Papa Francesco si dimette e crea una nuova regola

L'udienza generale del Mercoledì di Papa Francesco

Paura e sconcerto stanno attraversando le strade di Città del Vaticano da un paio di giorni. Circola infatti una voce che darebbe dimissionario Papa Francesco. Un altro papa dunque che si sarebbe per dimettere. Stando ad alcune voci che arrivano dalla sua terra, l’Argentina, questo scenario sarebbe dunque in un certo senso possibile. Francesco quindi potrebbe imitare il suo predecessore, Papa Benedetto XVI, dimettendosi a compimento della sua missione: l’ipotesi è stata in questi giorni esaminata anche da Guillermo Marcò, ex portavoce di Papa Bergoglio quando era ancora arcivescovo di Buenos Aires. A lui sei è aggiunta una giornalista francese che ha appena pubblicato un libro sul Papa argentino. Stando alle possibili indiscrezioni il gesto scuoterebbe non poco il già fragile ambiente vaticano, che sta subendo attonito tutti i cambiamenti che il Pontefice sta attuando all’interno di un’organizzazione che per troppo tempo non si è riconosciuta con la popolazione dei suoi fedeli. 11 cammino di Papa Francesco però non è stato facile sin dal giorno della sua elezione. Diversi porporati si sarebbero avvicinati a Bergoglio nelle ore precedenti il Conclave, per dirgli accorati: “Attento, ora tocca a te”, quasi come per intimidirlo. Tra l’altro si racconta che alla prima votazione della sera del 12 marzo, Bergoglio avrebbe ottenuto soli 25 voti. Mentre in realtà sarebbero stati ben altri in quel momento i cardinali papabili e il primo di questi sarebbe stato proprio un italiano, l’arcivescovo di Milano Angelo Scola, che sarebbe partito teoricamentre da quota 30 voti. Quella sera persino il collega argentino e curiale Leonardo Sandri testualmente disse al suo connazionale: “Preparati, caro mio”. Certo bisogna ammettere che fino all’ele- ! zione di Bergoglio la Chiesa aveva perso di vista la maggior parte dei suoi obiettivi e fra tutti gli scandali interni quelli di carattere sessuale erano stati addirittura il problema minore fra tutti i problemi che la Chiesa deve e ha dovuto affrontare. In primis Papa Francesco si è dovuto confrontare con la devastante frammentazione interna, ovvero le tante “chiese nella Chiesa”, centri di potere, come Opus Dei, Comunione e Liberazione, Legionari di Cristo e Focolarini, che si fanno concorrenza fra loro distruggendo quotidianamente l’unità della dottrina con visioni spesso e volentieri nettamente diametralmente opposte tra loro più per volere di strategia che per altro e spingono i fedeli verso quello che è stato definito un inutile “settarismo”. Secondo punto importante è stato il proliferare in questi ultimi anni di tutte le nuove religioni che a volte sono state create a tavolino proprio da uomini di marketing, religioni che stanno sottraendo quelle che si potrebbero definire cere e proprie quote di mercato. Non da ultimo ricordiamo l’intervento del Vaticano di poche settimane fa per cercare di arginare il fenomeno del proselirismo a Medjugorje. Per contro rispetto a questi attacchi la Chiesa si è trovata nella condizione di trovarsi indietro di fronte agli sviluppi della scienza e della tecnologia dimostrando la sua sempre più evidente inadeguatezza di fronte alla richiesta di risposte dalla società di oggi- Non di minore importanza lo scandalo interno dello I.O.R. e di conseguenza è stato un atto dovuto il ribaltone al vertice, l’istituzione di una Pontifìcia Commissione per una maggiore trasparenza, la pubblicazione oniine per la prima volta del bilancio e l’idea avanzata dal cardinale Rodriguez Maradiaga di trasformarlo in una banca etica. Tutto il modus operandi dell’istituzione ecclesiastica fino a oggi è stato