PianoAlitalia, contratti di solidarietà

Nessun licenziamento e risparmi per 128 milioni di euro sul costo del lavoro. L’amministratore delegato di Alitalia,Gabriele Del Torchio, gioca di contropiede con i sindacati, ricevuti ieri dopo l’allarme sui quasi duemila esuberi che sarebbero stati previsti dal nuovo Piano industriale. L’obiettivo del taglio dei costi, secondo l’ad, sarà perseguito invece con il ricorso a contratti di solidarietà, tramite l’eliminazione di alcune indennità, con il congelamento degli scatti di anzianità e con un contributo a carico delle retribuzioni superiori ai 40 mila euro. «Il piano non ci convince sulla parte dei ricavi e del costo del lavoro» ha detto il segretario generale della Uiltrasporti, Claudio Tarlazzi, invitando l’azienda a accettare di rivederlo sulle proposte del sindacato. Ma Del Torchio ha chiarito che il Piano di contrazione dei costi è «irriducibile». Il manager ha poi tranquillizzato i sindacati anche sulle prospettive dell’aumento di capitale da 300 milioni il cui completamento sarebbe stato «quasi raggiunto». Il «quasi» riguarderebbe le Poste Italiane i cui 75 milioni, promessi all’inizio dell’operazione qualora l’aumento fosse stato sottoscritto per 225 milioni, adesso potrebbero essere versati. Ai 225 milioni avrebbero contribuito Intesa Sanpaolo e Unicredit per 100 milioni, come promesso, e per 125 i soci già esistenti più l’imprenditore dei cosmetici Antonio Percassi con 15 milioni. A questo punto le Poste, guidate da Massimo Sarmi, potranno deliberare nel prossimo consiglio di amministrazione il loro ingresso ufficiale in Alitalia. Ma qualcosa si muove anche sul fronte delle alleanze. Non in Europa dove la tedesca Lufthansa conferma di non essere interessata ad Alitalia: «Non abbiamo intenzione di effettuare nessun acquisto di nessuna compagnia aerea» ha spiegato ieri il direttore generale di Lufthansa per l’Italia, Thomas Eggert. Uguale smentita anche dalla spagnola Vueling. Un fronte più promettente sembra invece quello emiratino : la compagnia Etihad è in fitti colloqui con Alitalia e attende entro questa settimana di conoscere i dati aggiornati su aumento di capitale e piano industriale per poter assumere una decisione entro il 20 dicembre. Etihad, assistita in Italia da Booz& Co, Dla Piper e PriceWaterhouseCoopers, starebbe valutando la possibilità di fare di Fiumicino il proprio hub europeo e potrebbe entrare nel capitale di Alitalia fino al 49%. La mossa di Etihad si porrebbe in alternativa a Air France-Klm, diversamente da quanto era circolato negli ultimi mesi, quando si era parlato di un ingresso di Etihad solo minoritario, al fianco dei franco-olandesi. Se questo sia vero o meno lo si vedrà a breve: se Etihad porterà per le lunghe la propria partita, scavallando l’anno e magari arrivando a febbraio, avrà occupato il campo e intanto consentito a Air France-Klm di prendersi il tempo necessario per il proprio turnaround e per poter affrontare l’investimento in un’Alitalia già in parte risanata. Insomma una staffetta. Se invece davvero Etihad stesse giocando in proprio, allora i francesi dovrebbero iniziare a preoccuparsi seriamente.