Raffaella Fico e Mario Balotelli: Adesso lei spera in una vera famiglia

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Spettacolare l’ultimo gol di Mario Balotelli: riconoscendo la piccola Pia come figlia, il campione ha compiuto sul campo della vita la sua azione più bella. Peccato l’abbia deciso 14 mesi dopo la nascita della bimba, avvenuta il 5 dicembre 2012. Un periodo trascorso tra continue ripicche e incomprensioni con la madre, Raffaella Fico. Forse per Mario (figlio di immigrati ghanesi, affidato in tenera età ai bresciani Balotelli che l’hanno poi adottato) il processo di decisione è stato lungo perché la sua storia personale l’ha costretto ad affrontare il nodo doloroso della sua infanzia, trascorsa senza l’amore dei genitori naturali. E probabilmente le lacrime versate dopo la sostituzione in campo durante la partita Napoli- Milan rivelano tutta la fragilità e le emozioni provate alla scoperta di essere davvero papà. Ha anticipato l’ordine del giudice «Sottoponendosi alla prova del Dna prima che lo imponesse il giudice, Mario ha dimostrato una grande maturità», esulta un collega di Baio. «In molti glielo suggerivamo da tempo, anche perché presto avrebbe dovuto farlo per ordine del tribunale». E in effetti il test era il punto decisivo della prima udienza che si è tenuta il 5 dicembre 2013 (il giorno in cui Pia ha compiuto un anno) davanti alla giustizia civile presso il Tribunale di Brescia per stabilire la paternità. Ma qualcosa è cambiato, prima di tutto nei sentimenti di SuperMario: il suo cuore si è aperto per accogliere la bambina ignorata fino a poche settimane fa. Non a caso è uscito allo scoperto sul suo profilo Twitter con un tenero messaggio: «Finalmente la verità. Pia. Dolce bimba mia. Il tuo papà». Un gesto distensivo che però avrebbe già causato qualche problemino. «Gianluca (Tozzi, fidanzato della Fico, ndr) ha paura che la nuova apertura di Baio possa riavvicinarlo a Raffaella», rivela a mezza voce un’amica di Gianluca. «Ha retto bene il sexy calendario che lei ha realizzato; è passato sul fatto che anni fa abbia messo all’asta la propria verginità per un milione di euro. Ma credo gli abbiano dato fastidio le dichiarazioni di Raffaella a Domenica Live, quando ha rivelato a Barbara d’Urso come sia pronta ad accogliere Mario a casa per amore di Pia». «Non ricorderà il suo primo anno» Gelosie a parte, è invece importante che il mondo sappia che Pia ha un papà e sarebbe fondamentale che i due genitori si riconciliassero. E se, nel frattempo, la piccola avesse subito ripercussioni? Lo abbiamo chiesto a un’esperta. «I bambini strutturano i primi ricordi consci intorno a due anni e mezzo-tre. Dal punto di vista razionale, Pia non ricorderà questo periodo trascorso al centro del gossip mediático», spiega a Nuovo Stefania Andreoli, psicoioga e presidente dell’associazione Alice Onlus. «Da quello emotivo, la struttura delle sensazioni è indelebile. Possibile inoltre che il contatto con una mamma in difficoltà possa aver trasmesso, anche senza volerlo, un po’ di tensione alla bimba». Quindi Pia, che è ancora piccola, conoscerà la storia del suo primo anno in base a come le verrà raccontata. Non si può essere genitori via Itoitter Ma giungerà il momento in cui vorrà sapere. E, nell’era di internet dove le tracce restano in eterno, le sarà facile scoprire che il papà ha aspettato a lungo prima di decidersi a riconoscerla. «La costruzione del ruolo di padre va acquisita e curata nel tempo», continua la psicoioga. «A un genitore è concesso di sbagliare e commettere leggerezze, ma ha un grande valore tentare di compensare le mancanze recuperando un’assenza o un comportamento opinabile ». Non si può comunque essere genitori attraverso Twitter: i bambini hanno bisogno di figure di riferimento per imparare, crescere e diventare grandi. «Mario Balotelli deve assumersi il ruolo di papà con una presenza attiva, seppure a distanza, e non limitarsi a una dichiarazione di intenti», suggerisce la Andreoli. «E, nonostante la situazione con Raffaella sia ancora critica, due persone che condividono un figlio devono fare lo sforzo adulto e responsabile di trovare almeno un punto in comune. In modo che essere “genitori per sempre” non sia solo una retorica frase fatta, ma una concreta realtà».