Piazza Affari riparte dal lusso (sul web)

Gli appassionati di Cabala potranno chiudere l’anno giocando un po’ con i numeri della ripresa: nel 2013 l’indice principale di Piazza Affari ha guadagnato il 16,5%, circa il doppio del rialzo registrato nel 2012 (+8,7%), e ha avuto solo 4 titoli in retrocessione contro gli 8 (torna il doppio) dell’anno prima. Ma per evitare che la regola del «doppio» si trasformi nell’incubo del «Doppio sogno» di Arthur Schnitzler (se ricordate il capolavoro cinematografico di Stanley Kubrick Eyes Wide Shut è la stessa cosa) è bene che i risparmiatori restino sulle analisi tecniche e le statistiche à la carte preparate in un rapporto di fine anno dalla stessa Piazza Affari. E dunque: venti ammissioni e 18 Ipo (record di matricole dal 2007), con Moncler che solo due settimane fa ha raccolto 680 milioni di euro, il maggior controvalore dal 2000. Facile decifrare tra i vincitori quelli che vengono dal settore della moda: oltre alla quotazione di Moncler c’è subito Yoox Group, la società fondata nel 2000 da Federico Marchetti e quotata dal 2009, a guidare i rialzi del Ftse Mib dell’anno con il 174%. Un risultato che non deve stupire (la crisi e la moda sono spesso in antitesi) e anzi si presta a qualche considerazione sociologica molto veloce: vuoi che gli italiani – complice proprio la crisi – abbiano scoperto che su Internet si risparmia? Per ora si può dire che gli azionisti ci credono. Gli altri rialzi dell’indice principale sono stati Fonsai (+147%, titolo che il 6 gennaio 2014 debutterà come Unipol- Sai), Mediaset (+120,49%), A2a (+94,89%) e Azimut (+88%), già star nel 2012. Da segnalare anche il +65,08% di Salvatore Ferragamo che conferma l’ottima annata per la moda italiana. Non è andata bene invece a Saipem (-47%), crollata lo scorso 29 gennaio del 34%, all’indomani di un profit-warning su cui ha avviato poi un’indagine la Consob per un maxi-ordine di vendita di BlackRock del giorno prima. Annus horribilis per Mps (-22%), mentre hanno chiuso s emp r e in ne g a t i vo Eni (-5,24%) e Bpm (-1%, l’anno scorso regina tra le banche con un rialzo del 47,6%). Dovendo tirare le somme più in generale si può dire che le Borse in giro per il mondo abbiano archiviato le peggiori paure (incrociare le dita è d’obbligo): Tokio in particolare è stata la prima assoluta grazie ad un rialzo record del 57%, che secondo gli ottimisti anticipa la ripresa delle economie avanzate dopo 6 anni di crisi. In effetti il risultato non era mai stato raggiunto in 40 anni dalla Borsa del Sol Levante. Continuando il giro del mondo verso destra troviamo New York con il Nasdaq (+37%) ed il Dow Jones (+25%), che comunque oggi saranno aperte. Il Dax30 (sul listino di Francoforte), all’ultima seduta, ha guadagnato il 25% nell’intero anno. A seguire Madrid (+21,4%), Parigi (+17,6%) e Londra (+14,3%), che oggi però saranno aperte, anche se solo per metà giornata. Il bilancio è invece definitivo per Piazza Affari che oggi resterà chiusa. La capitalizzazione complessiva delle società quotate a Milano (326 in tutto) ha raggiunto, allo scorso 23 dicembre, quota 438,2 miliardi di euro, in crescita di quasi il 20%, portandosi al 28,1% del Pil, a fronte del 22% del 2012. Qualche curiosità: l’azione più scambiata dell’anno è stata Unicredit, sia per controvalore (95,2 miliardi) sia per contratti (5,5 milioni). In tutto le 18 Ipo hanno raccolto 1,351 miliardi di euro. Il massimo giornaliero per controvalore scambiato è stato raggiunto il 30 gennaio con 4,3 miliardi e 409.685 contratti scambiati. Nel 2013, infine, si è quotata anche la società che detiene i diritti dei capolavori di Sergio Leone: «Spaghetti western» & co ieri valevano 65 milioni di euro. Qualche dollaro più, qualche dollaro meno.