Privatizzazioni, saggi al lavoro Il 3%dell’Eni in cima alla lista

student resume By on 4 dicembre 2013

phd dissertation assistance requirements Un incontro tecnico svolto lunedì nella sede del ministero ha permesso al neo Comitato per le privatizzazioni di insediarsi, ma sarà la prima riunione con Fabrizio Saccomanni, prevista nei primi giorni della prossima settimana, al rientro del ministro dell’Economia dagli Stati Uniti, a stabilire l’agenda dei saggi chiamati a vigilare sul piano di dismissioni da 12 miliardi di euro del governo di Enrico Letta. Sulla qualità di questa tornata di vendite, l’Italia si gioca parecchia credibilità in Europa e il compito dello stesso Comitato si annuncia oggi persino più gravoso di vent’anni fa, quando il Paese affrontava le sue prime privatizzazioni, mettendo sul mercato banche e assicurazioni, oltre a realtà industriali come Nuovo Pignone, Stet e Cirio. Nel 1993, c’era Mario Draghi a guidare il «Comitato di Consulenza e Garanzia per le privatizzazioni» voluto dall’allora presidente del Consiglio, Carlo Azeglio Ciampi. Il Comitato oggi si chiama «permanente» ed è presieduto dall’attuale direttore generale del Tesoro, Vincenzo La Via. Il legame con il passato porta il nome di Piergaetano Marchetti, presidente della Fondazione «Corriere della Sera», già presidente di Rcs e del patto di Mediobanca, che partecipò alla prima fase del Comitato Draghi insieme a Lucio Rondelli, a lungo presidente del Credito Italiano e Ariberto Mignoli, il giurista che collaborò con Raffaele Mattioli ed Enrico Cuccia. Il 26 novembre insieme a Marchetti, sono stati nominati Angelo Provasoli, attuale presidente di Rcs, l’imprenditrice Anna Maria Artoni e l’ex presidente di Borsa Italiana, Massimo Capuano. Il primo atto potrebbe essere l’ ingresso di uno o più soggetti esteri in Cdp Reti. Della controllata della Cassa sarà offerta una quota del 49,9% per un valore di circa 3 miliardi considerando in portafoglio il 29, 85% di Snam e una quota analoga di Terna (per quest’ultima la procedura di conferimento è stata avviata la scorsa settimana). Le manifestazioni di interesse pervenute fin qui sarebbero una quindicina, con una forte iniziativa, riporta «Reuters», dei fondi sovrani cinesi e dell’Estremo oriente. Le offerte non vincolanti sono attese a inizio 2014 , la cessione entro il primo semestre. Il varco al quale ministero e Comitato sono attesi è però la cessione di una quota strategica del 3% dell’Eni, quella privatizzazione, ha avvertito tra gli altri il candidato alla segreteria del Pd Matteo Renzi, che rischia di essere una svendita, un «compro oro». L’operazione Eni può essere realizzata evitando la diluizione dell’azionista pubblico se, come sembra, passerà attraverso il buy-back di azioni. In ogni caso, ha assicurato il numero uno del gruppo dell’energia, Paolo Scaroni, Tesoro e Cdp, « possono scendere fino al 25% senza nessun problema perché il nostro statuto prevede che i diritti di voto siano limitati al 3%. Questo limite decade solo con un un’opa sul 75% capitale che farebbe scattare la possibilità di un cambio di statuto.Maci vorrebbero somme astronomiche». Sul mercato andrà poi il 60% di Sace, il 40% di Enav e altrettanto di Fincantieri, mentre Grandi Stazioni sarà completamente privatizzata con la vendita del 60% ancora in mano alle Ferrovie. Sulle attese per il nuovo piano di privatizzazioni del governo pesa il giro precedente: solo 127 miliardi di proventi in vent’anni e perdite ancora da valutare. Se ne parlerà oggi a Milano dove Romano Prodi ripercorre la storia della Banca Commerciale italiana in occasione della presentazione del libro sulla Comit scritto da Carlo Brambilla per il Mulino.

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