Oscurati dai club e zero incarichi Il nervosismo dei big di Forza Italia

Lo ha chiamato a caldo, come promesso. Gli ha fatto i complimenti per quanto è stato «bravo, bravissimo», per il discorso, per la campagna per le primarie, gli ha detto che spera adesso «in un nuovo corso del Pd, più democratico, più liberale ». Poi ha scherzato, ma sapendo di battere su un tasto per lui doloroso: «Ti è andata bene, perché stavolta io non potrò candidarmi… E così rischia di diventare come un match tra il Milan e la Solbiatese…». L’aveva detto Silvio Berlusconi che non avrebbe attaccato il suo «competitor», ma come gli capita spesso è andato oltre. Cordiale, allegro, a cena con i suoi dopo la kermesse con i club Forza Silvio ha voluto omaggiare il leader del Pd con la consapevolezza che gli interessi reciproci possono convergere: «Credo — continua a ripetere — che dopo un successo come quello che ha avuto non possa permettersi di vivacchiare un anno dietro questo governo. Anche lui vorrà andare a votare presto». Ci spera davvero Berlusconi nella possibilità di tornare alle urne presto, e i sondaggi che darebbero molto cresciuta la percentuale di italiani favorevoli a ricorrere al voto anticipato è l’ennesimo buon segno per lui. Ma a rendere il quadro meno roseo c’è il problema dei problemi: ad oggi l’ex premier, incandidabile, sa di non poter contare su un leader spendibile come candidato premier. E comincia a pensare che sia stato un errore rompere con il governo prima della schiacciante vittoria di Renzi: farlo oggi avrebbe avuto ben altra potenza distruttiva, e farlo con Alfano ancora dentro il partito gli avrebbe dato un’arma in più e un candidato premier già pronto. Per questo lo descrivono innervosito dalla piega che hanno preso gli avvenimenti e, come spesso accade, arrabbiato con chi gli ha «consigliato di fare quel passo di fretta». Ovvero, buona parte del suo partito: «Diciamo la verità — confessa un ex ministro —: lui non ci sopporta più. Gli diamo fastidio, e si vede». Ovviamente l’operazione dei club Forza Silvio è stata presentata ai big del partito non come una presa di distanza: «Non è in opposizione a voi», ma come un modo per raccogliere consenso sul territorio, perché «c’è posto per tutti, dovete stare tranquilli ». Ma la preoccupazione e il malumore tra le truppe dei parlamentari sono palpabili. Non è tanto il movimentismo che, dice Maurizio Gasparri, «Berlusconi ha sempre amato e noi alimentiamo perché molte delle persone che aderiscono ai club lo fanno grazie a noi e attraverso di noi» a creare scompiglio. E nemmeno la promessa che il 20-30% delle candidature arriveranno dalle file dei club. «Possiamo avere una macchina da guerra se ai club uniamo le dirigenze nazionali e regionali: è un’occasione per tutti», dice riassumendo il pensiero dei forzisti Osvaldo Napoli. Ma il punto è proprio che Berlusconi non sembra intenzionato a distribuire ruoli e incarichi in Forza Italia, rimandando il momento sempre a data da destinarsi. Con effetto di duplicare lo scontento: quello degli uomini forti di FI che si lamentano di non poter contrastare senza poteri l’aggressività di Alfano e dei suoi che contattano gli eletti nel Pdl, li corteggiano, li sottraggono. E quello dello stesso Berlusconi, che a quanto si dice potrebbe nei prossimi giorni perdere 3 o 4 senatori, e che si lagna: «Alla fine i più bravi sul territorio sono andati di là e troppi poltronisti sono rimasti di qua…». Per questo pensa a un’organizzazione «importante» per i club, con intellettuali al vertice e incarichi di guida esterni. Ed è sempre più convinto che a capo di FI serva un uomo fuori dalla politica come il direttore Mediaset Giovanni Toti. Un moderato, dicono, che costringerebbe a passi indietro i falchi. Per cambiare un partito oggi lontano dai gusti del Cavaliere.