Paolo Bonolis ha rinunciato all Tv per amore dei suoi figli

La sua è una famiglia all’insegna dell’affetto, della coesione e della comunanza d’intenti. Merito suo e del marito Paolo Bonolis, che insieme sono stati capaci di trasmettere ai loro figli valori autentici e solidi come altruismo, umiltà e rispetto. Sonia Bruganelli, che ha da poco presentato la sua prima linea di abbigliamento per bambine Adele, si racconta a Vero. L’autrice, che con suo marito Paolo ha creato un’intesa inossidabile tanto sul lavoro quanto nel privato, ci svela abitudini, convinzioni e segreti di casa Bonolis. Nonostante le tante soddisfazioni raccolte a livello professionale, per entrambi sono i loro figli a rappresentare i successi più grandi che la vita abbia loro regalato. Sonia, com’è nata Adele, la nuova collezione di abiti per bambine dai 12 mesi ai 10 anni? «Un giorno, mentre mia figlia Adele disegnava un vestito, mi ha detto: “Vorrei tanto poter avere un abito così”. A quel punto le ho risposto: “Bene, disegnalo esattamente come vorresti che fosse”. E lei ne ha disegnato uno molto carino, con la schiena un po’ scoperta e dei cuoricini particolari. E da lì è nata l’idea di una linea d’abbigliamento, assolutamente personalizzabile, con la possibilità di realizzarla in tanti modi e colori differenti. Per l’occasione, ha voluto come modelle le sue amiche del cuore: non a caso ogni capo porta il nome di una bambina. Insomma, diamo alle bimbe la possibilità di creare e avere un abito unico, tutto per loro. Il tutto a un prezzo assoluta- mente accessibile, associato a un marchio di qualità come Hebe». Qualche giorno fa la collezione è stata presentata a Roma, presso la boutique Hebe e ha ottenuto grande successo… «La cosa che più mi ha inorgoglito è il fatto che siano venute tante mamme con le loro bambine, le quali si sono cimentate coi disegni dei loro vestiti, tra i quali ne abbiamo scelto uno che si trasformerà in un capo vero e proprio. È stato bello vedere tante bambine socializzare, senza I-Pad o altri strumenti tecnologici, ma circondate da tanti fogli e pennarelli colorati. Sono davero felice di aver assecondato Adele e questa sua passione per i vestiti, che ha ereditato da sua mamma». «Ci basiamo sulle loro caraneristiche)) Adele è una bimba molto intraprendente. Da chi ha ereditato questa caratteristica: da te o da suo papà Paolo Bonolis? «Io da bambina ero molto meno incisiva, preferivo rimanere spettatrice rispetto a tutto quello che mi accadeva intorno. Credo che l’intraprendenza sia un po’ una prerogativa della nuova generazione dei bambini di oggi. Certo, le idee le avevo anche io quando ero piccina, ma rimanevano nella mia testa come dei desideri da poter un giorno vedere realizzati. Certo, non avrei mai immaginato, com’è successo invece ad Adele, di poter ideare da bambina una linea d’abbigliamento». Tu e Paolo che tipo di genitori siete? «Cerchiamo di essere dei genitori in base a quelle che sono le caratteristiche dei nostri figli. D’altra parte, ogni figlio ha una sensibilità diversa. Faccio un esempio: se mi comporto in un determinato modo con mia figlia ottengo una reazione. Ma se mi comporto nello stesso modo con mio figlio ne ottengo un’altra. In questo periodo, poi, molti figli non sono altro che il surrogato di quelle che sono le aspettative dei genitori, visto che, nonostante la crisi, intravedono in loro quella possibilità di poter diventare ciò che loro non sono riusciti a essere. Nel mio caso, sto semplicemente cercando di fornire loro gli strumenti utili per poter trovare la propria strada. Quello che più mi piacerebbe è che diventino presto consapevoli della propria unicità. E che, nonostante provengano da una condizione favorita, ognuno di loro riesca a guadagnarsi con le proprie forze i propri spazi e affetti. Mi piacerebbe, inoltre, che comprendessero sin da subito che se, ad esempio, uno è antipatico o sbaglia, probabilmente poi non sarà invitato alle feste. Non vorrei, invece, dei figli omologati, che facciano determinate cose solo perché vanno di moda, oppure che debbano necessariamente frequentare la scuola privata. Al contrario, mi