Pelè si dispera: Il figlio Edison condannato per droga a 33 anni di prigione

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Ringrazio Dio per avere ricevuto questo bellissimo pensiero», ha detto Pelé all’inaugurazione del Museo del Rey, il 15 giugno a Santos, nello Stato di San Paolo: dedicato proprio a lui, il Re, soprannome che Edson Arantes Do Nascimento, questo il vero nome dell’ex calciatore brasiliano, si è guadagnato in una carriera senza pari gratificata dalla conquista di tre Campionati del mondo di calcio (1958, 1962, 1970) e dall’incredibile record di 1.282 gol segnati in 1.363 partite. Fra quelle mura, la città di Santos, nella cui omonima squadra Pelé ha giocato fino al 1974 dopo avervi esordito a 15 anni nel 1956, conserva con orgoglio i cimeli della vita sportiva del suo eroe: 2.500 oggetti tra trofei, maglie e fotografie. Al campione, oggi 73 anni, non ha procurato alcuna gioia, invece, il messaggio che a pochi giorni di distanza è arrivato dal tribunale di Grande Praia. In quell’aula di giustizia ad appena 16 chilometri da Santos, infatti, il giudice Suzana Pereira ha condannato il figlio di Pelé, Edison Nascimento detto Edinho, 43 anni, a 33 di prigione per riciclaggio di denaro proveniente dal traffico di droga. In attesa della condanna definitiva l’uomo, che ha presentato istanza di appello, rimarrà in libertà. Ma non basta ad alleviare il dolore del celebre genitore. È questo l’epilogo di una vicenda iniziata nel giugno del 2005, quando Edison venne arrestato per i suoi legami con Naldinho, alias Ronaldo Bar- sotti de Freitas, supposto capo di una banda di narcotrafficanti, da tempo tenuto sotto controllo dalla Denarc, il reparto investigativo anti droga del Brasile, che si occupa tuttora del caso. Quella volta Pelé pianse in diretta televisiva, confessando davanti a milioni di spettatori: «Non sono stato un buon padre. Lavoravo troppo, non mi sono mai reso conto di quello che stava succedendo vicino a me». Edison, che poi subì altri due arresti prima di essere rilasciato nel dicembre del 2006, confermò la lontananza paterna: «Sono stato allevato da mia madre. Ho cominciato ad avere un contatto con mio padre tra i 17 e i 18 anni». Ma chiese comunque scusa a Pelé spiegando così la sua situazione: «Per una grave depressione sono diventato dipendente dalla marijuana e neanche i miei familiari sono riusciti a staccarmi dal vizio. Voglio avvertire i giovani: non seguite la mia strada». Probabilmente avrebbe giovato anche a lui non intraprendere la stessa carriera del papà. Edison riuscì a diventare il portiere del Santos: «Tutti dicevano che ero lì solo perché ero il figlio di Pelé», ricorda con amarezza. Il confronto tra i due, però, è sempre rimasto incolmabile: il migliore risultato di Edison è stato il secondo posto nel campionato brasiliano del 1995. Così, a 29 anni, si decise ad appendere le scarpette al chiodo, accontentandosi del posto di allenatore dei portieri di quel team. E ora, nelle settimane che vedono il Brasile ospitare il Campionato del mondo di calcio, Pelé rischia un altro grosso dispiacere. Si dice che non toccherà a lui consegnare la Coppa alla squadra vincente del torneo, ma alla top model brasiliana Gisele Bundchen. Il Re, insomma, resterà senza erede né regno.