Paola Turci: “Io fare andare i miei figli all’estero”

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Non farebbe mai il giudice in un talent musicale in tv, ma non si tira certo indietro quando si tratta di giudicare con severità l’attuale situazione del nostro Paese. Paola Turci, che Donna al Top ha incontrato a Polignano a Mare, in occasione della manifestazione Meraviglioso Modugno, prestigiosa kermesse dedicata al grande interprete pugliese, prova a immaginare con noi cosa consiglierebbe ai suoi figli se oggi fosse mamma.

«Dio come ti amo è la mia preferita»

Sei stata una delle ospiti d’onore della kermesse Meraviglioso Modugno, dedicata al compianto cantante scomparso nel 1994. Che cosa può insegnare la figura di Modugno ai giovani di oggi?

«Come Fabrizio De André, Domenico Modugno rappresenta un grande esempio di scrittura, composizione, semplicità e illuminazione. Questo è tutto quello che mi viene in mente quando mi si chiede di lui, che per me poi è stato davvero un maestro. Anzi, lo considererei il maestro dei maestri per il modo in cui è riuscito a scrivere tutti i suoi brani. Non credo sia un caso se, ancora oggi, si cantano tutte le sue canzoni, anche quelle in dialetto».

Tra tutti i brani di Modugno ce n’è uno a cui sei particolarmente legata?

«Dio come ti amo, che considero la più bella canzone d’amore che sia stata mai scritta».

Nei tuoi brani, oltre che l’amore, hai cantato spesso anche importanti tematiche di carattere sociale…

«Proprio dopo la scoperta di Dio come ti amo ho avuto grande voglia di scrivere canzoni d’amore. Allo stesso tempo, però, non ho voluto certo rinunciare ai temi a me più cari. E così è nato il mio ultimo progetto discografico, una trilogia composta da album del tutto differenti: il primo dedicato all’amore, intitolato Attraversami il cuore’, il secondo, Giorni di rose, incentrato sull’universo femminile dove hanno trovato spazio canzoni scritte dalle cantanti che io amo come Carmen Consoli. Nada e Marina Rei; il terzo al mondo che ci circonda Quest’ultimo per me è stato sicuramente il più difficile da scrivere».

«lo, tra dolore e pessimismo»

Come mai?

«Pensavo fosse il più semplice da scrivere, ma mi sbagliavo. Forse perché oggi ho, con riferimento alla nostra attuale situazione, un dolore, un pessimismo e una rassegnazione che prima non avevo. Lo si vede da tutto quello che accade e che ci circonda. Non si riesce a uscire da tutto questo impantanamento, da questa sottocultura dell’ultimo ventennio. Pur essendo stato tutto smascherato, tutto procede come nulla fosse. Anche se uno è… non voglio dire condannato, perché non sto parlando solamente di Berlusconi, ma anche di tanto altro. Dei vitalizi, del Parlamento pulito dove sono “tutti contro”, ma poi alla fine non è cambiato niente».

«Sarebbe una sconfitta, però…»

Se fossi mamma, quindi, consiglieresti a tuo figlio di lasciare il nostro Paese?

«Ma sì, certo, perché no? All’estero è tutto più facile e accessibile, anche sul fronte didattico e formativo. Faccio un altro esempio: ad oggi non esiste una fondazione dedicata a Domenico Modugno. Questo perché in Italia è difficile poter realizzare delle fondazioni. All’estero, invece, se uno volesse costituirne una dedicata a un grandissimo artista, non andrebbe certo incontro a tutte queste difficoltà. E poi lì costa tutto un po’ di meno. Non sono mamma, ma ho quattro nipoti e penso a loro come fossero figli miei. Mi dispiacerebbe, però, se fossero costretti in futuro ad andare all’estero perché, in un certo senso, sarebbe comunque una sconfitta».

A un giovane che si avvicina oggi alla tua professione cosa diresti?

«Gli farei gli auguri (ride, ndr)\ Bisogna approcciarsi a questo mestiere consci dell’improbabilità più assoluta che esista una strada facile. Non è la televisione a poter decretare il tuo successo, così come non lo è una sola canzone, ma è la tua storia».

Faresti mai il giudice in un talent show in televisione?

«Mai. Ho avuto questa tentazione, ma ho capito che lo avrei fatto solo per promuovere i miei dischi. E poi chi davvero può dirsi giudice? I giudici, quelli veri, a mio avviso, sono soltanto quelli che conoscono il diritto e sanno come applicarlo».