Raffaella Fico-Balotelli: Il test del DNA ha chiuso una guerra durata 14 mesi

Quattordici mesi esatti. Dal 5 dicembre 2012 al 5 febbraio 2014. Mario Balotelli ha aspettato, ha preso tempo, ha voluto essere sicuro che Pia^a bambina nata dalla relazione con Raffaella Fico, fosse sua figlia. Ma appena ha avuto la conferma dal test del Dna l’ha riconosciuta. Con gioia. Poi l’ha gridato al mondo. A modo suo. Da ragazzo di 23 anni quale è ha affidato la notizia al suo account ufficiale di Twitter: “Finally thè truth. Pia sweet child o f mine!!! Your dad”. Finalmente la verità. Pia, dolce bambina mia. Il tuo papà. Inizia così la nuova vita di Super- Mario. Il fuoriclasse timido con la scorza dello spaccone che ai colpi di testa in campo accompagna volentieri quelli nel suo privato (celebri i suoi look rasati e le multe a ripetizione in auto), da oggi ha un successo in più di cui andare fiero. È stato di parola. Finora ha centellinato le dichiarazioni quando si trattava della piccola, ha incassato con insospettabile eleganza gli attacchi sacrosanti della Fico, che ha sempre e solo voluto un padre per la figlia. Mario stava muto. In aprile confidò a Vanity Fair: «Certo che penso alla bambina. Vorrei conoscerla e spero sia mia figlia. Non ho nessuna intenzione di scappare. Sarei davvero felice se fosse sangue del mio sangue». Ora è tutto chiaro. Non c’è da sperare, Pia è sua figlia. C’è voluto un appuntamento, il 3 febbraio, all’istituto di medicina legale di Brescia per attestarlo. Ma in realtà bastava guardare questa bimba per avere certezze: non poteva che essere figlia del campione. Oltre che per il colore della pelle, i due sono identici: nelle espressioni, nei tratti. Giorni fa, Raffaella Fico, scortata dal fratello Francesco e dal commercialista che la segue da sempre, si è presentata a ritirare l’esito del test. Per lei era cosa ovvia, ma per amore di verità e della figlia era una tappa obbligata. La sera, a bordo della sua Ferrari fiammante, è arrivato Mario con il suo legale. Pare non si siano nemmeno incrociati. Ma da quel momento è cambiato tutto. Non esistono più i se, i ma, i forse. Ora ci sono solo Pia, la sua mamma e il suo papà. Sembra ieri quando, lo scorso marzo, per la prima volta, abbiamo incontrato Raffaella e la bimba. Eravamo fuori Napoli, nella casa dove vivevano con la nonna e lo zio Francesco. Lei, madre orgogliosa e donna ferita, raccontava la sua storia d’amore con il campione, la voglia di entrambi di avere un figlio insieme e poi le incomprensioni, le litigate e la fine del rapporto. Lei, all’epoca, era incinta da pochi mesi. Ha portato avanti la gravidanza da sola, da sola ha partorito e sempra da sola ha aspettato che Balotelli desse segni di tenerezza e sensibilità. Ci ha sempre creduto, Raffaella, che sua figlia prima o poi avrebbe avuto un padre. Suo padre. Ha lottato con le unghie affinché Mario si assumesse le sue responsabilità. «Voglio solo che la veda, la prenda in braccio e che le voglia bene», diceva. Poi l’abbiamo incontrata ancora. Pia diventava sempre più bella, sempre più lunga, sempre più simile a Balotelli. L’ultima volta abbiamo festeggiato con lei il suo primo compleanno. La bambina calciava la torta di zucchero con grande abilità. Buon sangue non mente, avevamo pensato. Oggi, dopo due mesi da quel 5 dicembre, dopo tante amarezze e lacrime, il capitolo dell’attesa sfinente si è concluso nel migliore dei modi. Raffaella è stata forte, coraggiosa. Mario ha mantenuto la parola data. Pia, che a dicembre già diceva mamma, ora può imparare una nuova parola: papà.