Preso a Mentone il serial killer in fuga Aveva la pistola con il colpo in canna

S’è fatto fregare, s’è voluto far fregare, da due telecamere in autostrada. Da un casellante di Ventimiglia. Da telefonate imprudenti. Da un posteggio incauto. Dal debole per il risotto ai frutti di mare e l’aperitivo con le bruschette. Più di tutto s’è perso nell’ebbrezza di 78 ore di fuga fino alla Via Longa, l’antico cammino degli spalloni dalla frontiera a Mentone, non sapendo bene che cosa farsene di tutta quella libertà improvvisa, rapinata a mano armata e impossibile da contrabbandare. La breve corsa verso il nulla dell’evaso Bartolomeo Gagliano termina a Mentone alle 13.50 d’un tranquillo weekend senza paura, senza che i negozianti d’acquerelli provenzali e i pensionati impegnati a svernare capiscano granché. Come esce dal ristorante «Le Napoli», sei gendarmi francesi gli sono addosso. Lo scaraventano su un marciapiede tra Avenue Cernuschi e Place d’Armes. La smorfia evidente è un sorriso, quasi un sollievo. La frase riferita, di scuse: «È stato un colpo di testa, mi spiace…». E poi: «Mi spiace anche d’aver tradito la fiducia della dottoressa Verrina e del dottor Mazzeo», il giudice di sorveglianza e il direttore del carcere che gli avevano firmato il permesso premio. Sirene, mefisti, pistole: Gagliano non fa resistenza. Lo trascinano via. Al commissariato di Mentone, al carcere di Nizza. Lunedì sarà interrogato dai pm genovesi — evasione, rapina, porto d’armi, sequestro di persona —, quindi estradato: tornerà dentro per un po’, come c’è tornato l’altro evaso di queste ore, Pietro Esposito, il pentito di camorra che giovedì se n’era andato dalla prigione di Pescara e nelle stesse ore di Gagliano, ieri, è stato preso a Forlì. Il mostro di San Valentino, killer di facile mano, aveva una 7,65 col colpo in canna, munizioni, pasticche per tirarsi su. Non ha fatto in tempo a usare nulla: «Ha pranzato in mezz’ora — racconta Carlo Farvelli, 60 anni, il ristoratore napoletano —, c’erano pochi clienti. L’ho notato perché non ha voluto togliersi l’eskimo militare. Ha preso risotto, quarto di rosso locale, caffè. M’ha chiesto se poteva telefonare in Italia dal mio fisso: “Il cellulare non funziona bene…”. Gli ho detto di no perché non ho il contascatti e non sapevo quanto fargli pagare. M’ha dato una mancia generosa. Allora gli ho dato il telefono. Quando ha finito, m’ha stretto la mano: “Ho mangiato bene, torno stasera”». È tornato 4 ore dopo, in manette, la polizia che bloccava la strada e perquisiva ovunque: il ristorante, la ricercatissima Panda verde della fuga che Gagliano aveva posteggiato in strada, ben visibile, e poi la camera doppia uso singolo numero 108 dell’Hotel Parisien, dieci numeri civici più avanti del «Napoli», dignitoso nascondiglio a due stelle col parquet chiaro, il neon rosa, un’ancora all’ingresso e sopra il letto la stampa d’un campo di lavanda, 57 euro in contanti e niente documenti, primo piano, finestra vista retro e i tg italiani. «Hanno messo tutto a soqquadro — si lamenta Pierre, il proprietario —, non so cosa cercassero». Si cercano complici, se ci sono. Gagliano è riuscito a trovare le armi, nonostante il passaparola della mala ligure che non voleva grane e aveva ordinato di non aiutarlo. Solo o no, ha fatto tutto quel che serve per essere beccati: l’hanno ripreso la telecamera del casello di Albisola alle 23.12 di martedì, quella del confine francese 87 minuti dopo, pure un obbiettivo a circuito chiuso sul lungomare di Nizza, mercoledì sera; l’ha segnalato un casellante di Ventimiglia, al quale non ha pagato il pedaggio; l’hanno riconosciuto in un bar di Mentone, giovedì all’ora dell’aperitivo, quando s’è complimentato per le bruschette, s’è messo a parlare del clima e di quant’è bella la Costa Azzurra, ha promesso anche lì che sarebbe tornato, fino a insospettire qualche cliente («ma quello non è il serial killer evaso?») che ha avvertito la polizia; l’hanno intercettato quando dal telefono fisso del ristorante napoletano ha chiamato il suo avvocato, «era disperato, immagino volesse costituirsi, gli ho dato appuntamento a Ponente ligure per la sera, l’hanno preso prima… »; l’hanno individuato col cellulare in mano, la cellula agganciata ad Avenue Cernuschi, mentre passeggiava nervoso intorno all’hotel… «L’importante è che zio Bartolomeo stia bene e non abbia fatto male a nessuno — è sollevato il nipote Andrea, ex galeotto pure lui —. L’ha detto anche la nonna Giuseppina: agitata, ma contenta per com’è finita». Davanti alla porta vetri della Police Nationale passa Gagliano, testa fra i pugni, sotto lo stemma d’un angelo della giustizia che infilza il male, bilancia in una mano e spada nell’altra. Dalla strada, un omone grida in italiano: «Gagliano, perché sei scappato?». Non c’è risposta