Pd, cresce l’imbarazzo sulla Cancellieri Ed è sfida di numeri sui voti nei circoli

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Nessuna guerra di numeri, nessuna guerra di cifre», dice Gianni Cuperlo. Sarà, ma uscendo dalla metafora bellica e ragionando in politichese, si può dire che siamo di fronte a una netta e poco comprensibile divaricazione statistica tra i vari fronti che si contendono la leadership nel Partito democratico. Ogni giorno, dai comitati di Matteo Renzi e di Cuperlo, arrivano i dati parziali dei voti dei circoli, quelli che dovranno scegliere i primi tre contendenti per le primarie dell’8 dicembre. E ogni giorno sono nettamente diversi. Insomma, una guerra di trincea, per guadagnare posizioni e galvanizzare il proprio fronte. Ma il gioco tattico c’è anche su versanti diversi, dalla legge elettorale al caso Cancellieri. In mattinata Cuperlo si dice sicuro: «I risultati che arrivano ci dicono che siamo in vantaggio, o comunque pari». Un buon parziale, per il candidato bersaniano: «A settembre Crozza mi aveva dato le stesse probabilità di vincere che ha la nazionale giamaicana di bob di vincere le olimpiadi». Ma ecco che, a stretto giro di posta, arriva il solito punto del comitato Renzi. Che capovolge la situazione: su 62.026 voti espressi, Matteo Renzi sarebbe al 46,1%, Gianni Cuperlo al 37,3%, Pippo Civati al 12,9% e Gianni Pittella al 3,1%. Il renziano Francesco Bonifazi chiosa: «I dati sono dati, ma c’è chi finge di non saper contare». Finisce così? No, perché in serata, Cuperlo interviene: «C’è un conflitto di interessi tra i dati ufficiali e quelli pubblicati dal Comitato Renzi. Vedremo i dati ufficiali». Evidentemente infastidito dalla velina renziana, ecco la nota cuperliana: in 1689 congressi di circolo svolti finora, su 55.321 voti espressi Gianni Cuperlo è in testa con il 42,4%, davanti a Matteo Renzi con il 41,9%, a Civati con il 12,1% e a Pittella con il 3,6%. Impossibile capire chi ha ragione, almeno per ora. Ma non c’è solo la guerra di nervi sui dati. Perché sul caso Cancellieri si rischia un altro scontro. L’assemblea del Pd deciderà martedì la linea. Nel frattempo, Cuperlo ha inasprito le critiche al ministro, avvicinandosi a Renzi. Ma nessuno dei due sembra voler chiedere apertamente la sfiducia della Cancellieri. Perché, come dice il responsabile Giustizia Danilo Leva, «le dimissioni si danno, non si chiedono», e «non possiamo votare una mozione di sfiducia dell’opposizione». Tra i due prova a infilarsi a cuneo Pippo Civati. Che, fresco di un mezzo endorsement, indiretto e un po’ tortuoso, di Fabrizio Barca («vado a votare ma non voto né Renzi né Cuperlo »), sta valutando se presentare una sua mozione: «Vediamo se di sfiducia o di biasimo», dice. La seconda avrebbe più probabilità di essere accolta: «E in quel caso la Cancellieri dovrebbe lasciare: l’aveva detto lei stessa che avrebbe fatto un passo indietro nel caso in cui non ci fosse più il sostegno delle forze politiche». Quanto a Renzi, Civati attacca: «Sta sbagliando, era meglio quando rottamava. Non gli giova l’appeasement con l’apparato e il tergiversare sulla Cancellieri». Sulla tenuta del governo, Cuperlo, che dei quattro è il candidato più lealista, inasprisce un po’ i toni: «Il governo deve osare di più, deve essere più radicale ». Renzi resta attendista, ma dai social network fa trapelare l’impazienza: «Dobbiamo cancellare il conservatorismo di chi vorrebbe fare sempre le stesse cose. Vivacchiare non serve a nulla e a nessuno». Sul paventato effetto divisivo di una eventuale vittoria di Renzi (evocato da Massimo D’Alema) interviene il segretario Guglielmo Epifani: «Quello delle primarie Pd è un momento in cui ci si divide per l’elezione del segretario: è fisiologico in democrazia, ma non ci saranno ripercussioni sul partito ».