“Que Viva Matteo”, così B. risorge e ci porta al voto

Silvio Berlusconi

di Fabrizio d’Esposito La resurrezione del Caro Condannato è un trionfo ispanico- messicano. Renato Brunetta, incontenibile, inneggia così sul Mattinale berlusconiano: “Stiamo con Renzi, lo diciamo sommessamente, e non vorremmo farlo sapere troppo in giro, perché tutto questo non sia usato contro di lui, ma alla maniera dei rivoluzionari messicani ci viene da scandire ¡Que Viva Matteo!”. Un falco esultante all’ombra del Cavaliere la mette giù così, alle nove di sera: “Renzi ha bisogno di un killer per far fuori Letta e quel killer è Berlusconi che fa l’accordo con lui sulla legge elettorale. C’è già una bozza sul modello spagnolo. A quel punto Alfano e i suoi faranno cadere tutto”. Il modello spagnolo, il killer, il grido brunettiano “¡Que Viva Matteo!”, il patto preparato mentre il premier era in Messico. Non si può resistere al paragone: Matteo Stalin che ordina a Silvio Mercader di picconare Enrico Trotsky rifugiatosi in Messico. Tutto torna. A partire dall’incontro che i due, mandante e killer, rispettivamente Renzi e Berlusconi avranno domani a Roma. C’è anche un’ipotesi per domenica, ma non è prevalente. In merito il cerchio magico di B. è evasivo, per motivi scaramantici: “Domani sera (oggi per chi legge, ndr) Renzi sarà dalla Bignardi a La7 e annuncerà lui tutto”. Ossia: luogo e orario. Dettagli non secondari. Anzi. La trattativa sul posto è stata estenuante e forse ancora lo è. DA PIAZZA San Lorenzo in Lucina, dove c’è la sede nazionale di Forza Italia, nella Capitale, dicono: “In agenda ancora non è stato segnato nulla”. Sulla location ha fatto tutto Renzi. All’inizio è partito sparato proponendo il quartier generale del Pd. Poi di fronte alle polemiche interne sul “pregiu – dicato” in visita al Nazareno avrebbe ripiegato su un posto “terzo”. Un albergo o un residence di lusso. In ogni caso sembra certo che i due si vedranno, si sorrideranno e sigleranno il patto compilato sul modello spagnolo da Denis Verdini e dallo studioso Roberto D’Alimonte, consulente di Renzi sulla riforma della legge elettorale. Sabato pomeriggio, echi baglioniani per un amore di convenienza tra i due, forse scoppiato già in un incontro segreto alla vigilia di Natale. A Palazzo Grazioli, per il momento, il Caro Condannato incassa l’outing del segretario democrat con silenziosa soddisfazione. I suoi sono raggianti: “Problemi ad andare al Nazareno? Figuriamoci, il presidente ci andrebbe di corsa dopo che il Pd l’ha cacciato dal Senato”. Una resurrezione, appunto. Su cui però gravano un po’ di incognite. La prima riguarda la tenuta dei gruppi parlamentari del Pd, in cui i renziani sono ancora minoranza. La legge elettorale si vota infatti a scrutinio segreto e nell’urna, come già accaduto con l’elezione del capo dello Stato, può accadere di tutto. La seconda variabile è legata al timing del pacchetto riformista che sottoscriveranno “Matteo” e “Silvio”: l’abolizio – ne del Senato oltre al modello spagnolo per salvare il maggioritario e soffocare il Nuovo Centrodestra nella culla. Aggiungono i falchi: “Berlusconi con questo accordo diventerà il padre della Terza Repubblica”. Ma un percorso del genere, va da sé, potrebbe non avere come sbocco l’election day del 25 maggio, Politiche più Europee, che in realtà sarebbe l’obiettivo vero degli assassini politici del governo. Ce ne sarebbe anche un terzo, che ai forzisti non dispiacerebbe: “Se Grillo fosse della partita, sarebbe tutto perfetto”. LA TERZA E ULTIMA incognita analizzata a palazzo Grazioli si sofferma sulla linea di resistenza che adotterà il Sistema antirenziano e antiberlusconiano per respingere l’offensiva ispanica. E più di uno individua un serio indizio nell’intervista di Emanuele Macaluso, amico di Napolitano, al Foglio di ieri: votare con il Porcellum riformato dalla Consulta. Proporzionale puro, all’ennesima potenza. Sarà questa la trincea che gli alfaniani inizieranno a scavare per salvare se stessi, con la speranza di radunare una vasta compagnia? Da domani comincia una nuova era. Forse.