piacerebbe che ognuno di loro seguisse spontaneamente un proprio percorso scolastico». «Bisogna avere voglia di lavorare» Con la tua società di casting, la Sdl2005, collabori da anni con tuo marito Paolo ma anche con altri professionisti del settore. Quali consigli daresti ai più giovani che, specialmente in questo periodo, sono alle prese con la difficile ricerca di un lavoro? «Il primo requisito è quello di essere seri e avere davvero voglia di lavorare. Perché, molte volte, c’è chi sostiene di volerlo fare ma, quando comincia ad avere degli orari più impegnativi o deve misurarsi con la gavetta, comincia a tirarsi indietro. Mi piace l’entusiasmo e la voglia di imparare, mentre non* sopporto l’improvvisazione. Non credo sia un caso se, dal 2005, lavoro sempre con le stesse persone. Nel mio team di lavoro può capitare, ad esempio, che anche la caporedattrice o l’autrice si mettano a fare le fotocopie. Non c’è nulla di male. Certo, ci sono state anche delle persone che dopo un paio di anni mi hanno subito chiesto un aumento a livello economico o di ruolo, ma credo che certe cose si guadagnino in maniera naturale, quando magari si è riusciti a conquistare la fiducia di tutti o a raggiungere un determinato traguardo». Com’è cambiato, nel corso degli anni, il tuo approccio con questo tipo di lavoro? «Oggi ho quarant’anni e mi sento un po’ più grande rispetto ai ragazzi che seleziono coi casting. Un tempo ero io quella più piccola, adesso non più (ride, ndr). Detto questo, credo che se ognuno si proponesse senza puntare troppo soltanto sull’apparire avrebbe più possibilità di raggiungere un traguardo. E sconsiglio di sgomitare: se uno vale, viene preso o viene cercato in seguito. Sono orgogliosa del lavoro che faccio, grazie a una squadra che crede nei miei stessi progetti. In questo periodo ci capita di continuare a lavorare in redazione fino a tarda sera perché, dopo i progetti di casting, ci concentriamo su quelli legati airabbigliamento. Poi ci sono anche i giorni in cui c’è da lavorare meno e magari stacchiamo tutti, senza alcun problema, alle due del pomeriggio». Sia il pubblico che gli addetti ai lavori ti riconoscono un’umiltà disarmante… «In verità, io credo che sia molto più disarmante la non umiltà da parte di tante persone che non hanno fatto nulla e che sono riuscite a conquistare un briciolo di notorietà per una situazione provvisoria. Provengo da una famiglia normalissima e sono quasi vent’anni che conosco Paolo, che fa questo mestiere da quando ne ha 18 e che oggi è uno dei professionisti più affermati nel suo settore. Paolo è la persona più umile, serena e coerente che io conosca. Figuriamoci se, sulla base di questo, la sottoscritta potrebbe permettersi di non esserlo. Continuo a stupirmi, ripeto, della non umiltà di molti altri che non avrebbero motivo per mettersi sul piedistallo». «Devono sapere che noi ci siamo» In futuro quali altri obiettivi ti piacerebbe raggiungere? «Questo è un periodo in cui avverto intorno a me ansie e preoccupazioni, oltre alla voglia di essere sempre primi o perfetti. Io sto facendo in modo che i miei figli non abbiano mai bisogno di un analista. Questo è il mio obiettivo primario. Sono sempre stata una fautrice della quantità del tempo da trascorrere con i propri figli. Per un bambino è importantissimo sapere che sua mamma c’è. L’ho potuto toccare con mano quando, avendo la possibilità di lavorare meno e di trascorrere più tempo a casa, eravamo tutti più sereni. Vorrei che i miei figli si ritrovassero a treni’anili senza grossi problemi clic, involontariamente, io abbia potuto creargli». Paolo, a riguardo, come la pensa? «Per Paolo è un pochino diverso, perché ha una professione da mandare avanti. Anche lui, però, ultimamente ha scelto di prendersi un po’ più di tempo per stare con i bambini. Lui era per la qualità, mentre adesso, come me, è anche per la quantità. E credo sia giusto così, perché i bambini crescono e hanno bisogno della presenza e dell’esempio dei loro genitori I questo Paolo lo ha capilo pei questo cerca di ritagliai -a sempre più tempo per riposnsi e pei dedicarsi alla nostra famiglia»,