Referendum sulle nozze gay La Croazia dice sì al divieto

«Vuoi definire il matrimonio come l’unione tra un uomo e una donna?». La Croazia dice sì e introduce nella Costituzione il divieto di fatto per le nozze omosessuali. Ieri si è svolto il referendum sull’emendamento costituzionale che vuole limitare l’istituto giuridico del matrimonio alle coppie eterosessuali, per la prima volta oggetto di consultazione in un Paese dell’Unione Europea. Accade nel 28esimo Stato, entrato nella Ue lo scorso primo luglio, 4,4 milioni di abitanti che per il 90 per cento si professano cattolici. Malgrado un livello di polarizzazione della campagna referendaria paragonato dagli osservatori al clima pre-guerra d’indipendenza, l’affluenza si è fermata al 43 per cento—il voto è valido qualunque sia il tasso di partecipazione. Famiglia e tradizione, valori, dignità: le parole d’ordine degli schieramenti che si sono affrontati nei salotti tv e nelle piazze con marce e contromanifestazioni come già nella Francia del «Mariage pour tous». Circa il 65 per cento dei votanti ha appoggiato l’iniziativa promossa dal collettivo conservatore «In nome della famiglia», legato alla Chiesa cattolica croata, sostenuto dalla destra nazionalista all’opposizione e capace di raccogliere oltre 750 mila firme in difesa della «sola unione che consenta la procreazione », come ha dichiarato il cardinale Josip Bozanic. Inserendo la definizione del matrimonio nella Carta fondamentale, i promotori intendono prevenire futuri tentativi di legalizzare le nozze gay attraverso modifiche al diritto di famiglia, che non richiedono la maggioranza dei due terzi in Parlamento. La coalizione di centro-sinistra guidata dal premier Zoran Milanovic, che non ha mai proposto le nozze ma si prepara ad estendere alle unioni civili omosessuali i diritti delle coppie etero sposate, si era schierata contro il referendum. «Un’espressione di omofobia, un voto triste e insensato. Non dovremmo essere coinvolti in decisioni che invadono lo spazio intimo della famiglia», ha detto Milanovic, preoccupato che il voto costituisca un precedente per legittimare altre consultazioni potenzialmente lesive dei diritti delle minoranze—prima fra tutte quella serba. Proprio ieri scadevano i termini di raccolta firme per il referendum sostenuto dai nazionalisti contro il bilinguismo, dopo gli scontri deimesi scorsi sulle iscrizioni in caratteri sia latini che cirillici a Vukovar, la città martire rasa al suolo nel 1991 dall’armata popolare jugoslava e dai paramilitari serbi. «Una nazione si giudica dall’atteggiamento che assume nei confronti delle minoranze» ha dichiarato con amarezza il presidente Ivo Josipovic. Le associazioni mettono in guardia dall’utilizzo dello strumento democratico del referendum a danno di un principio fondamentale come la tutela dei diritti umani e civili. Bruxelles, entrata recentemente in rotta di collisione con Zagabria per una legge sull’estradizione infine modificata, non ha preso posizione sul voto. La questione dei matrimoni omosessuali è di competenza dei singoli Stati. In Croazia il primo Gay Pride si svolse tra duri scontri nel 2002, da allora la pressione sociale si è gradualmente allentata ma le nozze gay restano un tema sensibile. Serata sotto tono nel quartier generale dei promotori. Il collettivo aveva negato l’accredito alle testate giornalistiche accusate di «diffondere notizie false e sentimenti di odio». In segno di solidarietà tutti i grandi mezzi d’informazione hanno disertato la festa.