Pamela Prati: “Quante paure per mia sorella in Sardegna”

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Per qualche ora, Pamela Prati ha temuto il peggio. Telefoni cellulari che non prendevano la linea, notizie spaventose diffuse dai tg, macerie e inondazioni nella sua terra, dove ancora vive sua sorella Seby. La showgirl, dopo l’alluvione che ha sconvolto la Sardegna, ha vissuto ore di grande ansia. «lo credevo di impazzire» «Sebastiana vive a Olbia. Quando ho sentito la notizia, ero a Roma. La gente ha iniziato a telefonarmi e io a telefonare a mia sorella, ma senza risposta. A un certo punto, ho avuto la sensazione di impazzire», ha raccontato la showgirl sarda, che si commuove ancora ricordando le ore infernali trascorse nella ricerca disperata di un segnale, che non arrivava, da parte della sorella. Solo adesso, che sa che tutti stanno bene, la Prati ha trovato il coraggio di parlarne, di aprirsi come è nel suo stile, con emotività, e con la forza che lei attribuisce anche alle sue origini: «Noi sardi siamo fatti così: non ci buttiamo giù. Anche nei momenti peggiori, sullo sconforto, prevale la voglia di rialzarci e aiutare chi sta peggio di noi», dice. E quando le chiediamo (motivo della nostra chiamata, ndr) della sua storia con un ragazzo (Francesco, 31enne napoletano, ndr) su cui il web ha ricamato, fa sfoggio di tutta la sua grinta: «Non mi pare il momento di parlare di queste cose. Scrivono un sacco di stupidaggini. Arriverà il giorno in cui avrò voglia di raccontare qualcosa in merito. Ora preferisco di no. C’è altro di cui parlare». «Per ore e ore non riuscivo a trovarla» Sei da sempre fiera, orgogliosa delle tue origini sarde: come hai reagito quando hai saputo ciò che stava accadendo sulla tua isola? Credetemi, ero come sotto shock. Volevo soltanto cercare di mettermi in contatto con mia sorella, che vive a Olbia, con le persone della mia famiglia, con gli amici che stanno là, ma era praticamente impossibile. E più insistevo, più i telegiornali trasmettevano immagini inquietanti. Per ore ed ore le comunicazioni sono state difficilissime. Ma, poi, alla fine, grazie al cielo, siamo riuscite a parlarci». «Questa è la mentalità…. Che cosa è successo a tua sorella? «Fortunatamente stanno tutti bene, ma ci sono stati dei problemi, danni alla casa. Questa calamità non ha risparmiato nessuno. E, sinceramente, ho tirato un sospiro di sollievo quando ho saputo che i miei parenti non avevano avuto nessun danno fisico». Che cosa ti ha raccontato tua sorella? «E difficile trovare le parole adatte per descrivere lo stato d’animo di quel momento. Dico solo che sono rimasta incredula. Io mi sentivo impreparata. Per me la Sardegna ha sempre rappresentato una sorta di terra magica, invincibile, piena di forza, come lo sono le persone che la abitano. Mia sorella, come tutti del resto, non aveva ancora finito di pensare alla sua casa e già si dava da fare per chi aveva avuto una sorte meno fortunata. Questa è la mentalità comune. Tutti si sono mobilitati, tutti hanno avuto parole di conforto, supportate da azioni molto concrete: notti insonni passate a spalare terra e fango, a cercare le persone disperse, ad aprire scuole, chiese, tutto quello che potesse servire a ospitare gli sfollati. I sindaci hanno dimostrato grande spirito di collaborazione: hanno dato prova di amore e spirito di solidarietà e ciò ha fatto in modo che i momenti peggiori finissero in fretta». Hai avuto la tentazione di raggiungerla? «Non posso dire quante volte ci ho pensato, ma ho un grosso problema, che da anni mi tiene lontana dalla mia terra. Io soffro di claustrofobia. Non riesco a stare né sugli aerei né sulle navi. Tutto ciò che non posso controllare mi mette in agitazione. Mia sorella lo sa, quindi ho preferito offrire a lei di venire a stare da me per un po’, giusto il tempo di risistemare le cose e magari staccare. E poi, naturalmente, per vederla, per farle sentire quanto io le sono sinceramente vicina». «Ha scelto di aiutare i vicini» Quindi verrà ad abitare un po’ da te? «No, ha scelto di rimanere lì, di aiutare i suoi vicini, la gente che ha bisogno. Noi sardi siamo fatti così. Dico la verità, mi aspettavo una risposta simile. E questo, se da un lato mi rattrista, perché in questi momenti vuoi la famiglia intorno, ti “fai chioccia”, dall’altro lato mi rende orgogliosa di essere parte, pur essendo lontana, di questa meravigliosa comunità addolorata e ferita in questi giorni difficili. A cui voglio, con il cuore, che vadano tutto il mio affetto e la mia solidarietà».