Raffaele Paganini, i cui piedi sono stati scelti per un marchio di scarpe, si sta ancora curando per le gravi fratture

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La scorsa estate è stato protagonista di un brutto incidente stradale che lo ha costretto a rimettere in discussione, sul fronte professionale, quelle che credeva delle certezze e a ripartire da zero. Raffaele Paganini, in via del tutto eccezionale, ha deciso di parlare con Donna al Top del periodo più buio della sua vita, raccondandoci dove abbia trovato la forza per reagire e per andare avanti. Raffaele, di cosa ti stai occupando in questo periodo? «Ultimamente, il mio principale impegno quotidiano è legato alle sedute di fisioterapia a cui mi sto sottoponendo, dopo l’incidente stradale di cui malauguratamente sono stato vittima lo scorso anno. Mi sto riprendendo, a fatica, ma questo in ogni caso non mi impedisce di insegnare danza agli allievi della mia scuola, L’atelier della danza, che si trova a Roma. Dove trovi la forza per continuare a insegnare? «Io, come tutti i danzatori, sono sempre stato votato alla fatica, al dolore e alla sofferenza. E con questo spirito attronto per cinque volte a settimana le sedute di fisioterapia». «Non mi chiuderò nella tristezza» Che cosa riesci a fare? «Adesso riesco a camminare, ma ad esempio non riesco ancora a correre. Nonostante questo, cerco di dedicarmi anima e corpo ai progetti che più mi stimolano, come quello del marchio di calzature Generoso Vaccinano che, in occasione del lancio della sua prima linea uomo, mi ha scelto come testimonial. Quando ho realizzato che per questo nuovo progetto non avrei dovuto ballare, ho subito risposto di sì con entusiasmo. Non mi chiuderò mai nella mia tristezza, non mi piangerò mai addosso sul fatto che lo scorso luglio un uomo mi ha investito con la sua auto. Al contrario, non smetterò mai di combattere con un condottiero, come un vero artista. Ritengo sia fondamentale sforzarsi di andare avanti, senza mai fermarsi». «Per i dolori, due mesi di morfina» Che ricordi hai del periodo immediatamente successivo all’incidente? «Dopo l’incidente stradale ero ridotto davvero molto male, avevo tutte le ossa rotte, frantumate. Per alleviare il grande dolore che provavo, mi hanno dovuto somministrare continuamente la morfina, per circa due mesi. Del primo mese di convalescenza, ho solamènte dei ricordi confusi. Quando qualcuno mi racconta qualche aneddoto legato a quel periodo, io ricordo solo qualche particolare. Poco dopo ho preso coscienza del fatto che il mio corpo fosse ormai martoriato e inevitabilmente non è stato facile. E pensare che fino a otto mesi fa, prima dell’incidente, tanti ragazzi di venticinque o trent’anni mi facevano i complimenti per quel mio fisico sempre in forma e per i miei muscoli. Il fatto è che per me il corpo era tutto, essendo il mio strumento di lavoro. E di conseguenza facevo di tutto per perfezionarlo in maniera quasi ossessiva. Per questo, ritrovarmi all’improwiso con una spalla, una gamba, un ginocchio, una caviglia, rotti, non è stato semplice. Ma, ripeto, ho deciso comunque di stringere i denti e di andare avanti». «Ecco chi mi ha incoraggiato» In tutto questo tempo chi ti è stato più vicino? «Non dimenticherò mai il sostegno che mi ha dato Barbara d’Urso, una cara amica. Barbara è una gran signora, sia umanamente sia a livello professionale. Subito dopo aver appreso la notizia del mio incidente stradale, ha cercato continuamente di mettersi in contatto con me, perché ci teneva a darmi tutto il suo incoraggiamento. Ogni volta che mi chiamava, in quel periodo era mia moglie a rispondere al cellulare e puntialmente mi riferiva tutte le sue belle parole». Il futuro come lo vedi? «Mi piacerebbe continuare a raggiungere nuovi traguardi. Il fatto che purtroppo lo scorso anno, involontariamente, un uomo al volante abbia messo fine alla mia carriera di ballerino, fortunatamente oggi non mi impedisce di dedicarmi a nuovi progetti. Un salto che ho particolarmente a cuore è legato al settore della coreografia. So che è molto impegnativo, però io non mi arrenderò mai».