla allo stato puro di esasperazione. Questo signore se cosi si può chiamare vale poco, non è stato un buon marito è temo che con il suo comportamento sta dimostrando a chiare lettere che sarà anche un pessimo padre. Per non parlare del nonno che lo ritenevo diverso. Peccato! come al solito quando ci sono i soldi di mezzo molte persone dimenticano di essere genitori, e qui non esiste destinzione sessuale. si è genitori. Una gran pena vedere per l’ennesima volta padre che possono provedere ai popri figli ma per ripicca nei confronti della ex moglie che ha chiuso la relazione magari dopo astenuanti liti e sofferenze non fanno il loro dovere.
      In bocca al lupo alla signora ma soprattutto alle due bambine.