Processo alle agenzie di rating S&P nelmirino della Consob

Ieri è toccato alle banche. Il sistema creditizio italiano infatti è entrato — o sarebbe meglio dire rientrato— nel mirino delle agenzie di rating, in particolare della più piccola delle Tre Grandi, Fitch, che ha voluto ribadire la sua terza analisi negativa. A pesare, spiegano gli esperti di Fitch, è la fragilità dell’economia italiana, che allungherà i tempi del recupero delle sofferenze nei portafogli delle aziende di credito. Sofferenze che raggiungeranno il picco nel 2014, anche perché la ripresa economica «sarà probabilmente lenta e inferiore alla media dell’eurozona » e non farà migliorare di molto la situazione delle piccole e medie imprese che sono le maggiori debitrici delle banche. Tutto ciò potrebbe determinare, dice ancora Fitch, un rischio patrimoniale per alcuni istituti di credito di media dimensione. Si tratta di un’analisi conosciuta che, secondo Bankitalia, gli istituti italiani sono in grado di governare: l’ammontare delle sofferenze, soprattutto in relazione alla fragilità della ripresa prevista, sono il principale fattore di vulnerabilità del nostro sistema bancario, assieme al nutritissimo portafoglio di titoli di Stato italiano, in vista della revisione dei bilanci e degli stress test della Bce. Nulla di nuovo, dunque, ma piuttosto una riedizione del già detto. Per questa ragione, forse, il giudizio di Fitch spicca di più. Dopo la modifica delle previsioni di Standard & Poor’s (S&P) su Generali , la scorsa settimana, appare come un nuovo segnale negativo all’Italia e all’euro. Tutto ciò provoca tensione nelle banche, impegnate a stringere i ranghi per affrontare gli esami di Francoforte, e sui mercati dove si stanno riflettendo le rinnovate incertezze politiche, alla vigilia di un nuovo voto fiducia per il governo Letta, e gli echi delle critiche di Bruxelles. Le agenzie di rating, che di recente hanno rivisto al rialzo l’outlook di Spagna, Cipro e Grecia, «avranno bisogno di prove più definitive sul fatto che l’instabilità politica non ritorni» prima di fare la stessa cosa per l’Italia ha detto ieri il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni alWall Street Journal. I giudizi delle agenzie, che Saccomanni qualche tempo fa ha paragonato a un «branco», hanno comunque perso molto peso e raramente riescono ormai a spostare, a differenza anche solo di un ano fa, l’umore degli investitori in Borsa o sul secondario dei titoli pubblici. Lo si è visto da ultimo per le Generali che hanno addirittura aumentato le quotazioni a Piazza Affari. Il caso Generali però pesa. «Basta con la dittatura delle agenzie di rating» ha tuonato ieri il sindaco di Firenze, candidato alla guida del Pd, Matteo Renzi. «Sono giochini cui una politica forte dice giù le mani dalle aziende che fanno occupazione come le Generali», ha aggiunto Renzi. Ma sulla questione si è messa in moto la Consob. La Commissione, presieduta da Giuseppe Vegas, sta riflettendo sull’accaduto, a partire dall’iniziativa di S&P sul Leone, sta mettendo in ordine fatti, tempi, interventi e giudizi per agire. Per sottoporre cioè all’autorità europea di vigilanza sui mercati, Esma, i dubbi e gli elementi controversi, fino al vero e proprio abuso, sul modo di agire delle società di rating nelle analisi non sul debito sovrano ma sulle imprese e banche quotate. Proprio lunedì l’Esma ha diffuso un proprio rapporto sui metodi di lavoro delle «Big Three» rispetto alle valutazione dei debiti sovrani, cioè al rating di ogni Paese, esprimendo l’intenzione di andare a fondo per quanto attiene l’indipendenza, la necessità di evitare conflitti di interesse, la confidenzialità delle informazioni, il «timing» della pubblicazione dei rating e le risorse previste per la valutazione. «Abbiamo rilevato mancanze», è stato affermato, promettendo misure. A Parigi, dove ha sede l’Esma, ora arriverà anche il caso Generali. Intanto in Italia prosegue, a Trani, il processo contro i vertici di S&P e Fitch per manipolazione del mercato, aggravato dalla rilevante offensiva contro lo Stato italiano e dai grandi danni patrimoniali provocati con i rating emessi sul debito sovrano nel terremoto dei mercati tra il 2011 e il 2012. L’udienza di ieri è stata aggiornata al 18 febbraio per decidere la costituzione delle parti civili, chiesta dalle associazioni dei consumatori (Adusbef, Federconsumatori e Assoconsum), alcuni sottoscrittori di titoli azionari e di Stato, cinque parlamentari del Pdl. Banca d’Italia e ministero dell’Economia sono già costituite come parti offese.