Prigioniera nel sottopasso, l’ultima telefonata di AnnaMaria al marito

Alle tre e mezza di ieri mattina, la polizia municipale di Pescara ha svegliato l’assessore alla protezione civile, Berardino Fiorilli: «Presto assessore, venga in Centrale, qui si rischia l’alluvione del ‘92, le strade sono già laghi d’acqua, il fiume Pescara sta per esondare…». Quasi un’ora più tardi, un altro telefono squilla: Lea Pierini, l’anziana madre di Anna Maria Mancini, chiama la figlia dalla sua casa a pianterreno di via Fontanelle, l’appartamento si sta allagando, viene giù una pioggia torrenziale, un diluvio mai visto e la signora — che vive sola — ha paura. Anna Maria Mancini, 57 anni, operaia dell’impresa di pulizie Cristal 2000, due figli grandi che non vivono più con lei, sveglia il marito, Lamberto Galiero, che di strade se ne intende, perché è autista della Regione Abruzzo e solitamente guida le auto blu, in passato ha lavorato pure con l’ex presidente del consiglio regionale Marino Roselli e con l’ex assessore alla Cultura Luigi De Fanis, quello da poco arrestato per concussione, truffa e peculato. «Mi raccomando—dice il signor Galiero a sua moglie, che si è già vestita e ha in mano le chiavi della sua Peugeot 106 —. Evita i sottopassi e i ponti sul fiume, quando piove diventano luoghi pericolosi». La signora Anna Maria, intorno alle 5 e 10 del mattino, si mette in viaggio dalla piccola frazione di Santa Teresa di Spoltore, da lì a via Fontanelle dove abita la madre ci sono 5 chilometri di strada, ma fuori è buio fitto, la bomba d’acqua ha fatto saltare la corrente, tutti i lampioni sono spenti e la trappola è pronta a scattare. Venti minuti più tardi, il signor Galiero chiama sua moglie al telefonino, è preoccupato, vuole sapere se è arrivata a destinazione. Anna Maria, però, riesce appena a rispondere: «Sto affogando, sto affogando», ripete due volte, si sente in sottofondo il gorgoglìo dell’acqua, poi più niente, cade la linea. La Peugeot è prigioniera sotto il cavalcavia di via Fontanelle, un muro di fango alto tre metri l’avvolge in una morsa che non lascia scampo. Una morte orribile. Il marito della signora si attacca al telefono per chiamare i soccorsi. Nel frattempo, l’assessore alla Protezione civile Fiorilli ha già avviato il Coc, il centro operativo comunale, che «tra le 4.15 e le 4.30», secondo il rapporto che lui stesso ora si rigira tra le mani in attesa di consegnarlo al magistrato, ha chiuso e transennato almeno una trentina di strade a rischio, «compreso il sottopasso di via Fontanelle», giura. E allora che cosa può essere successo? Il pm Silvia Santoro ha aperto un fascicolo per ora contro ignoti. «Non ho motivo di credere che siano state compiute delle negligenze da parte dei nostri operatori del Servizio Strade», sospira l’assessore Fiorilli. Le transenne, in effetti, quando le idrovore hanno finito di lavorare, sono state poi ritrovate in fondo al sottovia: «Segno che c’erano—ragiona il responsabile della Protezione civile comunale —. Ma sono transenne mobili, qualcuno magari prima dell’arrivo della signora, quando l’acqua non era ancora salita così tanto, può averle spostate a sua volta per passare, senza poi premurarsi di rimetterle al loro posto. È solo un’ipotesi…». I soccorsi hanno impiegato ben sette ore per recuperare il corpo della signora Mancini. Perché all’inizio si era pensato che l’auto fosse finita intrappolata trecento metri più indietro, nel sottopasso di via Pertini, di fronte al supermercato Auchan di San Giovanni Teatino. Lì si erano concentrate, infatti, le ricerche dei sommozzatori. Lì erano arrivati a sirene spiegate i mezzi anfibi, le ambulanze e pure il carro funebre. Tempo prezioso che è andato irrimediabilmente perduto. Male vittime del maltempo, nel capoluogo abruzzese, potevano anche essere di più, se la Protezione civile non si fosse affrettata l’altra notte ad evacuare 1500 persone nella zona sud dov’è esondato il torrente Vallelunga e altri 400 abitanti con le case lungo l’argine del Pescara. «Non è giusto, non doveva morire così», gridava ieri mattina la figlia della signora Mancini, accorsa insieme al fratello in via Fontanelle. «Una morte inaccettabile —l’ha definita il prefetto Alberto Di Pace, capo dipartimento dei Vigili del Fuoco —. Bisogna impegnarsi perché fatti come questo non accadano più». Già, ma purtroppo continuano ad accadere.