prevalentemente basato sulla autoreferenzialità e cioè il rimanere ancorati a posizioni e tematiche anacronistiche per paura di infrangere la propria disciplina teologica. È proprio lo stesso Bergoglio ad affermare che non è possibile trasmettere un’enorme quantità di dottrine rigide per giunta imponendole e occorre tornare subito a condividere l’essenziale. E quanto alla disciplina, ammette invece di essere prima di tutto lui stesso un “indisciplinato”. Un’affermazione sconvolgente perché viene proprio da un gesuita, un uomo cioè abituato a una disciplina di tipo militare. Questo sta a significare che solo Papa Francesco ha a cuore gli obiettivi del cambiamento ed è in grado di perseguirli con qualsiasi mezzo. Tra le critiche che da sempre sono gli sono state mosse, Bergoglio viene accusato anche di non difendere proprio la stessa dottrina e di compiere gesti pastorali troppo audaci, di non discutere pubblicamente con il governo di turno in modo più deciso. Spesso è stato criticato in passato anche perché non ha avuto nessun siproblema a battezzare i bambini nati al di fuori del matrimonio. Tutto questo carico di responsabilità e l’età dichiarata del Papa possono indurre a pensare che dopo il gesto di Benedetto non sembrerebbe strano che anche l’attuale Pontefice rinunci, dopo aver fatto tutto quello che pensi sia giusto dover fare e ovviamente quand’anche la mancanza di forze lo indebolisca. Secondo Marcò, che un pontefice “possa dimettersi, come fanno i vescovi, sarebbe positivo, perché permetterebbe di nominare successivamente gente più giovane”. Anche Caroline Pigozzi, che ha firmato assieme al gesuita Henri Madelin, Ainsi fait-il, un volume sulla figura di Francesco, ha ripreso la stessa ipotesi, aggiungendoci non solo il precedente di Benedetto XVI ma anche la tradizione della Compagnia di Gesù. “Credo che il Papa abbia una visione tutta sua del potere, una visione gesuita e personale. È arrivato tardi, ha una missione da compiere e sa quello che fa. Il giorno in cui dovesse sentire che non può andare oltre, che le forze lo stanno abbandonando, potrebbe andarsene, come ha fatto il suo predecessore”. Secondo la Pigozzi, questa diventerebbe cosi “una nuova regola nel Vaticano e creerebbe in questo modo un fatto storico, che entrerebbe a far parte della consuetudine nel Vaticano”. Bergoglio, sottolinea Pigozzi, “in quanto gesuita pensa che non dispone di molti anni per portare a termine la sua missione: ricordiamo che un provinciale dell’ordine è designato per tre anni, rinnovabili una sola volta e come tutti i vescovi può dimettersi. Di fronte a questa situazione che sembrerebbe da fanta-Vaticano accadrebbe che nel caso in cui Papa Francesco decidesse per le dimissioni tra qualche anno, si verebbe a creare una problema tuazione nuova: sarebbe il secondo Pontefice consecutivo a dimettersi e questo potrebbe portare alla creazione di una sorta di regola non scritta ma applicabile (del resto in Vaticano le tradizioni sono molte) e che il successore non potrebbe certo non considerare. Una nuova consuetudine che avrebbe i suoi prò e i suoi contro, come ogni realtà umana: se da un lato si avrebbe un Papa sempre nel pieno delle sue forze e non manipolabile dalla Curia, come è successo con alcuni papati di lunga durata, dall’altro avremmo una Curia vaticana che potrebbe sempre far pressioni perché il pontefice regnante si dimetta adducendo una motivazione plausibile. Del resto la motivazione ufficiale delle dimissioni di Papa Benedetto è stata quella delle forze che gli venivano a mancare, ma lui, Ratzinger, è ancora lì: anziano, certo, ma in vita. Che ci sia stata dietro qualche altra motivazione? E che intrighi potrebbero esserci per far dimettere Papa Francesco?