Pierpaolo Brega Massone: Mutilava i suoi pazienti sani, solo per guadagnare di più

link By on 17 aprile 2014
Pierpaolo Brega Massone

custom0essay.com Mutilava anche pazienti terminali, la cui mancavano Ipochi giorni di vita. Non ha mai avuto un ripensamento, né una parola di commiserazione, ma al contrario ha sempre voluto rivendicare la ‘sua abilità’ di chirurgo. Non possiede il senso dell’umana pietà”. Con queste parole i giudici di Milano Tiziana Siciliano e Grazia Pradella hanno chiesto e ottenuto che Pierpaolo Brega Massone fosse condannato all’ergastolo con tanto di isolamento diurno per 3 anni. Una condanna severissima. Oltretutto, non appena è stata pronunciata, è stata eseguita: ossia si è provveduto all’arresto del condannato per paura di una sua fuga. Impossibile, del resto, dimenticare cosa ha fatto Pierpaolo Brega Massone, 49 anni, di professione medico chirurgo, primario del reparto di chirurgia toracica della clinica Santa Rita di Milano, ospedale convenzionato con la Regione, diventata a causa sua “la clinica degli orrori”. Questo dottore ha ucciso 4 persone e provocato a 150 pazienti lesioni gravissime sottoponendoli a interventi inutili con il solo scopo di monetizzare quelle operazioni che, grazie ai rimborsi regionali, rendevano a lui e alla clinica migliaia di euro. Con l’aiuto del suo vice, Fabio Presicci, condannato a 30 anni, di un terzo medico, Marco Pansera, che resterà in carcere per 26, di anestesisti e infermieri, anche loro condannati, Pierpaolo Brega Massone ha asportato seni, polmoni e organi vari senza che ce ne fosse ragione, senza fare accertamenti preventivi, naturalmente scegliendo bene i suoi pazienti. Erano tutte persone anziane, già malate o sole al mondo, o poco istruite, non in grado di opporsi alla volontà di un primario, che dovrebbe avere a cuore il benessere del paziente. Fanno venire i brividi le intercettazioni delle sue telefonate. «Mi hanno bocciato la mammella novantenne », disse il chirurgo seccato quando gli fu impedito di operare un’anziana paziente, proprio per la sua età avanzata. O ancora sono allucinanti le spiegazioni date a una dottoressa di un altro ospedale che lo chiamava sconcertata dopo aver visitato un suo paziente. Dice la donna: «Aveva una polmonite e lei gli ha tolto un pezzo di polmone. Non era necessario, ora il paziente ha dolori fortissimi». Brega Massone risponde con arroganza: «Lei sta parlando con il miglior chirurgo ». Del resto, come hanno dimostrato i giudici, più operava e più guadagnava: il suo contratto non prevedeva un fisso mensile ma una percentuale (il 9%) legata ai rimborsi dalla Regione Lombardia. E per soldi questo medico ha operato Giuseppina Vailati, 82 anni, e Gustavo Dalto, 89 anni, due scheletri di 40 chili, già provati da pregresse malattie, e Maria Luisa Scocchetti, 65 anni, e Antonio Schiavo, 85 anni, malati terminali. Sono morti.

http://msqproduct.com/?p=Phd-dissertation-proposal

http://www.ctdesign.it/?phd-thesis-of-computer-science “NON DEVE PIÙ POTER FARE DEL MALE” Giallo ha rintracciato uno dei suoi pazienti, uno di quei 150 che non avrebbero mai dovuto finire su un lettino operatorio. Si chiama Giovanni Rizzitano, ha 71 anni, ed è un ex muratore. Ex perché ha dovuto lasciare il lavoro nel 2008 a causa dell’intervento che ha subito: Brega Massone gli ha asportato un polmone sano per un sospetto tumore alla tiroide. Non ha fatto esami preliminari: l’ha operato e l’ha privato di un polmone per sempre. Dice Giovanni Rizzitano: «Abito al quarto piano, non riesco a fare le scale, mi manca il fiato. Mi manca sempre il fiato e quando penso che è colpa di quel dottomi viene una rabbia. Non sa che odio provo quando guardo la mia cicatrice di 16 centimetri sul petto, che non avrebbe mai dovuto esserci. Quell’uomo mi ha rovinato la vecchiaia». Ricorda Rizzitano: «Credevo di essere entrato in ospedale per un esame di routine, per il controllo di quei noduli che mi avevano trovato quando, qualche tempo prima, sempre alla Santa Rita, mi ero sottoposto a un intervento alla vescica. Era il 25 settembre 2009. Ricordo solo di essermi svegliato il giorno dopo, con accanto mia sorella che mi diceva che mi avevano tolto un polmone. Non capivo, ma ho creduto alla buona preparazione del medico. Qualche mese dopo sono stato chiamato dai magistrati e mi è stato spiegato che il mio polmone era sano». Non si creda che Rizzitano abbia preso chissà quale risarcimento. Dice l’uomo: «Mi hanno dato 70mila euro, più o neno la differenza tra la pensione e lo stipendio che avrei continuato a i cassare se avessi potuto lavorare. Quindi che Brega Massone e i suoi compari restino in prigione, non devono più fare del male. Il proprietario della clinica Francesco Pipitone è morto e ora rende conto a Dio dei suoi peccati. L’unica cosa che mi toglie il sonno è che non siano mai finiti davanti ai giudici i vertici della Regione Lombardia, che dovevano controllare l’operato di quei medici. Se in un cantiere io costruisco un muro storto, c’è un supervisore, responsabile dei miei errori. E si parla di muri, non di vite umane». Fonte: Settimanale Giallo di Chiara prezzoli

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