Prima casa, il caos della seconda rata

Il decreto che cancella quasi del tutto la seconda rata dell’Imu sulla prima casa continua a far discutere. I centri di assistenza fiscale denunciano il rischio di confusioni ed errori sul calcolo della “minirata” che si dovrà versare entro il prossimo 16 gennaio, insieme alla prima rata della Iuc, l’imposta che sostituirà l’Imu ancora all’esame del Parlamento. Ma quel che è peggio è che le cose potrebbero ancora cambiare, perché il decreto dovrà passare per Camera e Senato, e i sindaci contestano la decisione del governo di imporre comunque ai contribuenti il pagamento di una parte dell’imposta, anche se piccola. Il decreto, firmato ieri dal presidente della Repubblica e pubblicato in Gazzetta, prevede che nei Comuni che hanno deliberato per il 2013 un aumento dell’aliquota sulla prima casa oltre lo 0,4% (come Milano), o l’abbiano confermata a un livello superiore (come Roma), i cittadini paghino il 40% della maggiorazione, mentre lo Stato coprirà il resto. Finora i Comuni che hanno preso questa decisione, per la quale come conferma il Tesoro c’era tempo fino alla mezzanotte di ieri (e purché la delibera sia pubblicata sui rispettivi siti Internet entro il 9 dicembre), sono circa 3 mila. E dunque la miniImu sulla prima casa dovrebbe riguardare almeno dieci milioni di contribuenti. Sempreché, appunto, nel corso dell’iter parlamentare di conversione del decreto, le cose non cambino ancora. I sindaci, infatti contestano la decisione del governo. Secondo Piero Fassino, sindaco di Torino e presidente dell’Associazione dei Comuni, «si era annunciato che il superamento dell’Imu non avrebbe più comportato oneri per i contribuenti. E ora sia il Parlamento a valutare come dare soluzione a questo nodo irrisolto». Forza Italia, con Renato Brunetta parla di «pasticciaccio brutto», e il vicepresidente del Consiglio, Angelino Alfano, sembra aprire un piccolo spiraglio. «Siamo contenti per quanto siamo riusciti a ottenere per il 2013, ma non siamo ancora pienamente soddisfatti » ha detto Alfano. Il suo compagno di partito Roberto Formigoni, assicura che «certamente esamineremo la questione sollevata dai sindaci in Parlamento, ma non avremo indulgenza verso le amministrazioni sprecone. Se un Comune ha scelto di alzare l’aliquota per colmare i buchi del passato non può scaricare la responsabilità sul governo centrale». L’ipotesi di una nuova revisione dell’Imu, però, non trova affatto entusiasmo a sinistra. Susanna Camusso, leader della Cgil, taglia corto: «L’unica cosa seria—dice—sarebbe rimettere l’Imu. Che serietà ha un Paese che in pochi anni toglie e mette la tassa sulla casa sei volte?». Ribadisce Giacomo Portas, deputato Pd: «Il caos sull’Imu è frutto della decisione di cancellare questa imposta per tutti. Le persone con un reddito elevato avrebbero dovuto pagare l’Imu. Invece, per dar retta alle pulsioni populiste di Forza Italia, anche i ricconi non la pagheranno